DOMANDA:

Oggi è chiaro: il ruolo di associato è a tempo indeterminato. Purtroppo finora abbiamo mal interpretato la cosa. Alla fine di ogni anno soc. abbiamo considerato vuoto il nostro libro soci, da riempire solo con coloro che avessero versato la quota, calcolando le maggioranze delle passate assemblee su questi piccoli numeri (>10). Oggi abbiamo capito di avere in realtà circa 170 associati, quasi tutti morosi. Chi vuole mettersi in regola deve pagare gli arretrati? Come sanare la cosa?

Gli associati non in regola con il pagamento della quota associativa hanno diritto al voto in assemblea? La prassi direbbe di no, ma la riforma dice chiaramente “Ciascun associato ha un voto” senza aggiungere condizioni. E’ corretto ritenere che un associato inadempiente debba ricevere richiamo, diffida o espulsione ma, finché associato, il suo diritto di voto sia inviolabile?

 

RISPOSTA:
Avv. Cristina Vaccarino

 

Ho letto il blog a cui ritengo faccia riferimento la vostra preoccupazione e, in prima istanza, mi permetto di consigliare di verificare sempre la fonte delle vostre informazioni.
A mio avviso è necessario distinguere tra il divieto di temporaneità della qualifica di associato, da un lato, e la partecipazione e l’adempimento dei propri doveri da parte dell’associato, dall’altro.
Il divieto di temporaneità della qualifica di associato va inteso nel senso che quando un nuovo socio viene ammesso, questo avviene a tempo indeterminato e non sarebbe, quindi, ammissibile attribuire la qualifica all’associato, ad esempio per un anno o due.
Dall’altro lato, però, nel momento in cui l’aspirante associato viene ammesso, non solo acquisisce la qualifica e i diritti ad essa connessi, ma si assume parimenti di adempiere gli obblighi a carico degli associati (ove il pagamento della quota associativa è decisamente uno dei più importanti) e di rispettare le regole dello statuto di cui ha preso visione all’atto dell’ammissione.
Ovviamente, poi, essendo lo statuto il documento che riassume gli accordi tra gli associati è necessario verificare come questo regolamenta la questione.
Nel caso di specie il nuovo testo del vostro statuto recita:
– “Gli associati hanno il dovere di […] versare annualmente la quota associativa” (art. 6.2);
– “In caso di […] morosità nel pagamento delle quote associative […] in relazione alla gravità del comportamento ed alle circostanze che lo accompagnano, l’Organo di Amministrazione dovrà intervenire ed applicare le seguenti sanzioni: richiamo, diffida, o espulsione dall’Associazione. (art. 8.3).
A questo riguardo chi scrive non è a conoscenza se ci sia un termine definito con regolamento interno o atto diverso per il versamento della quota. Se un termine c’è, comunque, decorso il termine in assenza di pagamento, il socio può essere considerato inadempiente.
Nel nuovo testo di statuto non c’è più la disposizione del “vecchio” art. 5.3, che prevedeva che “tutti i soci maggiorenni che hanno pagato la quota associativa hanno diritto di voto …”, pertanto, in applicazione del nuovo statuto ritengo che, fino all’adozione da parte del Consiglio Direttivo di un provvedimento di espulsione, il socio moroso conserverebbe il diritto di voto.

In conclusione, farei le seguenti considerazioni:
– alla luce di quanto sopra, all’inizio del nuovo anno, il libro soci non è “vuoto”, bensì (proprio nel rispetto del principio della non temporaneità della qualifica di socio) “pieno” con tutti i soggetti che erano già soci l’anno precedente (infatti l’art. 8.2. del nuovo statuto recita: “… Gli associati che non avranno presentato per iscritto le proprie dimissioni entro il 30 Giugno di ogni anno, saranno considerati associati anche per l’anno successivo ed obbligati al versamento della quota annuale);
– lo statuto della vostra associazione espressamente dice che contro i soci che non versano la quota il Consiglio Direttivo, per gestire la situazione nei confronti del socio moroso, deve adottare uno dei rimedi previsti dall’art. 8.3 dello statuto;
– per il passato non vedo grandi problemi, in quanto la questione eventualmente si pone se qualcuno “avanza pretese” di essere ancora socio. In questo caso, o il socio versa tutte le quote non versate precedentemente o, eventualmente, assumendo che non fosse più socio, potrebbe presentare una nuova domanda di ammissione. In ogni caso, alla prima occasione utile, proporrei di mettere all’ordine del giorno del Consiglio Direttivo un punto del tipo “aggiornamenti sui soci” e cogliere l’occasione per dare atto che le persone cancellate negli ultimi tempi (facendone una lista), non sono più soci;
– per il futuro, se già non lo avete fatto, propongo di fissare un termine per il versamento della quota, coerente con la fine dell’anno sociale, scaduto il quale si invia un sollecito al socio che non ha versato la quota, dicendogli, ad esempio, che se non versa la quota entro 10 giorni dal ricevimento del sollecito, il Consiglio Direttivo adotterà nei suoi confronti un provvedimento di espulsione (che andrà inviato al socio), con conseguente cancellazione dal libro soci.