L’attività di somministrazione di alimenti e bevande in ambito associativo è una questione molto complessa e che richiede di prestare attenzione a diversi fattori.
Il primo aspetto da considerare è che la somministrazione di alimenti e bevande per un’associazione deve essere un’attività accessoria rispetto alla finalità associativa (che può essere ad esempio una finalità di carattere sociale, culturale o sportivo).
In alternativa la somministrazione di alimenti e bevande fatta come attività principale è attività commerciale non adeguata ad un’organizzazione senza scopo di lucro.
Fatta questa prima importante considerazione, trattiamo ora la questione sapendo che può capitare, nel corso della vita dell’associazione, di dover somministrare alimenti e bevande ad esempio ad un evento di raccolta fondi o altre iniziative a carattere occasionale.

Ricordiamo che il CSV Padova offre consulenze gratuite anche su questi aspetti per tutte le associazioni senza scopo di lucro con sede in provincia di Padova.
Per informazioni: tel. 0498686849 – info@csvpadova.org

Sono 3 i principali aspetti da considerare: molto diversi tra loro.
• E’ previsto o meno un corrispettivo per la somministrazione?
• E’ necessaria la “licenza”?
• E’ necessario il rispetto delle norme igienico sanitarie?

1. OFFRIRE o VENDERE?
Si tratta di due possibilità diverse che portano a ragionamenti diversi.
Se voglio OFFRIRE alimenti e bevande da somministrare (senza cioè chiedere un corrispettivo economico in cambio) NON SERVE un titolo autorizzativo: gli unici obblighi sono quelli di carattere igienico-sanitario.
Se voglio VENDERE alimenti e bevande da somministrare (chiedendo cioè un corrispettivo economico in cambio) SERVE un titolo autorizzativo, oltre agli obblighi di carattere igienico-sanitario.

2. LICENZA: IL TITOLO AUTORIZZATIVO
La prima distinzione importante è considerare se la somministrazione di alimenti e bevande è fatta nei confronti di soci dell’associazione e tesserati all’ente cui l’associazione è affiliata oppure se è fatta verso qualsiasi persona.
> Per somministrare alimenti e bevande ai soli soci o tesserati di associazioni affiliate: potete farlo solo se la vostra Associazione è affiliata ad un’APS (associazione di promozione sociale) nazionale riconosciuta dal Ministero degli Interni, attraverso la quale potrete fare, al Comune dove avete la vostra sede in cui volete fare somministrazione, la Segnalazione Certificata di inizio attività (S.C.I.A.). Si tratterà in questo caso di attività decommercializzata, esentasse.
> Per somministrare alimenti e bevande ai NON soci: serve avere la licenza temporanea da parte del Comune dove organizzate l’evento (anche questa rilasciata attraverso SCIA). Si tratterà di attività COMMERCIALE che deve essere tassata (salvo sia somministrazione temporanea all’interno dei 2 eventi annuali di raccolta fondi) ma che può rientrare anche nel regime della 398/1991.
 
3. IL RISPETTO DELLE NORME IGIENICO SANITARIE
Anche in questo caso è necessario dividere gli obblighi a seconda di due diversi tipi di attività:
Preparare Alimenti e Bevande
Somministrare Alimenti e Bevande

> PREPARARE ALIMENTI E BEVANDE
Per questo tipo di attività è possibile per l’associazione:
1. Usare un catering esterno;
2. Usare solo prodotti confezionati e sigillati;
3. Usare prodotti cucinati in loco dall’associazione;
4. Usare prodotti cucinati a casa dai volontari.

Vediamo nel dettaglio:
1. Usare un catering esterno
Tutti gli obblighi di carattere igienico sanitario sono a carico dell’Azienda esterna. Il Presidente dell’associazione in questo caso non ha alcun obbligo.

2. Usare solo prodotti confezionati e sigillati

E’ indispensabile conservare tutte le fatture di acquisto ed anche le confezioni vuote (per qualche giorno, non per gli anni a venire). Nel caso dovesse andare qualcosa storto, la fattura pagata e la confezione vuota (con riportata la data di scadenza e tutte le altre informazioni necessarie) scaricherà le responsabilità dal Presidente dell’Associazione al responsabile legale dell’azienda fornitrice.

3. Usare prodotti cucinati in loco dall’associazione

Anche in questo caso sarà indispensabile conservare tutte le fatture di acquisto ed anche le confezioni vuote delle materie prime che si utilizzano, inoltre è necessario essere certi che tutta l’attrezzatura che viene utilizzata e il personale addetto alla preparazione, rispettino le norme igienico sanitarie locali.
I locali di preparazione: devono essere a norma igienico sanitaria. Quindi, ad esempio, devono avere un bagno ed un locale spogliatoio esclusivo per il personale, oltre ad una serie di altri dettagli indispensabili.
Le attrezzature: frigo con termometri per il controllo e la registrazione periodica delle temperature, banconi in acciaio inox con bordi saldati e non accostati, piastrellature, cappe aspiranti, ripiani a più di 50cm di altezza dal pavimento, ecc.
Il personale: a seconda delle lavorazioni possono servire buste per i capelli, soprascarpe, mascherine… o solo le mani e le unghie pulite. E’ necessario che il personale frequenti un corso apposito (di durata di 3 ore).
I prodotti alimentari posti in vendita o somministrati dovranno poi essere muniti di apposito cartellino degli ingredienti con evidenziati gli eventuali allergeni utilizzati, dovranno essere tenuti a non meno di 50cm da terra, conservati al pulito e nel rispetto del ciclo del freddo se richiesto, ecc.

4. Usare prodotti cucinati a casa dai volontari

NON POSSONO ESSERE PRODOTTI PER LA SOMMINISTRAZIONE tutti gli  alimenti di origine animale (carne e prodotti a base di carne, selvaggina, latte e prodotti a base di latte, uova e ovoprodotti, prodotti della pesca e derivati trasformati, molluschi bivalvi vivi, gelatina e collagene). Sono il Regolamento (CE) n. 852/2004 insieme alle disposizioni specifiche contenute nel Regolamento (CE) n. 853/2004 a stabilirlo.
POSSONO ESSERE PRODOTTI PER LA SOMMINISTRAZIONE:  tutti gli alimenti compresi in un unico genere merceologico, ad esempio: gastronomia, pasticceria, prodotti da forno, ecc. come ad esempio: pasticceria secca, pane, crackers, pizze, salatini, riso freddo, zuppe, lasagne, farro freddo, pasta fresca o essiccata, pasta all’uovo, pasticceria fresca, cioccolato, conserve dolci e salate,…

Il tipo di produzione prescelta va dichiarata con la apposita SCIA (Segnalazione Certificata d’Inizio Attività).

I LOCALI PER LA PRODUZIONE DI QUESTI ALIMENTI FATTI IN CASA richiesti dall’autorità sanitaria sono: o un locale cucina diverso da quello usato per la propria famiglia, o, previa valutazione dell’autorità sanitaria locale, l’allestimento della cucina in uno spazio separato all’interno di un altro locale con i requisiti previsti dal Regolamento (CE) n. 852/2004 e i requisiti di cui all’art. 28 del DPR 327/1980 (per quanto possano essere applicabili); inoltre l’ultimo requisito essenziale è avere Bagno familiare dotato di antibagno o disimpegno, asciugamani monouso e rubinetto a comando non manuale (pedale, fotocellula o sistemi simili…). Ma chi voglia produrre cibo in casa da portare a questi eventi difficilmente dispone di un’altra cucina: viene data così la possibilità, previa valutazione da parte dell’ASL locale, di organizzare e attrezzare la cucina di casa per far convivere la produzione destinata all’Evento, con la preparazione del cibo quotidiano per la famiglia. Si tratta quindi di definire delle procedure organizzative che, relativamente agli alimenti che si sceglie di produrre, dimostrino che la gestione della produzione destinata alla garantisce sicurezza alimentare pur convivendo nello stesso locale dove si cucina per la famiglia.
Per produrre e vendere alimenti fatti in casa è necessario mettere in atto procedure di “gestione della sicurezza alimentare” basate sui principi del sistema HACCP (analisi dei rischi e controllo dei punti critici). In pratica , questo significa che è necessario disporre di un modo di procedere definito che vi consenta di gestire i “rischi” rispetto alla possibilità che il vostro cibo venga contaminato.
I Prodotti poi dovranno rispettare sia le normative riguardo l’Etichettatura che la Rintracciabilità.

ETICHETTATURA
L’etichettatura serve ad assicurare la corretta e trasparente informazione ai consumatori. Perciò è nell’interesse di chi produce, per certificare la qualità del suo prodotto e del suo modo di operare, redarre ed apporre delle etichette a norma di legge. Il riferimento è il Regolamento europeo N. 1169/2011 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 25 ottobre 2011.

RINTRACCIABILITÀ

Le garanzie di rintracciabilità degli alimenti fatti in casa sono definite dal Regolamento CE 178/2002. La finalità di questo regolamento è sempre ovviamente la tutela della salute umana e degli interessi dei consumatori: sapere da dove arrivano gli ingredienti, per farla facile, è molto utile nel caso dovesse succedere qualcosa.

> SOMMINISTRARE ALIMENTI E BEVANDE
Identicamente a quanto specificato sopra per il personale addetto alla preparazione, anche gli addetti alla somministrazione sono soggetti alle medesime prescrizioni (frequenza corso e accorgimenti di protezione/pulizia).
 

! ATTENZIONE: somministrare di bevande aventi un contenuto alcolico superiore al 21% del volume all’interno di impianti sportivi / fiere / complessi di attrazione dello spettacolo viaggiante nel corso di manifestazioni Sportive e Musicali all’aperto è VIETATO, secondo l’art. 5 comma II della LEGGE 25 agosto 1991 n.287.