14/a. Possiamo costituire in Italia una OdV formata esclusivamente da soci stranieri o extracomunitari? Per fare parte di una OdV lo straniero deve essere “regolare”?
 

RISPOSTA (Autori: Davide Cester, Valentina Menegatti, CSV Padova)

Il diritto (libertà) di associazione – e cioè di costituire o prendere parte ad una OdV– fa parte dei diritti e libertà fondamentali ed è riconosciuto a ciascun individuo in quanto tale da molte norme italiane e internazionali ed in particolare:
• dall’art. 18 della Costituzione (la norma si riferisce ai cittadini, ma il principio di uguaglianza di cui all’art. 2 consente di applicarla anche agli stranieri);
• dalla Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea (art. 1) e dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (art. 20);
• dalla L. 266/91 sul volontariato, che, rinviando esplicitamente agli articoli della costituzione, non prevede alcuna limitazione o vincolo in ordine alla nazionalità o alla residenza degli associati;
• dalla L. 203/94, che ha ratificato la convenzione di Strasburgo del 5/02/1992 sulla partecipazione degli stranieri alla vita pubblica a livello locale e prevede che gli Stati firmatari si impegnino a garantire ai residenti stranieri, alle stesse condizioni dei loro cittadini, “il diritto alla libertà di riunirsi pacificamente, ed alla libertà di associazione […], di creare associazioni locali a fini di assistenza reciproca, di conservazione e di espressione della loro identità culturale o di difesa dei loro interessi riguardo a questioni di competenza della collettività locale, nonché il diritto di aderire ad ogni associazione”.
• il D.Lgs. 286/1998 (cd. Testo Unico sull’immigrazione), così come modificato dalla L. 189/2002 (cd. Bossi-Fini), secondo cui (art. 2, comma 1) “allo straniero comunque presente alla frontiera o nel territorio dello Stato sono riconosciuti i diritti fondamentali della persona umana previsti dalle norme di diritto internazionale, dalle convenzioni internazionali in vigore e dai principi di diritto internazionale generalmente riconosciuti”.

Il diritto di associarsi, riconosciuto sia dal diritto internazionale sia dalla nostra Costituzione, deve essere pertanto riconosciuto ai cittadini stranieri a qualsiasi titolo presenti nel nostro territorio, e quindi anche agli “irregolari”.

A maggior ragione tale diritto è riconosciuto agli stranieri “regolari”, in possesso di permesso (carta) di soggiorno, cui la “Bossi-Fini” concede anche l’esercizio dei “diritti civili” (art. 2, comma 2), senza che sia necessario verificare la cd. condizione di reciprocità, ovvero se lo stato di provenienza assicuri anch’esso l’esercizio di tali diritti (cfr. art. 1 DPR. 394/99).
Qualche problema potrebbe sorgere nella pratica nel caso in cui si voglia costituire una OdV riconosciuta, che richiede l’intervento di un notaio che deve redigere l’atto pubblico. In generale si verifica che, in relazione al compimento di atti giuridici da parte di extracomunitari, i soggetti competenti rifiutino di redigere l’atto se il soggetto è privo di un valido titolo di permanenza nel nostro territorio. Tale prassi è probabilmente errata, dovendo tali soggetti verificare solamente che lo straniero abbia i requisiti per il compimento dell’atto stesso (es. compravendita, contratto di locazione, di mutuo, contratto di associazione), e cioè la capacità di agire, che non è esclusa nel caso lo straniero medesimo non sia titolare della carta di soggiorno, e non essendo tra l’altro la semplice presenza irregolare nel territorio un reato (che il notaio o altro pubblico ufficiale avrebbe l’obbligo di segnalare), ma solo un illecito amministrativo, salvo che la persona non sia stata già interessata da un decreto di espulsione e ciò nonostante sia rimasta nel territorio italiano.