NORMATIVE UTILI PER OPERARE NEL SOCIALE

Per poter operare nel sociale, progettare e fare interventi è indispensabile conoscere i principali provvedimenti normativi.

Il Centro Servizio Volontariato provinciale di Padova per aiutare le associazioni e i cittadini ad orientarsi nel complesso delle norme che regolamenta il Terzo Settore, propone un elenco di normative utili sia per le associazioni già costituite, sia per i cittadini interessati ad aprire un’associazione o ad approfondire alcune tematiche.

Per rendere più semplice la consultazione, le normative sono suddivise per argomento.

Una volta approfonditi gli aspetti normativi, il Centro Servizio Volontariato provinciale di Padova è a vostra disposizione per consulenze sui diversi aspetti che regolamentano la vita di un’associazione o l’attività di volontariato.

Ti ricordiamo inoltre che puoi accedere in qualsiasi momento alle consulenze personalizzate gratuite in tutti gli sportelli del Centro Servizi per il Volontariato.

DI SEGUITO ABBIAMO SELEZIONATO DOCUMENTI A SUPPORTO INFORMATIVO PER L’OPERATORE DEL TERZO SETTORE

Welfare

Raccolte di Leggi e normative riguardanti il Welfare.

148_Legge_8_novembre_2000_n_328_interventi+servizi_soc

Tossicodipendenze e Alcolismo
SCN - Servizio Civile Nazionale
Procedimento Amministrativo

Raccolte di Leggi e normative riguardanti il procedimento amministrativo.

Diritto accesso documenti – Legge 241/90

Paternità e Maternità

Raccolte di Leggi e normative riguardanti la paternità e la maternità.

Congedi parentali – L. 8 marzo 2000 n.53

Immigrazione

Raccolte di Leggi e normative riguardanti l’immigrazione.

Legge immigrazione Bossi-Fini

Gruppi di Acquisto Solidale

L’art. 1, commi 266-268, della L. 244/2007, in vigore dall’1/1/2008, ha riconosciuto, a livello fiscale, i gruppi di acquisto solidale (G.A.S.). 
Si tratta di associazioni che acquistano merci direttamente dai produttori o dai grossisti, in genere derivanti da circuiti “etici”, per distribuirli ai soci, garantendo un prezzo più basso rispetto a quello offerto dall’usuale rete distributiva.

La Regione Veneto ha recepito questa Legge, con la Legge regionale 27 febbraio 2008 n.1, Articolo 21, comma 2, istituendo l’Albo Regionale dei Gruppi di Acquisto Solidale.

Estratto finanziaria 2008

Albo Regionale G.A.S. – modalità – ALLEGATO A DGR 455/2009

Istituzione Albo Regionale G.A.S. – DGR 455/2009

Legge Regionale 27 Febbraio 2008

Agricoltura Sociale

Una legge in Veneto

La Regione Veneto ha promulgato la legge regionale n.14 del 28/06/2013 sull’agricoltura sociale e le fattorie sociali.

Legge regionale n.14 del 28/06/2013

Associazioni di Promozione Sociale
Riforma del Terzo Settore
Organizzazioni di Volontariato
Interventi e Servizi Sociali

Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali.

Legge quadro – L. 328/2000

Certificati penali per chi opera con minori

Nuovo decreto legislativo che interessa anche le associazioni che hanno nuove assunzioni 

Adempimenti dal 6 aprile 2014
Aggiornato al 04/04/2014

Il 6 aprile 2014 è entrato in vigore il decreto legislativo 04.03.2014, n. 39, che, in attuazione di una direttiva comunitaria, prevede alcune norme relative alla lotta contro l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori e la pornografia minorile. Tra queste va evidenziato l’art. 2 che, introducendo l’art. 25 bis nel d.p.r. 14.11.2002 n.313, prevede che il soggetto che intenda impiegare al lavoro una persona per lo svolgimento di attività che comportino contatti diretti e regolari con minori, al fine di verificare l’esistenza di condanne per taluno dei reati concernenti la tutela dei minori, deve preventivamente richiedere il certificato penale. La mancata richiesta è soggetta alla sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da euro 10.000 a euro 15.000.

Il rilascio del certificato va richiesto da ogni ente interessato presso ogni Procura della Repubblica con il pagamento di 1 marca da bollo da 16 Euro più una marca da 7,08 Euro se il certificato è urgente o da 3,54 Euro senza urgenza: si tratta di circa 20 Euro che diventano 40 in quanto il certificato penale ha valenza di soli sei mesi.
Si conferma l’esenzione per l’imposta di bollo per soggetti che ne hanno diritto (DPR 642/72, ovvero ONLUS e ODV).

In data 4 aprile 2014 Il Ministero della Giustizia ha pubblicato due importanti note che chiariscono quali sono i casi in cui va richiesto il certificato e come procedere.
Nella prima nota si chiarisce che la disciplina si applica per tutte le tipologie di “rapporti di lavoro” (anche contratti di lavoro autonomo o parasubordinato) instaurati dal 6 aprile 2014 in poi. Tale affermazione netta porta ad escludere che rientrino nell’obbligo della certificazione del casellario giudiziale tutte quelle persone con le quali non si sia configurato un rapporto di lavoro autonomo o subordinato (pertanto nulla dovrà essere richiesto ai soggetti che svolgono volontariato).
In merito alla durata della validità del certificato, non è necessario rinnovare la richiesta del certificato ogni sei mesi se la durata del contratto di lavoro è superiore a tale termine (ad es. contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato o collaborazione su base annuale con professionista con p.iva). Resta inteso che ad ogni nuova stipula di contratto sia necessario procedere a una nuova acquisizione del certificato anche se si tratta dello stesso lavoratore.

La seconda nota chiarisce che nei casi in cui la certificazione sia obbligatoria, finchè gli uffici preposti non saranno attrezzati a rilasciare i certificati penali, si potrà procedere all’utilizzo dei lavoratori addetti ai minori previa acquisizione di dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà (si veda qui un fac simile).

Il Ministero ha fornito un numero telefonico per informazioni: 06 97996200. 
Il CSV di Padova rimane a disposizione per chiarimenti e maggiori informazioni.

Decreto Legislativo n. 39 del 04-03-2014

DirettivaEuropea13

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Articoli precedenti (superati)
al 3/04/2014
Riportiamo una lettura della direttiva comunitaria, così come doveva essere recepita dallo Stato Italiano e che di fatto limita l’obbligo di richiesta del certificato penale ai NUOVI ASSUNTI. 

La direttiva comunitaria 2011/92/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 dicembre 2011, relativa alla  lotta contro l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori e la pornografia minorile, da cui discende il Decreto Legislativo 04.03.2014, n. 39 prevede che “Gli Stati membri adottano le misure necessarie per assicurare che i datori di lavoro, al momento dell’assunzione di una persona per attività professionali o attività volontarie organizzate che comportano contatti diretti e regolari con minori, abbiano il diritto di chiedere informazioni, conformemente alla normativa nazionale e con ogni mezzo appropriato, quali l’accesso su richiesta o tramite l’interessato, sull’esistenza di condanne penali per i reati di cui agli articoli da 3 a 7, iscritte nel casellario giudiziario, o dell’esistenza di eventuali misure interdittive dell’esercizio di attività che comportano contatti diretti e regolari con minori derivanti da tali condanne penali”.

A livello informale riceviamo questo parere legale:
Trattandosi di disposizione di attuazione di direttiva comunitaria, la norma pare debba essere interpretata in maniera coerente con la norma comunitaria; di conseguenza, all’equivoca espressione utilizzata dal legislatore nazionale (“intenda impiegare al lavoro una  persona“) può legittimamente essere attribuito il significato di assunzione in riferimento all’espressione contenuta nella direttiva (“al momento dell’assunzione di una persona“). E quindi essere riferita all’“assunzione” stricto sensu e non alla materiale assegnazione di un compito o di una mansione. 

Inoltre sappiamo che a breve dovrebbe uscire una circolare del ministero che precisa che il casellario sarà solo per i nuovi assunti.

al 1/04/2014
Come CSV stiamo cercando di capire, attraverso i nostri consulenti e il CNCA nazionale, se tale obbligo è previsto anche per l’utilizzo dei soli volontari in attività con i minori, resta tuttavia certo l’obbligo, anche per le associazioni, di richiedere tale certificato penale, per tutti i lavoratori retribuiti (in qualsiasi forma) che operano con soggetti minorenni.
Nel caso si voglia immediatamente adempiere a tali obblighi il sito da cui è possibile scaricare la modulistica è il seguente: 
www.tribunale.padova.it/it/Content/Modulistica/13334?idarea=10029
(accedere a modulo “Istanza certificato Casellario giudiziale”).
Il certificato del casellario giudiziale può essere chiesto a qualunque ufficio del casellario presso la Procura della Repubblica, indipendentemente dal luogo di nascita o di residenza dell’interessato. A maggior chiarimento inoltre: Circolare del Dipartimento per gli Affari di Giustizia

Trapianti

Raccolte di Leggi e normative riguardanti i Trapianti.

Disposizioni in materia prelievi e trapianti – Legge 1° aprile 1999, n. 91

Trasfusioni Emoderivati

Raccolte di Leggi e normative riguardanti Trasfusioni Emoderivati.

Attività trasfusionali ed emoderivati – L. 219 del 27.10.2005

Tutela Privacy

Codice in materia di protezione dati – DL 30 giugno 2003, n. 196

La Privacy nelle associazioni di volontariato – collana elementi n.5
copertina privacy
La Privacy nelle associazioni di volontariato ed.2006

n. 5 collana Elementi

ISBN: 88-901601-3-6 
Autore: Avv. Davide Cester, consulente legale del CSV 
Copertina: Giacomo Lion 
Stampa: Print House srl – Albignasego PD

Presentazione

Dal “lontano” 1997 – da quando è entrata in vigore la prima legge italiana sul trattamento dei dati personali – la privacy si è paradossalmente introdotta nelle cassette della posta e nelle case degli italiani, destinatari di “informative” e richieste di “consenso” per i più disparati trattamenti di dati (dati bancari, concorsi a premi, rapporti di lavoro, abbonamenti…), e ha anche impegnato chiunque utilizzi dati personali e informazioni relative a terzi a regolamentare questa attività, adattandola alle prescrizioni della nuova disciplina.

L’ultima fatica legislativa è rappresentata dal nuovo “Codice o Testo Unico in materia di protezione dei dati personali”, contenuto nel Decreto Legislativo n. 196/03 ed entrato in vigore il 1° gennaio 2004. 
Le Organizzazioni di Volontariato e in genere le associazioni e gli enti non profit non sono rimasti estranei alle regole della privacy e, al pari di qualunque soggetto che esegue un trattamento o che lo subisce, devono – salvo alcune esenzioni – sottostare a precisi obblighi e sono titolari di determinati diritti. 
Alcuni adempimenti richiedono il sostenimento di spese non irrilevanti, e comunque una organizzazione interna scrupolosa e attenta.

Questa pubblicazione nasce dall’esigenza di risolvere i problemi applicativi della nuova disciplina proprio con speciale riferimento alle organizzazioni di volontariato e al mondo dell’associazionismo. 
Base del lavoro è stata la guida “privacy, istruzioni per l’uso” che le associazioni hanno precedentemente consultato nel sito del CSV Padova, ma sono stati introdotti molti approfondimenti, esempi, aggiornamenti e nuovi strumenti operativi, secondo un taglio che rimane il più possibile pratico e diretto.

Una prima parte – sotto forma di domande/risposte – è dedicata alle questioni e quesiti fondamentali; una seconda ai modelli di documenti che le associazioni devono o possono predisporre; una terza alle norme e ai provvedimenti del Garante. Si è aggiunto anche materiale dedicato agli aspetti più tecnici, e cioè alle misure e ai sistemi informatici che si possono ritenere compatibili con le nuove disposizioni.

Il lavoro, dedicato principalmente alle associazioni/organizzazioni di volontariato, contiene esempi e soluzioni molto spesso riferibili anche al mondo più vasto dell’associazionismo (associazioni non riconosciute, associazioni di promozione sociale, ecc.). 
Auguriamo alle associazioni buon lavoro, con l’auspicio che questo volume di “Elementi” risolva e allevi molti dubbi e difficoltà, ma con l’avvertimento di adeguare di volta in volta quanto esposto e consigliato alla propria particolare realtà associativa.

Il Presidente del CSV 
Giorgio Ortolani

Tutti i dirtti sono riservati. 
Per un utilizzo diverso dalla consultazione a titolo personale, è possibile richiedere in forma scritta l’uso gratuito al CSV.
Di seguito il link alla pubblicazione aggiornata alla versione 2008.

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Associazioni Sportive Dilettantistiche

Raccolta di Leggi riguardanti le associazioni sportive dilettantistiche

– Quesiti relativi alle associazioni e alle società sportive dilettantistiche

Erogazioni Liberali
Esenzione bollo auto per associazioni

Esenzione bollo auto delle organizzazioni di volontariato 
della Regione Veneto

Modulo definitivo per anno 2017

Con l’approvazione della L.R. n. 7 del 23/10/2016 art. 10 “Legge di stabilità regionale 2016” sono state prorogate le disposizioni in materia di tassa automobilistica (bollo auto) per i mezzi intestati alle Organizzazioni di Volontariato.

Si sottolinea che:
1- Sono esentati dal pagamento della tassa automobilistica i veicoli adibiti al trasporto dei disabili e degli anziani di proprietà delle organizzazioni di volontariato iscritte al registro regionale delle organizzazioni di volontariato di cui all’articolo 4 della legge regionale 30 agosto 1993 n.40 “Norme per il riconoscimento e la promozione delle organizzazioni di volontariato” e successive modificazioni.
2- Per usufruire delle esenzioni di cui al comma 1, in conformità alle modalità definite dalla Giunta regionale, i soggetti interessati comunicano alla struttura regionale competente in materia di servizi sociali, entro il 31 dicembre di ogni anno, i dati identificativi dei veicoli di proprietà adibiti al trasporto dei disabili e anziani.
3- La disposizione di cui al comma 1 ha effetto dal periodo di imposta fisso successivo alla data di entrata in vigore della presente legge.

L’esenzione, sostenuta in Consiglio Regionale in maniera bipartisan, è frutto di numerose iniziative di mobilitazione proposte dai CSV del Veneto e da altre organizzazioni del Terzo Settore in questi ultimi anni.
Tra queste  ricordiamo la raccolta firme proposta dal CSV Padova e poi sostenuta da tutti i sette CSV del Veneto, che ha portato alla presentazione in Consiglio Regionale di migliaia di firme, la presa di posizione del Comitato d’Intesa di Belluno e il documento sottoscritto dagli enti gestori dei CSV del Veneto inviato in Regione.

Come fare
La comunicazione va inviata entro il 31 dicembre 2017 tramite posta raccomandata indirizzata a:
Regione del Veneto-Direzione servizi sociali
Dorsoduro 3493, 30123 Venezia

Con questa comunicazione, che potrà essere anche relativa a più mezzi, si può richiedere sia l’esenzione preventiva del bollo ancora da corrispondere, sia, qualora si fosse già versata la tassa nel 2017, il rimborso di quanto pagato (in questo caso bisognerà naturalmente allegare la ricevuta del pagamento).

Il modulo da utilizzare è il seguente:

2017_cons_esenzione_bollo

Si segnala che le istanze incomplete non saranno ammesse.

Legge regionale sull'Affido dell'anziano

In data 24 febbraio 2015 è stata approvata la Legge Regionale per la DISCIPLINA DEL SERVIZIO DI AFFIDO A FAVORE DI ANZIANI O DI ALTRE PERSONE, A RISCHIO O IN CONDIZIONE DI DISAGIO SOCIALE

La legge rappresenta un importante traguardo dopo anni di impegno su questo fronte da parte di numerose associazioni, prima tra tutte l’associazione Anziani a casa propria – dall’utopia alla realtà di Padova.

Art. 1
Principi e finalità
1. La Regione, nel rispetto dei principi contenuti negli articoli 2, 3, e 32 della Costituzione e fatti salvi gli istituti quali, in particolare, la tutela, la curatela, l’amministrazione di sostegno e l’affido dei minori, disciplinati dalla vigente normativa, promuove la permanenza dell’anziano o di altra persona, a rischio o in condizione di disagio sociale, in un contesto di vita familiare e relazionale dove è possibile salvaguardare anche i valori della solidarietà intergenerazionale.

2. La Regione e gli enti territoriali, nell’ambito delle rispettive competenze in materia di assistenza sociale, promuovono, nei confronti dei soggetti di cui al comma 1, iniziative volte a consentire una qualità di vita finalizzata al mantenimento di una buona relazione nei rapporti sociali e nella gestione della vita quotidiana.

3. Con la presente legge, in attuazione dei principi e delle finalità di cui ai commi 1 e 2, è disciplinato il servizio di affido, volto a garantire ad anziani o ad altre persone, a rischio o in condizione di disagio sociale, una particolare forma di assistenza sociale in un contesto di vita relazionale e familiare.

Art. 2
Servizio di affido
1. L’affido è un servizio sociale che assicura attraverso l’integrazione familiare e sociale, anche per brevi periodi, il sostegno nella vita quotidiana ed è finalizzato, oltreché ad evitare il ricovero inappropriato in strutture residenziali, a rimuovere possibili cause di disagio sociale.

a) è rivolto a favore di anziani o di altre persone, a rischio o in condizione di disagio sociale, di seguito definiti
b) è avviato su iniziativa dei beneficiari ed è caratterizzato dalla reciproca fiducia fra gli stessi e l’affidatario;
c) non esclude l’attivazione di altri tipi di intervento in materia di assistenza sociale.

Art. 3
Tipologie del servizio di affido
1. Il servizio di affido può, in via generale, rientrare in una delle seguenti tipologie:

a) piccolo affido, concernente la prestazione di aiuto per comuni incombenze della vita quotidiana;
b) affido di supporto, concernente la cura della persona che, pur essendo in grado di vivere da sola nella propria
c) affido in convivenza, concernente l’accoglienza del beneficiario in casa dell’affidatario o di quest’ultimo in

2. Le ipotesi di servizio di affido di cui al comma 1 possono avere anche carattere meramente temporaneo al fine di

Art. 4
Modalità di attuazione
1. La Giunta regionale, entro novanta giorni dall’entrata in vigore della presente legge, previo parere della competente commissione consiliare, determina indirizzi, criteri e modalità per l’attuazione della presente legge con
a) all’individuazione dei requisiti dei soggetti beneficiari;
b) all’individuazione dei requisiti degli affidatari;
c) alla definizione delle modalità di svolgimento del servizio di affido, avendo riguardo alle diverse tipologie;
d) alla definizione delle procedure di attivazione del servizio di affido e delle relative attività di monitoraggio all’interno delle rete territoriale dei servizi sociali e in armonia con la programmazione locale, anche mediante la possibilità di avvalersi di soggetti privati senza fine di lucro, operanti nel settore dei servizi sociali;
e) alle iniziative volte a promuovere la crescita della sensibilità sulla cultura del servizio di affido e
f) alla definizione di percorsi di aggiornamento e formazione per coloro che intendono proporsi per il servizio

2. La Giunta regionale definisce, altresì, a seconda della rispettiva tipologia uno schema-tipo di accordo tra il beneficiario e l’affidatario per il servizio di affido.

Art. 5
Programmazione regionale socio-sanitaria
1. La Giunta regionale, entro novanta giorni dall’entrata in vigore della presente legge, previo parere della competente commissione consiliare, individua condizioni, termini e modalità per l’inserimento del servizio di affido nella programmazione regionale socio-sanitaria, promuovendo sin da subito, anche in via sperimentale, progetti di servizio di affido di carattere sociale o socio-sanitario.

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Personalità Giuridica

NORMATIVA DI RIFERIMENTO 
Decreto del Presidente della Repubblica n.361 del 10 febbraio 2000. 
“Regolamento recante norme per la semplificazione del procedimento di riconoscimento delle persone giuridiche di approvazione delle modifiche dell’atto costitutivo e dello statuto” 
(n. 17 dell’allegato 1 della legge 15 marzo 1997, n. 59). 
(Pubblicato nella Gazz. Uff. 07 dicembre 2000, n. 286, S.O.)

Semplificazione procedura riconoscimento personalità giuridica – DPR 361

Riconoscimento personalità giuridica – ALLEGATO A D. 136/2006

Approvazioni modifiche statuto – ALLEGATO B D. 136/2006

Dichiarazione di scioglimento – ALLEGATO C D. 136/2006

Riconoscimento personalità giuridica Regione Veneto – D.P.R. 361 10.02.2000

Istituzione Registro Regionale Enti Personalità Giuridica D.P.R. 361 10.02.2000

La controriforma fiscale delle OdV

La controriforma fiscale delle OdV (D.L. 185/2008)

a) In generale 
L’art. 30, 5° comma, del D.L. 185/2008, in vigore dal 29/11/2008, ha riformulato il quadro fiscale generale delle OdV, limitandone l’accesso alla qualifica di ONLUS di diritto. 
La norma prevede che la qualifica di ONLUS di diritto sia applicabile solamente alle OdV iscritte nel Registro Regionale che “non svolgono attività commerciali diverse da quelle marginali”, come individuate dal D.M. 25/5/95. 
In sostanza vengono ad esistere due sottocategorie di OdV iscritte nel Registro Regionale:

  • quelle che sono ONLUS di diritto;
  • quelle che NON sono ONLUS di diritto.

Si rileva che la norma prende atto (e conferma) che le OdV possono svolgere attività “commerciali” anche ultra-marginali, anche d’impresa vera e propria, godendo o meno delle esenzioni da ONLUS in presenza dei relativi requisiti. 
La norma riflette due indirizzi politici: 
a) “confinare” le OdV in certi ambiti di intervento, più limitati rispetto a quelli previsti per le ONLUS (sposando quindi le tesi “puriste” di molte OdV e di parte della dottrina); 
b) porre termine al contrasto più volte avvenuto tra l’Agenzia delle Entrate e le Regioni in merito ai controlli fiscali sulle OdV. 
Sotto questo secondo profilo la norma consente al fisco, qualora riscontri la presenza di attività commerciali eccedenti quelle marginali, di dichiarare decaduta l’OdV dal regime ONLUS, senza necessità di chiedere alla Regione un formale provvedimento di cancellazione dal Registro del Volontariato (che potrebbe anche essere negato), procedendo al recupero a tassazione dei proventi.

b) Le conseguenze 
Le conseguenze della norma sono rilevanti per le OdV che debbono: 
– esaminare tutte le proprie attività “economiche”; 
– classificarle correttamente secondo le tipologie fiscali già viste (es. regime 
degli e.n.c. “normali”, regime art. 148 TUIR, marginali D.M. 25/5/95); 
– identificare, se presenti, quelle “commerciali ultramarginali”, ormai “tossiche”. 
Una volta isolate le operazioni commerciali “tossiche” le OdV devono decidere come comportarsi alla luce della perdita delle agevolazioni ONLUS. 
La scelta è delicata (e urgente) in quanto la norma comporta anche pesanti effetti collaterali, probabilmente non compiutamente considerati dal legislatore: 
la perdita della qualifica di ONLUS di diritto, oltre al recupero a tassazione dell’eventuale reddito derivante dalle attività “commerciali ultra marginali”, fa perdere anche tutte le altre agevolazioni o esenzioni fiscali previste per le ONLUS, in particolare quelle legate al fund raising (si pensi 5 per mille, alle offerte in regime “+dai-versi”, ecc.). 
La scelta della singola OdV potrebbe considerare quattro opzioni: 
1) cessare le attività commerciali ultramarginali (tossiche); 
2) continuare ad esercitarle direttamente, perdendo le agevolazioni ONLUS; 
3) esternarle ad altro organismo collaterale, con minori vincoli legali; 
4) continuare ad esercitarle, previa iscrizione come ONLUS ordinaria alla 
D.R.E., se vi sono i requisiti di legge. 
La scelta va fatta in base alla tipologia e all’importanza delle attività commerciali ultramarginali “tossiche”. In particolare l’ultima opzione va valutata anche alla luce della modifica apportata dal D.L. 185/08 al settore delle 
ONLUS di “beneficenza”, con la legalizzazione della beneficenza indiretta. 
Sono infatti ONLUS anche gli enti privati che raccolgono offerte da terzi, per concedere erogazioni gratuite di denaro ad altri enti senza scopo di lucro, che operano prevalentemente nei settori ONLUS e che realizzano direttamente progetti di utilità sociale.

Con questa scelta, ad esempio, l’OdV potrebbe continuare a gestire le attività commerciali “tossiche”, pagando le imposte, delegando il settore del fund raising ad un apposito comitato di beneficenza, composto da persone vicine alla OdV. Si noti che, anche dopo il D.L. 185/2008, le attività commerciali “tossiche” mantengono sempre l’esclusione da IVA ex art. 8 L. 266/91.

c) L’attuazione pratica della perdita di qualifica 
La norma pone anche seri problemi operativi. 
A) TEMPORALI -La dichiarazione di perdita della qualifica di ONLUS di diritto può essere comminata dal fisco nei termini di decadenza degli ordinari poteri di accertamento (5 anni) e quindi anche in modo retroattivo. Ovviamente tale dichiarazione farà parte di un atto di accertamento, soggetto ad impugnazione presso le Commissioni Tributarie, nei tre gradi di giudizio. Se si concorda sul fatto che la norma ha portata innovativa e non interpretativa, il rischio fiscale decorre dal periodo d’imposta 2008. 
B) RAPPORTI ESTERNI- La potenziale dichiarazione di perdita della qualifica di ONLUS è collegata alla presenza di un fatto (l’attività commerciale ultramarginale “tossica”), che deve anche essere accertato dal fisco e che non risulta, né prima né dopo tale accertamento, da alcun Registro a rilevanza pubblica (l’OdV resta iscritta nel Registro Regionale e non si applicano le norme del D.M. 266/2003 in merito alla procedura di cancellazione dall’Anagrafe delle ONLUS tenuto dalla D.R.E.). In questo caso quali sono le conseguenze a carico dei terzi? Ad es. le donazioni in regime “+ dai – versi”, prevedono il recupero delle agevolazioni fiscali se il beneficiario non ha la qualifica di ONLUS, con previsione di sanzioni maggiorate a carico (anche) del donatore. 
Sul punto si attendono chiarimenti ufficiali. 
C) DURATA- Collegata ai rapporti esterni vi è la questione della durata di tale perdita di qualifica. Essa viene accertata dal fisco in relazione ai singoli periodi d’imposta, in cui vi sia la presenza delle attività commerciali “tossiche”, con connesso recupero di imposte. Tale presenza può non esservi in tutti i periodi d’imposta: in questo caso l’OdV può alternare anni in cui può godere delle agevolazioni ONLUS (es. per fund raising) e anni in cui non può goderne, con un effetto “ping pong” assolutamente non conoscibile dai terzi (e probabilmente 
nemmeno dagli amministratori della OdV). 
D) SANZIONI- Resta aperto il problema di capire se siano applicabili alla OdV le sanzioni specifiche previste dal D. Lgs. 460/97 per gli amministratori che “abusano” della qualifica di ONLUS. In linea generale la risposta dovrebbe essere negativa, essendo queste legate all’iscrizione all’Anagrafe delle ONLUS: sul punto si attendono chiarimenti ufficiali.

Organizzazioni non Governative

Raccolta di leggi riguardanti le OnG.

ONG – Legge 49 26/02/1987

Pensionandi

Pensione anticipata per fare volontariato 

A cinque anni dalla pensione i dipendenti pubblici (esclusa scuola) possono chiedere di essere esonerati dal servizio per svolgere attività di volontariato, certificata e documentata, presso onlus, aps, ong attive nella cooperazione allo sviluppo ed altri soggetti non lucrativi percependo il 70% dello stipendio con la garanzia di versamento dei contributi figurativi. La disposizione è contenuta nell’articolo 72 della legge, approvata il 6 agosto 2008 e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 195 del 21 agosto 2008, supplemento ordinario n. 196 ed è valida per il triennio 2009-2011.

Occorre farne richiesta entro il 1° marzo di ogni anno.

Personale dipendente prossimo alla pensione – L.133/2008

Legge 6 agosto 2008, n. 133 – ART. 72