DOMANDA:

La mia associazione ha approvato all’unanimità il nuovo statuto (redatto secondo le nuove norme) con un’assemblea ordinaria (come ammesso dalla riforma). Tra le modifiche apportate c’è anche l’eliminazione del limite dei 3 mandati per la rieleggibilità per gli amministratori, che non è un adeguamento richiesto dalla legge. Può per questo l’approvazione essere impugnata in quanto ingiustamente presa con le maggioranze di un’assemblea ordinaria?

 

RISPOSTA:
Avv. Cristina Vaccarino, consulente CSV Padova

 

Il Codice del Terzo settore (D.lgs 117/2017, art. 101) consente alle associazioni di adottare le modifiche statutarie conseguenti alla riforma con le modalità dell’assemblea ordinaria in due casi:
– quando l’adeguamento è “imposto” dalla legge (norme inderogabili);
– quando il Codice del Terzo settore prevede che agli enti del Terzo settore si applichino automaticamente alcune norme SOLO “se nello statuto non è disposto diversamente”. Per esempio, si vedano gli artt. 23 – “Procedura di ammissione e carattere aperto delle associazioni”, commi 1, 2 e 3 e 24 – “Assemblea”, commi 1 e 3.
Pertanto, non rientrando in nessuna delle due opzioni di cui sopra, la modifica in merito al numero massimo di mandati, avrebbe dovuto essere approvata con la maggioranza dell’assemblea straordinaria prevista per le modifiche statutarie.
Tuttavia, ritengo che le altre modifiche statutarie, se rientranti nelle due ipotesi previste, risulteranno essere validamente prese e l’eventuale invalidità, che potrebbe, ad esempio, emergere all’atto dell’iscrizione al Registro unico nazionale del Terzo settore, si limiterebbe alla sola modifica del limite massimo di mandati. La questione potrebbe essere definitivamente sanata solo con una delibera di assemblea straordinaria, in caso contrario, ritengo che si potrebbe considerare ancora in vigore il limite massimo dei tre mandati.