In linea generale il regime ONLUS è opzionale e vi sono ammessi solo taluni soggetti di natura privata, con esclusione specifica di tutti gli enti pubblici.

Vi sono però tre tipi di enti (privati) che vengono considerati ONLUS di diritto, in quanto già inseriti in registri che ne certificano lo scopo di solidarietà sociale: ODV, o.n.g. e coop. sociali (sia singolarmente che come consorzi al 100% di coop. sociali).
Questi enti sono onlus per obbligo e non possono rinunciare a tale qualifica, senza al tempo stesso rinunciare alle iscrizioni di settore.
Infine altri tipi di enti (privati) possono, se vogliono, richiedere la qualifica di ONLUS solo per un settore della loro attività, se ricadente negli ambiti previsti dalla legge (ONLUS parziarie).
I soggetti che possono accedere alla qualifica di ONLUS sono i seguenti, divisi secondo le tre tipologie sopra dette.

ONLUS ORDINARIA (PER OPZIONE)
Associazioni (riconosciute o meno); Comitati; Fondazioni; Enti di carattere privato in genere; Cooperative non sociali.

ONLUS DI DIRITTO 
Associazioni di volontariato iscritte nei registri escluse le OdV che svolgono attività commerciali diverse da quelle “marginali” D.m. 25/5/95 (art. 30 D.L. 185/2008); O.n.g. iscritte presso il M.A.E.; Cooperative sociali iscritte nell’albo regionale; Consorzi al 100% di coop. sociali.

ONLUS PARZIARIE (PER OPZIONE)
Enti ecclesiastici concordatari;  Associazioni di promozione sociale affiliate agli enti nazionali riconosciuti dal
Ministero degli Interni.

Non possono mai acquisire la qualifica di ONLUS i seguenti soggetti:
– enti pubblici
– società commerciali (tranne le cooperative)
– partiti politici
– organizzazioni sindacali
– associazioni di datori di lavoro
– associazioni di categoria.

La prima categoria appare banale (“enti pubblici”), ma nella sua applicazione pratica si è rivelata molto insidiosa, in quanto nel nostro ordinamento non esiste una unica accezione di “ente pubblico”, ma ne esistono una pluralità, ciascuna definita con leggi o altri provvedimenti per fini settoriali (per gli appalti, per il regime del rapporto di lavoro, per la centralizzazione degli acquisti di beni e servizi, ecc).
Il fisco ritiene che non possano diventare ONLUS enti formalmente privati, ma con presenza preponderante di enti pubblici in veste di soci, come avviene nelle c.d. “Fondazioni di partecipazione”, molto attive specie nel settore culturale per la gestione di teatri e musei.
Si tratta dell’ennesima (e non ultima) interpretazione restrittiva che limita sempre più l’attrattiva del regime ONLUS (v. Circ. 31/10/2007 n. 59).

Nel settore “privato” rimangono valide le seguenti forme giuridiche:
– associazione
– fondazione
– comitato
– cooperativa “normale”
– cooperativa sociale
– consorzi al 100% di cooperative sociali
– enti ecclesiastici.
A parte le cooperative si tratta di forme giuridiche che male si prestano all’esercizio di attività d’impresa, cuore delle agevolazioni ONLUS. Inoltre il fisco sostiene che le ONLUS non possono detenere quote di controllo in società di capitali, anche se operanti negli stessi settori “qualificati” previsti dal regime ONLUS.

Per ora limitiamo la nostra indagine alle sole ONLUS per opzione.

I soggetti visti sopra per accedere alla qualifica di ONLUS devono rispettare due condizioni di fondo:
– presenza di uno statuto redatto (almeno) per scrittura privata registrata con l’inserimento di alcune clausole specifiche
– esercizio esclusivo (con qualche eccezione) di una o più delle attività qualificate tassativamente indicate nell’art. 10 del D.LGS. 460/97 (detta “attività istituzionale”).