Quando è necessaria la fattura elettronica e come procedere
Aggiornato con nota del Ministero dell’Economia e delle Finanze – 12 marzo 2015
Aggiornato con circolare Agenzia Entrate su SPLIT PAYMENT – luglio 2015

Per capire se e quando la fatturazione elettronica sia dovuta o meno, riportiamo di seguito alcune considerazioni che ci auguriamo possano contribuire a chiarire i singoli casi.

Il CSV di Padova si è organizzato per garantire alle associazioni di Padova il servizio di invio delle fatture elettroniche, quando dovute.
Il costo vivo del servizio di invio è di 30 euro all’anno per un pacchetto di 10 fatture.
Nel caso un’associazione abbia numerose fatture elettroniche da emettere, è possibile attivare appositi pacchetti dedicati.
Per ogni ulteriore chiarimento sulla fatturazione elettronica e sul servizio garantito dal CSV Padova invitiamo a contattarci al n. 0498686849 o tramite e-mail a consulenza@csvpadova.org

 

Perché la fatturazione elettronica?
Con il fine di semplificare le procedure amministrative nel rapporto tra pubblica amministrazione e fornitori, tutelando i principi di trasparenza, monitoraggio e rendicontazione della spesa pubblica, dal 6 giugno 2014 è obbligatorio l’utilizzo di fattura elettronica per i pagamenti realizzati dalle Pubbliche amministrazioni.
Ministeri, agenzie fiscali ed enti nazionali di previdenza e assistenza non possono pertanto più accettare fatture emesse o trasmesse in forma cartacea. Inoltre, dal 31 marzo 2015 la fatturazione diventerà obbligatoriamente elettronica anche nei rapporti che intercorrono con tutte le altre amministrazioni centrali e le amministrazioni locali.
Le modalità attuative del regime di fatturazione elettronica, introdotto dalla Finanziaria 2008, sono state stabilite con il decreto ministeriale 3 aprile 2013 n.55. Il Dipartimento delle Finanze e il Dipartimento della Funzione Pubblica hanno predisposto, con circolare del 31 marzo 2014, le istruzioni per l’avvio del nuovo regime.

Quando l’ente pubblico deve richiedere la fattura elettronica?
L’obbligo di fatturazione elettronica non modifica la natura del rapporto tra ente e Amministrazione Pubblica ma interviene esclusivamente nella definizione del processo di gestione della fatturazione.
La risposta alla domanda è quindi semplice: l’ente pubblico deve richiedere la fatturazione elettronica agli stessi soggetti ai quali era corretto richiedesse in precedenza la fattura cartacea; ovvero, ai soggetti con i quali abbia posto in essere un rapporto di natura commerciale che comporti la cessione di beni e prestazioni di servizi e di conseguenza il pagamento dell’IVA.

Quando l’ente pubblico NON deve richiedere la fattura elettronica?
Se il rapporto tra l’ente pubblico e il soggetto non è per prestazioni corrispettive (si pensi ai meri contributi che un ente locale eroga ad una non profit senza chiedere una prestazione specifica), non è dovuta la fatturazione da parte dell’organizzazione non profit e pertanto neppure in forma elettronica.
In tal caso, che rientra tra le tipologie di pagamenti non sottoposte ad obbligo di emissione fatture, si utilizza il sistema tradizionale (cartaceo). Tale affermazione si deduce dalla lettura degli articoli 10 e 22 del decreto sull’istituzione e disciplina dell’imposta sul valore aggiunto.
IN SINTESI le associazioni che hanno solo CF e non P.IVA non sono soggette a fatturazione elettronica.
Si segnala, tra l’altro, a supporto di questo, che il sistema di interscambio (utilizzato per gli invii di fatture elettroniche) non riceve “fatture elettroniche” inviate da soggetti giuridici che hanno il solo codice fiscale (la “fattura” viene respinta da sistema con codice errore 00305) e contattando l’Agenzia delle Entrate e il numero verde relativo emerge che al momento il sistema di interscambio è così impostato e non sembra che verrà aperto ai possessori di solo CF.
Anche l’A.Ulss 16, che erroneamente ha inviato richiesta di fatturazione elettronica ad alcune associazioni prive di P.IVA ha comunicato che la richiesta è stata inviata per errore e che la fattura elettronica non è dovuta.
Segnaliamo inoltre, in merito, la nota del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 12 marzo 2015.


In sintesi?

L’esame delle singole fattispecie – al fine di rubricare le attività nell’ambito commerciale o meno – non è immediato, richiede un’analisi che dovrebbe gravare in prima battuta sulle pubbliche amministrazioni che, tra responsabili amministrativi e supporti legali, dovrebbero essere consapevoli del tipo di rapporto che intendono porre in essere.

Gli enti non profit devono in ogni caso fare attenzione a non instaurare – sempre che questo non sia il loro intendimento – un rapporto per corrispettivi con le pubbliche amministrazioni. Solo nel caso in cui questo rapporto fosse per corrispettivi, gli enti non profit sarebbero obbligati ad avere P.IVA e quindi alla fatturazione la quale, come detto, ormai deve seguire le specifiche tecniche (fatturazione elettronica) richieste dalla legge.


Quali novità sono introdotte dallo SPLIT PAYMENT?
Lo split payment è un meccanismo introdotto con la legge di stabilità 2015 (art 1, c 629, lett b) che ha modificato la legge IVA introducendo l’art 17-ter (L 633/72) che in sostanza dice che per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate nei confronti di una serie di enti pubblici che non sono debitori d’imposta (in relazione all’IVA), la stessa IVA è versata dagli enti pubblici.
Come afferma l’Agenzia delle Entrate con Circ 1/2015, “l’IVA addebitata dal fornitore nelle relative fatture dovrà essere versata dall’amministrazione acquirente direttamente all’erario, anziché allo stesso fornitore, scindendo quindi il pagamento del corrispettivo dal pagamento della relativa imposta”.
Come applicare questa disposizione per i casi delle associazioni senza scopo di lucro che hanno optato per L 398/91, la quale, come è noto, consente in sostanza un calcolo forfettario, oltre che dell’IRES, anche dell’IVA?

L’Agenzia delle Entrate ha risposto in data 13 aprile con la Circ 15/2015, par 2, Ambito oggettivo, pag 10:
“Nella medesima ipotesi di esclusione, ad avviso della scrivente, devono ricondursi le operazioni rese da fornitori che applicano regimi speciali che, pur prevedendo l’addebito dell’imposta in fattura, sono caratterizzati da un particolare meccanismo forfetario di determinazione della detrazione spettante. Si tratta ad esempio:

– del regime di cui alla legge n. 398 del 1991
In tali casi, le particolari modalità di liquidazione dell’Iva da parte del fornitore, in ragione dell’ammontare delle operazioni attive effettuate, inducono a escludere tali operazioni rese dall’ambito oggettivo di applicazione del meccanismo della scissione dei pagamenti.”

Ciò significa che nel caso delle associazioni con regime iva 398/91 l’IVA andrà versata direttamente dall’associazione e non dalla PA.