In un periodo di difficoltà legato all’emergenza sanitaria che coinvolge tutto il territorio nazionale nell’ottica di servizio che caratterizza il lavoro del Centro di Servizio per il volontariato, il CSV Padova attiva una sezione in continuo aggiornamento di DOMANDE/RISPOSTE utili per le associazioni padovane.

Le risposte sono tratte dai vari Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri che si sono succeduti:
– DPCM dell’8 marzo 2020

DPCM del 9 marzo
DPCM dell’11 marzo
DPCM del 17 marzo
DPCM del 22 marzo
DPCM del 25 marzo
– DPCM del 26 aprile
DPCM del 16 maggio
DPCM dell’11 giugno
DPCM del 7 agosto
DPCM del 7 settembre
Decreto Legge del 7 ottobre
DPCM del 13 ottobre
DPCM del 18 ottobre con relativo allegato
DPCM del 25 ottobre
e sono aggiornate man mano con le specifiche e i chiarimenti.
Tutti gli aggiornamenti del Governo sono disponibili nel sito www.governo.it

A livello di Regione Veneto segnaliamo:
– linee guida emanate dalla Regione Veneto in data 10 aprile per le azioni di volontariato legate all’emergenza
Ordinanza regionale 48 del 17 maggio
Ordinanza regionale n. 50 del 23 maggio e relative linee guida
Ordinanza regionale n. 55 del 29 maggio con allegato 1, allegato 2, allegato 3
Ordinanza regionale n. 59 del 13 giugno con relativi allegati
Ordinanza regionale n. 63 del 26 giugno con allegato 1, allegato 2, allegato 3
– Conferenza delle Regioni del 6 agosto 2020
Ordinanza 100 del 16 settembre che proroga, senza soluzione di continuità dal 7 settembre 2020 fino al 15 ottobre 2020, l’efficacia delle ordinanze regionali n. 59 del 13/6/2020, n. 63 del 26/6/2020, n. 64 del 6/7/2020, n. 65 del 9/7/2020, n. 81 del 31/07/2020, n. 84 del 13/8/2020 e n. 92 del 27/8/2020, ferma l’applicazione, a modifica ed integrazione delle ordinanze predette, degli allegati del DPCM 7.9.2020 lettere:

a) linee guida in materia di trasporto pubblico;

b) linee guida per il trasporto scolastico;

d) gestione dei casi nelle scuole e servizi educativi all’infanzia;

e) gestione dei casi nelle aule universitarie.

– 

Consigliamo inoltre di consultare le Domande/Risposte predisposte dal Ministero della Salute.

Le associazioni che hanno problematiche specifiche da chiarire possono scrivere a consulenza@csvpadova.org.

Il CSV Padova continua ad erogare i servizi con nuove modalità. Contattateci per ogni necessità.

 

La situazione legata alla fase 2 e alle riaperture richiede una attenta analisi della situazione precisa per ciascuna associazione.

In caso di dubbi particolari, invitiamo le associazioni della provincia di Padova ad inviarci il quesito più dettagliato possibile con il seguente modulo. 

Covid-19: Utilizzate il modulo per quesiti specifici

14 + 6 =

Domande e risposte – aggiornate al 26 ottobre 2020

In generale, quali sono le novità introdotte dal DPCM del 25 ottobre in sintesi?

A seguito dell’aggravarsi dell’emergenza epidemiologica da covid-19, è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto del Consiglio dei Ministri in vigore dal 26 ottobre 2020 ed efficaci fino al 24 novembre 2020.
Oltre a diverse restrizioni e prescrizioni generali, il decreto contiene diverse indicazioni valide anche in ambito associativo, di cui riportiamo le principali novità.

SPOSTAMENTI
È fortemente raccomandato a tutte le persone fisiche di non spostarsi, con mezzi di trasporto pubblici o privati, salvo che per esigenze lavorative, di studio, per motivi di salute, per situazioni di necessità o per svolgere attività o usufruire di servizi non sospesi.
Per quanto riguarda i volontari, gli spostamenti non sono esplicitamente vietati. Si raccomanda comunque di limitarli al minimo necessario.

ACCESSO AI PARCHI, PARCHI TEMATICI E ATTIVITÀ’ LUDICO-RICREATIVE
– l’accesso del pubblico ai parchi, alle ville e ai giardini pubblici è condizionato al rigoroso rispetto del divieto di assembramento di cui all’articolo 1, comma 8, primo periodo, del decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33, nonché della distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro; è consentito l’accesso dei minori, anche assieme ai familiari o altre persone abitualmente conviventi o deputate alla loro cura, ad aree gioco all’interno di parchi, ville e giardini pubblici, per svolgere attività ludica o ricreativa all’aperto nel rispetto delle linee guida del Dipartimento per le politiche della famiglia di cui all’allegato 8;
– sono sospese le attività dei parchi tematici e di divertimento;
– è consentito l’accesso di bambini e ragazzi a luoghi destinati allo svolgimento di attività ludiche, ricreative ed educative, anche non formali, al chiuso o all’aria aperta, con l’ausilio di operatori cui affidarli in custodia e con obbligo di adottare appositi protocolli di sicurezza predisposti in conformità alle linee guida del Dipartimento per le politiche della famiglia di cui all’allegato 8.

MANIFESTAZIONI PUBBLICHE
Lo svolgimento delle manifestazioni pubbliche è consentito soltanto in forma statica, a condizione che, nel corso di esse, siano osservate le distanze sociali prescritte e le altre misure di contenimento, nel rispetto delle prescrizioni imposte dal questore ai sensi dell’articolo 18 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773 .

SPETTACOLI
Sono sospesi gli spettacoli aperti al pubblico in sale teatrali, sale da concerto, sale cinematografiche e in altri spazi anche all’aperto.

ATTIVITÀ’ MOTORIA E SPORTIVA
– è consentito svolgere attività sportiva o attività motoria all’aperto, anche presso aree attrezzate e parchi pubblici, ove accessibili, purché comunque nel rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di almeno due metri per l’attività sportiva e di almeno un metro per ogni altra attività salvo che non sia necessaria la presenza di un accompagnatore per i minori o le persone non completamente autosufficienti;

– sono sospesi gli eventi e le competizioni sportive degli sport individuali e di squadra, svolti in ogni luogo, sia pubblico sia privato; restano consentiti soltanto gli eventi e le competizioni sportive, riconosciuti di interesse nazionale, nei settori professionistici e dilettantistici, dal Comitato olimpico nazionale italiano (CONI), dal Comitato italiano paralimpico (CIP) e dalle rispettive federazioni sportive nazionali, discipline sportive associate, enti di promozione sportiva, ovvero organizzati da organismi sportivi internazionali, all’interno di impianti sportivi utilizzati a porte chiuse ovvero all’aperto senza la presenza di pubblico, nel rispetto dei protocolli emanati dalle rispettive Federazioni sportive nazionali, discipline sportive associate ed enti di promozione sportiva; le sessioni di allenamento degli atleti, professionisti e non professionisti, degli sport individuali e di squadra partecipanti alle competizioni di cui alla presente lettera sono consentite a porte chiuse, nel rispetto dei protocolli emanati dalle rispettive federazioni sportive nazionali, discipline sportive associate ed enti di promozione sportiva;

– sono sospese le attività di palestre, piscine, centri natatori, centri benessere, centri termali, fatta eccezione per quelli con presidio sanitario obbligatorio o che effettuino l’erogazione delle prestazioni rientranti nei livelli essenziali di assistenza, nonché centri culturali, centri sociali e centri ricreativi; ferma restando la sospensione delle attività di piscine e palestre, l’attività sportiva di base e l’attività motoria in genere svolte all’aperto presso centri e circoli sportivi, pubblici e privati, sono consentite nel rispetto delle norme di distanziamento sociale e senza alcun assembramento, in conformità con le linee guida emanate dall’Ufficio per lo sport, sentita la Federazione medico sportiva italiana (FMSI), fatti salvi gli ulteriori indirizzi operativi emanati dalle Regioni e dalle Province autonome, ai sensi dell’articolo 1, comma 14, del decreto-legge n. 33 del 2020; sono consentite le attività dei centri di riabilitazione, nonché quelle dei centri di addestramento e delle strutture dedicate esclusivamente al mantenimento dell’efficienza operativa in uso al Comparto Difesa, Sicurezza e Soccorso pubblico, che si svolgono nel rispetto dei protocolli e delle linee guida vigenti;

– fatto salvo quanto previsto all’art. 1, comma 9, lettera e) del decreto, in ordine agli eventi e alle competizioni sportive di interesse nazionale, lo svolgimento degli sport di contatto, come individuati con provvedimento del Ministro per le politiche giovanili e lo sport, è sospeso;

– sono altresì sospese l’attività sportiva dilettantistica di base, le scuole e l’attività formativa di avviamento relative agli sport di contatto nonché tutte le gare, le competizioni e le attività connesse agli sport di contatto, anche se aventi carattere ludico-amatoriale

Al fine di consentire il regolare svolgimento delle competizioni sportive di cui alla lettera e), che prevedono la partecipazione di atleti, tecnici, giudici e commissari di gara, e accompagnatori provenienti da Paesi per i quali l’ingresso in Italia è vietato o per i quali è prevista la quarantena, questi ultimi, prima dell’ingresso in Italia, devono avere effettuato un test molecolare o antigenico per verificare lo stato di salute, il cui esito deve essere indicato nella dichiarazione di cui all’articolo 5, comma 1, e verificato dal vettore ai sensi dell’articolo 7. Tale test non deve essere antecedente a 72 ore dall’arrivo in Italia e i soggetti interessati, per essere autorizzati all’ingresso in Italia, devono essere in possesso dell’esito che ne certifichi la negatività e riporti i dati anagrafici della persona sottoposta al test per gli eventuali controlli. In caso di esito negativo del tampone i soggetti interessati sono autorizzati a prendere parte alla competizione sportiva internazionale sul territorio italiano, in conformità con lo specifico protocollo adottato dall’ente sportivo organizzatore dell’evento;

CONVEGNI, CONGRESSI ED EVENTI
Sono sospesi i convegni, i congressi e gli altri eventi, ad eccezione di quelli che si svolgono con modalità a distanza; tutte le cerimonie pubbliche si svolgono nel rispetto dei protocolli e linee guida vigenti e in assenza di pubblico.

RIUNIONI
Nell’ambito delle pubbliche amministrazioni le riunioni continuano a svolgersi in modalità a distanza, salvo la sussistenza di motivate ragioni; è fortemente raccomandato svolgere anche le riunioni private in modalità a distanza.

MUSEI E LUOGHI DELLA CULTURA
Il servizio di apertura al pubblico dei musei e degli altri istituti e luoghi della cultura di cui all’articolo 101 del codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, è assicurato a condizione che detti istituti e luoghi, tenendo conto delle dimensioni e delle caratteristiche dei locali aperti al pubblico, nonché dei flussi di visitatori (più o meno di 100.000 l’anno), garantiscano modalità di fruizione contingentata o comunque tali da evitare assembramenti di persone e da consentire che i visitatori possano rispettare la distanza tra loro di almeno un metro. Il servizio è organizzato tenendo conto dei protocolli o linee guida adottati dalle Regioni o dalla Conferenza delle regioni e delle province autonome. Le amministrazioni e i soggetti gestori dei musei e degli altri istituti e dei luoghi della cultura possono individuare specifiche misure organizzative, di prevenzione e protezione, nonché di tutela dei lavoratori, tenuto conto delle caratteristiche dei luoghi e delle attività svolte; resta sospesa l’efficacia delle disposizioni regolamentari di cui all’articolo 4, comma 2, secondo periodo, del decreto del Ministro per i beni culturali e ambientali 11 dicembre 1997, n. 507, che prevede il libero accesso a tutti gli istituti e ai luoghi della cultura statali la prima domenica del mese;

SALE DA BALLO E LOCALI ASSIMILATI
Restano comunque sospese le attività che abbiano luogo in sale da ballo e discoteche e locali assimilati, all’aperto o al chiuso. Sono vietate le feste nei luoghi al chiuso e all’aperto, ivi comprese quelle conseguenti alle cerimonie civili e religiose. Con riguardo alle abitazioni private, è fortemente raccomandato di non ricevere persone diverse dai conviventi, salvo che per esigenze lavorative o situazioni di necessità e urgenza. Sono vietate le sagre, le fiere di qualunque genere e gli altri analoghi eventi.

In generale, quali sono le novità introdotte dai Decreti del 13 e 18 ottobre?

A partire dal 15 ottobre e fino al 15 novembre 2020 si applicano le disposizioni del DPCM del 13 ottobre 2020, come modificate dal DPCM 19 ottobre 2020.

Misure generali

  1. Utilizzo delle mascherine e distanziamento: è fatto obbligo di avere sempre con sé dispositivi di protezione delle vie respiratorie e di indossarli nei luoghi al chiuso diversi dalle abitazioni private e in tutti i luoghi all’aperto a eccezione dei casi in cui, per le caratteristiche dei luoghi o per le circostanze di fatto, sia garantita in modo continuativo la condizione di isolamento rispetto a persone non conviventi, e comunque con salvezza dei protocolli e delle linee guida anti-contagio previsti per le attività economiche, produttive, amministrative e sociali, nonché delle linee guida per il consumo di cibi e bevande.

Sono esentati dai predetti obblighi:

a) i soggetti che stanno svolgendo attività sportiva;

b) i bambini minori di sei anni;

c) i soggetti con patologie o disabilità incompatibili con l’uso della mascherina, nonché coloro che per interagire con i predetti versino nella stessa incompatibilità.

Viene confermato l’obbligo di osservare il distanziamento interpersonale di almeno un metro. Almeno 2 metri nello svolgimento di attività motoria/sportiva.

Inoltre, viene fortemente raccomandato l’uso dei dispositivi di protezione delle vie respiratorie anche all’interno delle abitazioni private in presenza di persone non conviventi; è fortemente raccomandato di evitare feste, nonché di evitare di ricevere persone non conviventi di numero superiore a sei.

  1. I soggetti con infezione respiratoria caratterizzata da febbre (maggiore di 37,5°) devono rimanere presso il proprio domicilio, contattando il proprio medico curante.

  1. Nelle pubbliche amministrazioni le riunioni si svolgono in modalità a distanza, salvo la sussistenza di motivate ragioni; è fortemente raccomandato svolgere anche le riunioni private in modalità a distanza.

 

  1. Nei servizi educativi per l’infanzia, nelle scuole, nelle università, negli uffici delle pubbliche amministrazioni, sono esposte presso gli ambienti aperti al pubblico le informazioni sulle misure di prevenzione igienico sanitarie di cui all’allegato 19 del DPCM.

  2. Nelle pubbliche amministrazioni, nelle aree di accesso alle strutture del servizio sanitario, nonché in tutti i locali aperti al pubblico, sono messe a disposizione degli addetti, degli utenti e visitatori soluzioni disinfettanti per l’igiene delle mani.

Misure generali per specifici settori o attività.

Oltre alle disposizioni qui di seguito accennate, si ricorda che è sempre necessario applicare i protocolli o linee guida adottati per l’attività o il settore di riferimento e, in assenza, quelli previsti per ambiti analoghi.

– L’accesso del pubblico ai parchi, alle ville e ai giardini pubblici è condizionato al rigoroso rispetto del divieto di assembramento e della distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro. E’ consentito ai minori accompagnati l’accesso ad aree gioco all’interno di parchi, ville e giardini pubblici, per svolgere attività ludica o ricreativa all’aperto nel rispetto delle relative linee guida.

– E’ consentito l’accesso di bambini e ragazzi a luoghi destinati allo svolgimento di attività ludiche, ricreative ed educative, al chiuso o all’aperto, con l’ausilio di operatori cui affidarli in custodia e con obbligo di adottare appositi protocolli di sicurezza predisposti in conformità alle linee guida applicabili.

– E’ consentito svolgere attività sportiva o motoria all’aperto, purché nel rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di almeno due metri, salvo che non sia necessaria la presenza di un accompagnatore per i minori o le persone non completamente autosufficienti.

L’attività sportiva di base e l’attività motoria al chiuso (presso palestre, piscine, centri e circoli sportivi), sono consentite nel rispetto delle norme di distanziamento sociale e senza alcun assembramento, in conformità con le linee guida emanate dall’Ufficio per lo sport.

Lo svolgimento degli sport di contatto, come individuati con provvedimento del Ministro dello Sport, è consentito per sport riconosciuti dal CONI, dal CIP e dalle rispettive federazioni o da organismi sportivi internazionali. L’attività sportiva dilettantistica di base, le scuole e l’attività formativa di avviamento relative agli sport di contatto sono consentite solo in forma individuale e non sono consentite gare e competizioni. Sono altresì sospese tutte le gare, le competizioni e le attività connesse agli sport di contatto aventi carattere ludico-amatoriale.

– Agli eventi e le competizioni sportivi (permessi solo quelli riconosciuti dal CONI, dal CIP e dalle rispettive federazioni o da organismi sportivi internazionali) è consentita la presenza di pubblico, con una percentuale massima di riempimento del 15% rispetto alla capienza totale e comunque non oltre il numero massimo di 1.000 spettatori per manifestazioni sportive all’aperto e di 200 spettatori per manifestazioni sportive in luoghi chiusi.

– Lo svolgimento delle manifestazioni pubbliche è consentito soltanto in forma statica, a condizione che, nel corso di esse, siano osservate le distanze sociali prescritte e le altre misure di contenimento.

– Gli spettacoli aperti al pubblico in sale teatrali, sale da concerto, sale cinematografiche e in altri spazi, anche all’aperto, sono svolti:

  • con posti a sedere preassegnati e distanziati;

  • a condizione che sia assicurato il rispetto della distanza interpersonale di almeno un metro sia per il personale, sia per gli spettatori che non siano abitualmente conviventi, con il numero massimo di 1.000 spettatori per spettacoli all’aperto e di 200 spettatori per spettacoli in luoghi chiusi, per ogni singola sala. Le attività devono svolgersi nel rispetto dei contenuti di protocolli o linee guida idonei a prevenire o ridurre il rischio di contagio nel settore di riferimento o in ambiti analoghi.

Restano sospesi gli eventi che implichino assembramenti in spazi chiusi o all’aperto quando non è possibile assicurare il rispetto delle condizioni descritte.

– L’apertura al pubblico di musei e altri istituti e luoghi della cultura di cui all’ art. 101 del codice è consentita a condizione che detti istituti e luoghi, tenendo conto delle dimensioni e delle caratteristiche dei locali aperti al pubblico, nonché dei flussi di visitatori (più o meno di 100.000 l’anno), garantiscano modalità di fruizione contingentata o comunque tali da evitare assembramenti e da consentire che i visitatori possano rispettare la distanza interpersonale. Il servizio è organizzato tenendo conto dei protocolli o linee guida adottati dalle Regioni. Resta sospesa l’efficacia delle disposizioni che prevedono il libero accesso a tutti gli istituti e ai luoghi della cultura statali la prima domenica del mese.

– Restano sospese le attività di sale da ballo, discoteche e locali assimilati, all’aperto o al chiuso. Sono vietate le feste nei luoghi al chiuso e all’aperto. Le feste conseguenti alle cerimonie civili o religiose sono consentite con la partecipazione massima di 30 persone, nel rispetto dei protocolli e delle linee guida vigenti.

Sono vietate le sagre e le fiere di comunità.

– Restano consentite le manifestazioni fieristiche di carattere nazionale e internazionale, previa adozione di Protocolli validati dal Comitato tecnico-scientifico e secondo misure organizzative adeguate alle dimensioni ed alle caratteristiche dei luoghi e tali da garantire ai frequentatori la possibilità di rispettare la distanza interpersonale di almeno un metro.

– Sono sospese tutte le attività convegnistiche o congressuali, ad eccezione di quelle che si svolgono con modalità a distanza; tutte le cerimonie pubbliche si svolgono nel rispetto dei protocolli e linee guida vigenti e a condizione che siano assicurate specifiche misure idonee a limitare la presenza del pubblico.

– L’accesso ai luoghi di culto avviene con misure organizzative tali da evitare assembramenti di persone, tenendo conto delle dimensioni e delle caratteristiche dei luoghi, e tali da garantire ai frequentatori la possibilità di rispettare la distanza tra loro di almeno un metro. Le funzioni religiose con la partecipazione di persone si svolgono nel rispetto dei protocolli sottoscritti dal Governo e dalle rispettive confessioni allegati al DPCM in esame (Allegati da 1 a 7).

– Fermo restando che l’attività didattica ed educativa per il primo ciclo di istruzione e per i servizi educativi per l’infanzia continua a svolgersi in presenza, per contrastare la diffusione del contagio, le istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado adottano forme flessibili nell’organizzazione dell’attività didattica, incrementando il ricorso alla didattica digitale integrata, che rimane complementare alla didattica in presenza, modulando ulteriormente la gestione degli orari di ingresso e di uscita degli alunni, anche attraverso l’eventuale utilizzo di turni pomeridiani e disponendo che l’ingresso non avvenga in ogni caso prima delle 9.00.

Sono consentiti i corsi di formazione specifica in medicina generale, nonché le attività didattico-formative degli Istituti di formazione dei Ministeri dell’interno, della difesa, dell’economia e delle finanze e della giustizia. I corsi per i medici in formazione specialistica e le attività dei tirocinanti delle professioni sanitarie e medica possono in ogni caso proseguire anche in modalità non in presenza.

Sono consentiti gli esami di qualifica dei percorsi di Istruzione e Formazione Professionale, nonché i corsi di formazione da effettuarsi in materia di salute e sicurezza.

Al fine di mantenere il distanziamento sociale, è da escludersi qualsiasi altra forma di aggregazione alternativa.

Le riunioni degli organi collegiali delle istituzioni scolastiche ed educative possono essere svolte in presenza o a distanza sulla base della possibilità di garantire il distanziamento fisico e la sicurezza del personale. Il rinnovo degli organi collegiali delle istituzioni scolastiche può avvenire secondo modalità a distanza nel rispetto dei principi di segretezza e libertà.

Gli enti gestori provvedono ad assicurare la pulizia degli ambienti e gli adempimenti amministrativi e contabili concernenti i servizi educativi per l’infanzia.

L’ente gestore può essere autorizzato ad utilizzare gli spazi per l’organizzazione e lo svolgimento di attività ludiche, ricreative ed educative, non scolastiche né formali, senza pregiudizio alcuno per le attività delle istituzioni scolastiche. Le attività dovranno essere svolte con l’ausilio di personale qualificato, e con obbligo a carico dei gestori di adottare appositi protocolli di sicurezza conformi alle linee guida di cui all’allegato 8 del DPCM (sostituito dall’Allegato A del DPCM del 18/10/20) e di procedere alle attività di pulizia e igienizzazione necessarie. Alle medesime condizioni, possono essere utilizzati anche centri sportivi pubblici o privati.

Sono sospesi i viaggi d’istruzione, le iniziative di scambio o gemellaggio, le visite guidate e le uscite didattiche comunque denominate, programmate dalle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado, fatte salve le attività inerenti i percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento, nonché le attività di tirocinio, da svolgersi nei casi in cui sia possibile garantire il rispetto delle prescrizioni sanitarie e di sicurezza vigenti.

Le università predispongono piani di organizzazione della didattica e delle attività curriculari in presenza e a distanza in funzione delle esigenze formative, tenendo conto dell’evoluzione del quadro pandemico territoriale e delle corrispondenti esigenze di sicurezza sanitaria, nel rispetto delle linee guida applicabili e sulla base del protocollo per la gestione di casi confermati e sospetti di covid-19, di cui all’allegato 22 del DPCM. Tali disposizioni si applicano, per quanto compatibili, anche alle Istituzioni di alta formazione artistica musicale e coreutica.

A beneficio degli studenti che non riescano a partecipare alle attività didattiche o curriculari delle università e delle istituzioni di alta formazione artistica musicale e coreutica, tali attività possono essere svolte, ove possibile, con modalità a distanza, individuate dalle medesime università e istituzioni, avuto anche riguardo alle specifiche esigenze degli studenti con disabilità. Le università e le istituzioni assicurano, ove ritenuto necessario, il recupero delle attività formative e curriculari, o di ogni altra prova o verifica, che risultino funzionali al completamento del percorso didattico. Le assenze maturate dagli studenti citati non sono computate ai fini della eventuale ammissione ad esami finali o ai fini delle relative valutazioni.

– Le attività di centri benessere, di centri termali, di centri culturali e di centri sociali sono consentite a condizione che le Regioni abbiano preventivamente accertato la compatibilità dello svolgimento delle suddette attività con l’andamento della situazione epidemiologica nei propri territori e che individuino i protocolli o le linee guida applicabili idonei a prevenire o ridurre il rischio di contagio nel settore di riferimento o in settori analoghi.

– Le attività di ristorazione (bar, pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie) sono consentite dalle ore 5.00 alle 24.00 con consumo al tavolo, e con un massimo di sei persone per tavolo, e sino alle ore 21.00 in assenza di consumo al tavolo; resta sempre consentita la ristorazione con consegna a domicilio, nonché, fino alle 24.00 la ristorazione con asporto, con divieto di consumazione sul posto o nelle adiacenze.

Continuano a essere consentite le attività delle mense e del catering continuativo.

Le riunioni associative sono consentite o no con le indicazioni dei Decreti del 13 e 18 ottobre?

Nelle pubbliche amministrazioni le riunioni si svolgono in modalità a distanza, salvo la sussistenza di motivate ragioni; è fortemente raccomandato svolgere anche le riunioni private in modalità a distanza.

Possiamo continuare a svolgere riunioni degli organi sociali in video conferenza? fino a quando?

La possibilità di riunire gli organi sociali in videoconferenza è oggi consentita e regolata da diverse disposizioni normative che si sono succedute negli ultimi mesi al fine di garantite il regolare svolgimento delle funzioni e delle attività delle associazioni e delle fondazioni interessati a fronte dell’emergenza sanitaria.

La riunione in videoconferenza è sicuramente una significativa opportunità che il legislatore dell’emergenza ha ammesso per gli enti non profit che ancora non la contemplano nei loro statuti, opportunità riconosciuta e regolata nel rispetto dei criteri di trasparenza e tracciabilità legislativamente previsti. Ad oggi, tale possibilità è ammessa sino al 31 dicembre 2020, termine fissato dal recente dl 125/2020.

Leggi qui tutti gli approfondimenti

Come vanno gestite le attività per minori alla luce degli ultimi Decreti?

Ai sensi del DPCM del 13 ottobre, è consentito l’accesso di bambini e ragazzi a luoghi destinati allo svolgimento di attività ludiche, ricreative ed educative, al chiuso o all’aperto, con l’ausilio di operatori cui affidarli in custodia e con obbligo di adottare appositi protocolli di sicurezza predisposti in conformità alle linee guida applicabili.

Le linee guida ad oggi applicabili – Linee guida per la gestione in sicurezza di opportunità organizzate di socialità e gioco per bambini ed adolescenti nella fase 2 dell’emergenza covid-19 – sono contenute nell’Allegato 8 DPCM 13 ottobre2020 (come sostituito dall’Allegato A del DPCM 18 ottobre).

Le attività dei centri culturali e sociali sono consentiti?

Con le novità introdotte dai Decreti del 13 e 18 ottobre 2020 le attività di centri culturali e di centri sociali sono consentite a condizione che le Regioni abbiano preventivamente accertato la compatibilità dello svolgimento delle suddette attività con l’andamento della situazione epidemiologica nei propri territori e che individuino i protocolli o le linee guida applicabili idonei a prevenire o ridurre il rischio di contagio nel settore di riferimento o in settori analoghi.
Ad oggi il protocollo applicabile è quello contenuto nell’Allegato 9 DPCM – Linee guida per la riapertura delle attività economiche, produttive e ricreative della Conferenza delle Regioni del 13 ottobre 2020 – Sezione Circoli Culturali e ricreativi.

Si precisa che il testo delle linee guida sui Circoli culturali e ricreativi è invariato rispetto alla precedente versione già in vigore (Allegato 1 all’Ordinanza n. 59 del 13 giugno 2020) e che,  per quanto riguarda le misure di contenimento specifiche per le varie tipologie di attività (es. somministrazione di alimenti e bevande, attività motoria e sportiva, attività formative, conferenze, dibattiti, spettacoli), l’organizzazione dovrà fare riferimento anche alle linee guida specificamente formulate per le varie attività svolte o, in mancanza, formulate per attività/settori analoghi.

Le manifestazioni/spettacoli/convegni sono consentiti? con quali indicazioni?

Con i Decreti del 13 e 18 ottobre 2020 lo svolgimento delle manifestazioni pubbliche è consentito soltanto in forma statica, a condizione che, nel corso di esse, siano osservate le distanze sociali prescritte e le altre misure di contenimento.

Sono vietate le sagre e le fiere di comunità.

Gli spettacoli aperti al pubblico in sale teatrali, sale da concerto, sale cinematografiche e in altri spazi, anche all’aperto, sono svolti:
•    con posti a sedere preassegnati e distanziati;
•    a condizione che sia assicurato il rispetto della distanza interpersonale di almeno un metro sia per il personale, sia per gli spettatori che non siano abitualmente conviventi, con il numero massimo di 1.000 spettatori per spettacoli all’aperto e di 200 spettatori per spettacoli in luoghi chiusi, per ogni singola sala. Le attività devono svolgersi nel rispetto dei contenuti di protocolli o linee guida idonei a prevenire o ridurre il rischio di contagio nel settore di riferimento o in ambiti analoghi.
Restano sospesi gli eventi che implichino assembramenti in spazi chiusi o all’aperto quando non è possibile assicurare il rispetto delle condizioni descritte.

Sono sospese tutte le attività convegnistiche o congressuali, ad eccezione di quelle che si svolgono con modalità a distanza; tutte le cerimonie pubbliche si svolgono nel rispetto dei protocolli e linee guida vigenti e a condizione che siano assicurate specifiche misure idonee a limitare la presenza del pubblico.

Quali attività sportive sono consentite e quali sono sospese con i Decreti del 13 e 18 ottobre?

E’ consentito svolgere attività sportiva o motoria all’aperto, purché nel rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di almeno due metri, salvo che non sia necessaria la presenza di un accompagnatore per i minori o le persone non completamente autosufficienti.
L’attività sportiva di base e l’attività motoria al chiuso (presso palestre, piscine, centri e circoli sportivi), sono consentite nel rispetto delle norme di distanziamento sociale e senza alcun assembramento, in conformità con le linee guida emanate dall’Ufficio per lo sport.

Lo svolgimento degli sport di contatto, come individuati con provvedimento del Ministro dello Sport, è consentito per sport riconosciuti dal CONI, dal CIP e dalle rispettive federazioni o da organismi sportivi internazionali. L’attività sportiva dilettantistica di base, le scuole e l’attività formativa di avviamento relative agli sport di contatto sono consentite solo in forma individuale e non sono consentite gare e competizioni. Sono altresì sospese tutte le gare, le competizioni e le attività connesse agli sport di contatto aventi carattere ludico-amatoriale.

Per l’individuazione degli sport da contatto si rinvia all’ordinanza del Presidente della Giunta Regionale del Veneto n. 141 del 17 ottobre 2020.

La nostra associazione ha un volontario/a con sospetto di contagio di coronavirus. Come mi devo comportare?

Se il/la volontario/a é asintomatico non si fa nulla; se ha febbre 37,5 deve contattare il suo medico curante, che fa scattare la verifica.
Per informazioni più dettagliate e segnalazioni il numero verde dell’Ulss 6 Euganea é il seguente 800032973.

La nostra associazione doveva ancora adeguare lo statuto alla nuova normativa. Rimane la scadenza di fine giugno?

Con il DPCM “Cura Italia” 18/2020 

– Il termine di adeguamento in modalità semplificata degli statuti di Onlus, organizzazioni di volontariato (Odv), associazioni di promozione sociale (Aps) e imprese sociali, originariamente fissato al 30 giugno, slitta al 31 ottobre 2020. L’adeguamento è possibile anche in seguito a tale data ma solo in assemblea straordinaria;

– altre Associazioni: come già indicato nelle linee Ministeriali, quando sarà attivo il RUNTS (attualmente il decreto non è ancora stato emanato), le associazioni che vorranno iscriversi, preventivamente dovranno aver adeguato lo Statuto secondo il Codice del Terzo Settore D.Lgs. n. 117/2017, questo anche dopo il 31 ottobre 2020. Salva l’ipotesi che l’Associazione voglia già ora adeguare lo statuto per iscriversi a un registro ODV o APS.

(fonte Omar Chiarello)

I donatori di sangue possono effettuare donazioni?

Con una nota del 9 marzo il Ministero della Salute ha specificato che le donazioni di sangue rientrano nei livelli essenziali di assistenza sanitaria e, in quanto tali, devono essere sempre garantite.

Pertanto i donatori che possono recarsi ad effettuare le donazioni presso i centri di raccolta di sangue ed emoderivati indicando nell’autocertificazione, come motivazione, le “situazioni di necessità”.

Il centro di raccolta rilascerà certificazione utile a dimostrare la donazione effettuata.

Nella stessa comunicazione del Ministero della Salute si autorizzano gli spostamenti del “personale associativo” presso le unità di raccolta.

Vedi la comunicazione completa del Ministero della Salute
Vedi un fac simile di autocertificazione pre-compilata per le donazioni di sangue

 

Visto il periodo di sospensione, abbiamo delle agevolazioni fiscali di qualche tipo sia sui versamenti che a livello di gestione del personale?

Il DPCM “Cura Italia” n. 18/2020 prevede:

VERSAMENTI F24 (ritenute, contributi…..)

– Per Onlus, Odv e Aps il versamento è posticipato senza sanzioni e interessi, entro il 31 maggio, o rateizzato fino a un massimo di cinque rate mensili a partire da maggio relativamente a:

* ritenute alla fonte, contributi previdenziali e premi assicurativi del periodo fino al 30 aprile; ATTENZIONE le ritenute dei LAVORATORI AUTONOMI e simili NON SONO PROROGATE vanno versate nei termini ordinari.

* Iva in scadenza nel mese di marzo, anche riferibile ad operazioni relative alla sfera istituzionale in relazione ad adempimenti di acquisti intra-Ue e acquisto di servizi esteri (intra ed extra-Ue).

– Per le sole ASD, vi è un mese in più: quindi scadenza 30 giugno e poi eventualmente cinque rate.

– Per gli altri enti (associazioni, riconosciute e non, e fondazioni) DIVERSI dai PRECEDENTI, no proroghe (salvo la mini dal 16 marzo al 20 marzo), il decreto esclude dall’agevolazione tutti quegli enti non commerciali che non rientrano fra le Onlus, Odv e Aps e svolgono attività non commerciali. Dubbia anche la posizione degli enti che producono proventi in attività d’impresa, sotto i 2 milioni di euro, ma realizzano anche attività di carattere non commerciale.

 

PROROGA SCADENZE FISCALI

– Per tutte le Associazioni no profit (generiche, ASD, Onlus, Odv, Aps) sono sospesi gli adempimenti tributari, diversi dai versamenti e dalle ritenute/trattenute alla fonte, che si potranno effettuare entro il 30 giugno 2020, senza applicazione di sanzioni. A mia interpretazione, ma spero ci sarà una circolare interpretativa su questo punto, sono rinviate le seguenti scadenze:

1. Tenuta del Registro Iva Minori.

2. Invio di qualsiasi documentazione richiesta in questo periodo dalla SIAE.

3. Invio del Modello EAS.

 

SPECIFICHE PER ASD

– CONTRIBUTO COLLABORATORI SPORTIVI. Per i collaboratori sportivi dilettanti è previsto un contributo (una tantum) di 600 euro. Il contributo è disponibile, previa richiesta, a tutti i collaboratori sportivi dilettanti, (quelli che vengono retribuiti seguendo il regime dei 10mila euro):

· la domanda dovrà essere formulata direttamente dal collaboratore, e non dalla ASD, a Sport e Salute Spa che entro il 3 aprile 2020 dovrà fornire tutta la modulistica e le istruzioni necessarie;

· servirà una autocertificazione della preesistenza del rapporto di collaborazione alla data del 23 febbraio 2020 e della mancata percezione di altro reddito da lavoro;

· lo sportivo dilettante deve collaboratore con una ASD che sia all’interno del Registro CONI.

– AFFITTI degli Impianti Sportivi Pubblici:

· Per le sole ASD che pagano affitti di impianti sportivi di proprietà pubblica sono sospesi i termini di pagamento dal 18 Marzo 2020 fino al 31 Maggio 2020.

· Gli affitti dovranno essere pagati, senza sanzioni e interessi, entro il 30 Giugno 2020 in una unica rata o mediante 5 rate mensili di pari importo a partire dal mese di Giugno 2020.

 

(fonte Omar Chiarello – consulente)

 

Sono previste agevolazioni per donazioni a favore di progetti legati all'emergenza Covid-19?

Il Decreto-legge “Cura Italia” (D.L. 18/2020) prevede alcuni incentivi fiscali a favore delle erogazioni liberali a sostegno delle misure di contrasto dell’emergenza epidemiologica da Covid-19.
Le agevolazioni sono contenute nell’articolo 66 del citato provvedimento, che risulta articolato su due piani:
1. la detrazione in ambito Irpef ed Ires, spettante – rispettivamente – alle persone fisiche e agli enti non commerciali (si tratta di una riduzione dell’imposta lorda);
2. la deducibilità del costo nell’ambito del reddito d’impresa (si tratta di una riduzione del reddito imponibile).

In merito alla detrazione in ambito Irpef ed Ires di seguito alcune specifiche.
La disposizione prevede una detrazione dall’imposta lorda ai fini dell’imposta sul reddito pari al 30%, per un importo non superiore a 30.000 euro, per le erogazioni liberali in denaro e in natura, effettuate nell’anno 2020 dalle persone fisiche e dagli enti non commerciali, in favore di Stato, Regioni, enti locali territoriali, enti o istituzioni pubbliche, fondazioni e associazioni legalmente riconosciute senza scopo di lucro, con la finalità di finanziare gli interventi in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19.

Quali sono quindi i soggetti che possono fare una donazione usufruendo della detrazione?
1. le persone fisiche (soggetti Irpef)
2. gli enti non commerciali, sia pubblici che privati (soggetti Ires, che determinano tuttavia il reddito imponibile ai fini delle imposte sui redditi secondo le regole Irpef, secondo quanto previsto dall’articolo 143 Tuir) che effettuano l’erogazione liberale al di fuori dell’eventuale esercizio di un’attività d’impresa.

Quali sono i soggetti che possono essere beneficiari della donazione?
Lo Stato, le Regioni e gli enti locali territoriali (quindi, ad esempio, i Comuni, le Province, Città metropolitane, ecc.) – tra gli “enti o le istituzioni pubbliche” vi rientrano, a titolo esemplificativo e non esaustivo, le aziende ospedaliere, le aziende ospedaliere universitarie, le ASL, le Università
pubbliche, la Protezione Civile, ecc..
Sono inoltre incluse le fondazioni e le associazioni legalmente riconosciute senza scopo di
lucro in possesso dei seguenti requisiti: 1) devono avere la personalità giuridica; 2) non devono avere scopo di lucro; 3) devono svolgere o promuovere attività di studio, di ricerca e di documentazione di rilevante valore culturale ed artistico. (…)”.

È necessario ricordare che, secondo quanto previsto dall’articolo 1, comma 679, L. 160/2019, al fine di usufruire della detrazione anche le erogazioni liberali in esame dovranno essere effettuate con versamento bancario o postale ovvero mediante gli altri sistemi di pagamento
previsti dall’articolo 23 D.Lgs. 241/1997 (bancomat, carte di credito, carte prepagate, assegni bancari e circolari).

La disposizione fa riferimento alle erogazioni liberali aventi la “finalità di finanziare gli interventi in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19”.
Si tratta di una descrizione piuttosto ampia, pur se con una finalità precisa, sulla quale non ci sono tuttavia al momento chiarimenti ufficiali, neanche nella relazione illustrativa al decreto.
Sarà in ogni caso opportuno che, da un lato, l’ente beneficiario evidenzi adeguatamente che la raccolta fondi è destinata specificamente all’emergenza epidemiologica da Covid-19 (anche, ad esempio, istituendo un apposito conto corrente bancario o postale su cui far transitare le somme oggetto di donazione) e, dall’altro, che il soggetto che provvede all’erogazione documenti quanto più possibile la finalità della donazione (ad esempio, utilizzando una chiara descrizione della causale del bonifico).

 

(testo adattato da fonte Euroconference news – autori Cristoforo Florio, Stefano Lizzani)

 

FAQ RELATIVE AI DIVERSI DPCM CHE SI SONO SUCCEDUTI

Possiamo proseguire l'attività di volontariato in seguito al DPCM dell'8 marzo?

L’attività di volontariato singolo o organizzato può essere svolta SOLO nei confronti delle fasce deboli della popolazione (ad esempio anziani o persone con disabilità) per consegnare loro alimenti, farmaci o altri generi di prima necessità, o anche per il disbrigo di pratiche amministrative (quali il pagamento delle bollette). Tali servizi si possono considerare necessari in quanto strumentali al diritto alla salute o ad altri diritti fondamentali della persona (alimentazione, igiene, ecc.).

Tali servizi potranno quindi essere erogati dai volontari e dalle organizzazioni (qualora le attività in questione rientrino in quelle previste dallo statuto), sempre però nel rispetto delle prescrizioni disposte per i singoli individui, ed in particolare:
– l’obbligo di rispettare la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro dagli utenti e dagli altri operatori o, comunque, ove questo non sia possibile, utilizzando i presidi sanitari necessari;
– l’obbligo di compilare e di portare con sé l’autodichiarazione, indicando tra le motivazioni dello spostamento lo stato di necessità (barrando l’apposita casella) e più oltre, dove è richiesta l’esplicitazione della motivazione indicata, descrivere l’attività svolta (ad esempio, la consegna di generi alimentari al domicilio di anziano solo e impossibilitato). Potrebbe altresì rivelarsi utile (ma non indispensabile) il possesso da parte del volontario di una attestazione dell’organizzazione di appartenenza che dia certezza della sua qualifica di volontario.

Ricordiamo le misure igienico-sanitarie da garantire sempre:

  1. Lavarsi spesso le mani. Si raccomanda di mettere a disposizione in tutti i locali pubblici, palestre, supermercati, farmacie e altri luoghi di aggregazione, soluzioni idroalcoliche per il lavaggio delle mani;
  2. Evitare il contatto ravvicinato con persone che soffrono di infezioni respiratorie acute;
  3. Evitare abbracci e strette di mano;
  4. Mantenimento, nei contatti sociali, di una distanza interpersonale di almeno un metro;
  5. Igiene respiratoria (starnutire e/o tossire in un fazzoletto evitando il contatto delle mani con le secrezioni respiratorie);
  6. Evitare l’uso promiscuo di bottiglie e bicchieri, in particolare durante l’attività sportiva;
  7. Non toccarsi occhi, naso e bocca con le mani;
  8. Coprirsi bocca e naso se si starnutisce o tossisce;
  9. Non prendere farmaci antivirali e antibiotici, a meno che siano prescritti dal medico;
  10. Pulire le superfici con disinfettanti a base di cloro o alcol;
  11. Usare la mascherina solo se si sospetta di essere malati o se si presta assistenza a persone malate.

 

Sono un’associazione di volontariato della provincia di Padova. Come incide il DPCM dell’8 marzo?

Il Presidente del Consiglio, con il Decreto Ministeriale dell’8 marzo e del successivo 9 marzo, ha esteso a tutta Italia le misure già indicate nel DPCM dell’8 marzo che interessavano alcuni territori, tra cui la provincia di Padova.
Il Decreto indica quindi per tutto il territorio nazionale tre punti di particolare importanza (art. 1) per evitare la diffusione del corona virus:

a) evitare ogni spostamento delle persone fisiche in entrata e in uscita, salvo che per gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero spostamenti per motivi di salute. E’ consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza.

b) ai soggetti con sintomatologia da infezione respiratoria e febbre (maggiore di 37,5 °C) è fortemente raccomandato di rimanere presso il proprio domicilio e di limitare al massimo i contatti sociali, contattando il proprio medico curante;

c) divieto assoluto di mobilità dalla propria abitazione o dimora per i soggetti sottoposti alla misura della quarantena ovvero risultati positivi al virus.

Ciò significa che prudenzialmente anche le attività delle associazioni di volontariato che operano in provincia devono essere ridotte al minimo per ridurre gli spostamenti delle persone.

Nei centri sociali per i quali è prevista la sospensione di attività, sono compresi quelli che erogano servizi sociali (disciplinati dalle normative nazionali o regionali) di settore come i centri diurni per persone con difficoltà di carattere sociale (comprensivo dei servizi di mensa, igiene personale ecc.), gli empori sociali per persone in povertà estrema, i centri polivalenti per anziani e diversamente abili e i centri di ascolto per famiglie che erogano, tra l’altro, consulenze specialistiche, attività di mediazione familiare e spazi neutri su disposizione dell’autorità giudiziaria e, infine, i centri antiviolenza?

No. Sono sospese soltanto le attività dei servizi diurni con finalità meramente ludico ricreative o di socializzazione o animazione che non costituiscono servizi pubblici essenziali. I centri elencati, che assicurano servizi strumentali al diritto alla salute o altri diritti fondamentali della persona (alimentazione, igiene, accesso a prestazioni specialistiche ecc.), possono proseguire la propria attività. Devono comunque garantire condizioni strutturali e organizzative che consentano il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di un metro.

http://www.governo.it/it/articolo/decreto-iorestoacasa-domande-frequenti-sulle-misure-adottate-dal-governo/14278#servizisociali

Le associazioni di volontariato che somministrano pasti o servizi alle fasce di popolazione debole, possono continuare ad erogare i loro servizi alla luce delle previsioni contenute nel DPCM dell’11 marzo 2020?

Sì. Il DPCM dell’11 marzo 2020, sospende le attività di ristorazione, ad eccezione delle mense e del catering continuativo su base contrattuale, purché garantiscano la distanza di sicurezza inter personale di 1 metro. È da ritenersi che pur essendo a titolo gratuito, tali servizi, possano rientrare nella fattispecie indicata. È comunque opportuno che tali attività vengano sottoposte a coordinamento da parte dei servizi sociali pubblici territoriali.

http://www.governo.it/it/articolo/decreto-iorestoacasa-domande-frequenti-sulle-misure-adottate-dal-governo/14278#servizisociali

La nostra associazione ha ragazzi in servizio civile. Cosa dobbiamo fare?

Il Dipartimento per le politiche giovanili e il servizio civile in data 8 marzo, sulla base del DPCM, ha sospeso fino al 3 aprile in tutte le zone indicate (tra cui la provincia di Padova) tutti i progetti di servizio civile, a meno che i ragazzi non siano impegnati in progetti di rilevante utilità per la situazione specifica legata al Covid-19, verificate le condizioni per riprendere il servizio.

Nella comunicazione si legge “si dispone la sospensione dei progetti di servizio civile, limitatamente alle sedi di attuazione presenti nei territori stessi, e la conseguente sospensione dal servizio da parte degli operatori volontari. Le suddette sospensioni si applicano, allo stato attuale, fino al 3 aprile 2020, e vanno intese, in considerazione della straordinarietà della situazione e della durata ridotta, come ulteriori giorni di permesso straordinario per causa di forza maggiore, in aggiunta a quelli indicati dalle “Disposizioni concernenti la disciplina dei rapporti tra enti e operatori volontari del servizio civile universale” del 14 gennaio 2019.
Laddove si trattasse di progetti di particolare e rilevante utilità, tenuto conto della straordinaria situazione di emergenza, gli enti, una volta verificate che ci siano le adeguate condizioni, possono valutare la prosecuzione delle attività secondo le modalità richiamate nella propria circolare del 6 marzo 2020 recante “indicazioni agli enti di servizio civile in relazione all’impiego degli operatori volontari nell’ambito dell’emergenza epidemiologica da COVID-19. Aggiornamento 8 marzo 2020”, dandone tempestiva comunicazione al Dipartimento, attraverso i canali già codificati, affinché non si applichi la sospensione del progetto. Tale circostanza deve prevedere la preventiva acquisizione del consenso da parte degli operatori volontari, che potranno in tal modo spostarsi nei territori sopra elencati “per motivi di necessità”,come previsto dal richiamato decreto, in quanto svolgono attività funzionali alla gestione della situazione di emergenza in corso”.

Leggi tutta la circolare dell’8 marzo

In data 9/03 il Dipartimento ha specificato con ulteriore circolare come comunicare eventuali continuazioni del servizio. In particolare gli enti sono tenuti ad inviare una comunicazione all’indirizzo mail emergenza@serviziocivile.it specificando nell’oggetto “Prosecuzione attività” e contenente: 

–  il codice ente;
–  il codice progetto originario; 
–  il codice progetto di destinazione (eventuale); 
–  il codice sede originaria;
–  il codice sede di destinazione (eventuale);
–  per ciascuna sede interessata, i nominativi degli operatori volontari impegnati.

Andrà inoltre specificatamente indicato se l’ente intende far svolgere agli operatori volontari il proprio servizio da remoto, anche presso le proprie abitazioni, così come se sono stati rimodulati gli orari di servizio giornalieri e/settimanali.

Nei casi in cui l’ente intenda invece rimodulare il proprio progetto per svolgere, sotto il coordinamento di un’istituzione pubblica che opera sul territorio, attività utili alla collettività connesse alla situazione di emergenza, deve inviare la comunicazione sopra indicata fornendo anche tutte le informazioni necessarie a conoscere quale sia l’istituzione coinvolta e quali le attività assegnate agli operatori volontari. Anche in tale situazione andrà preventivamente acquisito il consenso dei giovani.

La nostra associazione organizza raccolte fondi per il periodo pasquale con colombe o uova di Pasqua. Possiamo consegnare a domicilio i prodotti invece di organizzare i banchetti?

In questo periodo le associazioni sono solite promuovere le consuete attività di raccolta fondi legate alle celebrazioni pasquali.
Si tratta indubbiamente di una delle occasioni più importanti, durante l’anno, per raccogliere risorse vitali alla realizzazione delle proprie attività istituzionali.

Ciò nonostante, in conseguenza alle restrizioni emesse dal Governo in seguito all’emergenza coronavirus, che vietano gli spostamenti non legati a motivi di comprovata necessità – si vedano i decreti riportati nella prima parte di questa sezione, in particolare i decreti del 22 e 25 marzo – e sentita la Prefettura di Padova, si evidenzia che tali attività sono da considerarsi da sospendere nel caso in cui siano coinvolti i volontari nelle consegne, perchè non rientrano nè nelle esigenze lavorative nè nelle comprovate esigenze di necessità, in quanto non rispondono a bisogni primari della popolazione in questo periodo di emergenza. 

L’attività può eventualmente essere svolta unicamente in caso il pagamento avvenga tramite bonifico o carta di credito e la consegna non impieghi i volontari ma avvenga tramite spedizione postale o ditte abilitate al trasporto merci la cui attività non sia stata sospesa a seguito dei decreti sopra citati.

 

La nostra associazione è impegnata in attività di formazione e sensibilizzazione nelle scuole. Alla ripresa delle attività scolastiche potremo riprendere gli incontri?

Sarà necessario attendere indicazioni da parte del Ministero dell’istruzione e dall’Ufficio scolastico territoriale. Dove possibile riprendere le attività, lo si potrà fare nei limiti che saranno indicati.

La nostra associazione ha sospeso le attività, ma i volontari sono disponibili ad impegnarsi per attività di solidarietà sociale legate all’emergenza. Come possiamo fare?

Il CSV Padova ha attivato il progetto “Per Padova noi ci siamo” per coordinare le attività di aiuto. 

Sono un’associazione di volontariato. Come incide l'ultimo DPCM del 26 aprile relativo alla "fase 2"?

E’ stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il testo integrale del DPCM del 26 Aprile 2020, con i relativi allegati.

Vi riportiamo di seguito alcuni punti salienti del documento.

Sono consentite le attività con i codici ateco che iniziano con 94 (quelli più comunemente utilizzate dalle associazioni). Verificate dunque attentamente che l’associazione abbia un codice ricompreso tra questi.
Il codice ateco è riportato nell’attestazione del codice fiscale dell’associazione rilasciata dall’Agenzia delle Entrate.

Le attività che si svolgono devono in ogni caso rispettare scrupolosamente il protocollo di regolamentazione delle misure per il contrasto e contenimento Covid-19 contenute nell’allegato 4 e nell’allegato 6, qui brevemente riportate (consigliamo in proposito di leggere attentamente il decreto):
– massimo utilizzo di lavoro agile (lavoro da casa), in alternativa usufruire di ferie, permessi
– adozione di protocolli di sicurezza anti-contagio (rispetto della distanza di sicurezza, uso di mascherine e guanti, sanificazione)
– consegna al personale e volontari e/o affissione in associazione delle disposizioni delle autorità
pulizia giornaliera e sanificazione periodica dei locali, pulizia e sanificazione a fine turno di tastiere, schermi, mouse, eventuali sanificazioni straordinarie se si sospettano casi di covid-19
precauzioni igieniche personali: l’associazione mette a disposizione idonei mezzi detergenti per le mani accessibili a tutti i lavoratori, utilizzo mascherine, misure di distanziamento tra le scrivanie
gestione spazi comuni: accesso contingentato e con previsione di ventilazione continua dei locali, tempo ridotto di sosta, distanza di sicurezza, sanificazione spogliatoi (bagni), sanificazione tastiere distributori di bevande e snack
riorganizzazione dei turni per evitare per ridurre al minimo i contatti, utilizzare smart-working
orari di ingresso/uscita scaglionati per evitare contatti nelle zone comuni (eventualmente dedicare una porta per l’entrata e una per l’uscita)
– gli spostamenti all’interno degli spazi associativi devono essere limitati al minimo indispensabile

Rimangono sospesi e annullati tutti gli eventi interni e ogni attività di formazione in aula, mentre è consentita la formazione a distanza e le video conferenze e riunioni.

 

La mancata attivazione di questi protocolli determina la sospensione dell’attività fino al ripristino delle condizioni di sicurezza.

 

Per quanto riguarda le attività attualmente ancora sospese e rilevanti per gli enti di tipo associativo, si consiglia di verificare scrupolosamente l’art.1 alle lettere f,g, i, j, k, l, s, t, u, z, bb del citato Decreto.

 

Per quanto riguarda i servizi per l’ambito disabilità, si consiglia di porre particolare attenzione all’art.8 del Decreto.

 

Per le attività sospese (quindi non previste all’allegato 3) è ammesso, previa comunicazione al Prefetto, l’accesso ai locali aziendali di personale dipendente o terzi delegati per lo svolgimento di attività di vigilanza, attività di manutenzione, gestione dei pagamenti nonché attività di pulizia e sanificazione.

 

Si raccomanda comunque a tutte le persone anziane o affette da patologie croniche o con stati di immunodepressione congenita o acquisita di EVITARE di USCIRE dalla propria abitazione fuori dai casi di stretta necessità.

È sempre raccomandata l’applicazione delle misure di prevenzione igienico – sanitaria contenute nell’allegato 4.

La nostra associazione ha tirocinanti dell’Università di Padova. Come ci dobbiamo comportare?

L’Università di Padova ha sospeso tutti gli stage e tirocini, tranne quelli in ambito sanitario, almeno fino a giugno 2020. Gli studenti potranno quindi riprendere il tirocinio dopo quella data.

Vorremmo approfittare di questo periodo per costituire un'associazione. Possiamo farlo?

Premesso che la libertà di associazione è un diritto previsto dalla Costituzione, ricordiamo che anche in questo periodo a tutti i cittadini che volessero costituire un’associazione il CSV offre consulenze specifiche sulle procedure da seguire.

Segnaliamo ugualmente che in questo particolare periodo, però, viste le limitazioni previste dai DPCM che si sono succeduti e per ultimo dal Decreto nr.19 del 25/03/2020, si sconsiglia di intraprendere il percorso.

Le limitazioni all’aggregazione e agli spostamenti del decreto di cui sopra non permettono di seguire agevolmente l’iter previsto per la costituzione di una nuova associazione.
Ricordiamo che gli spostamenti “motivati da esigenze lavorative” sono permessi solo se l’attività lavorativa rientra in quelle previste dal DPCM del 22/03/2020 e seguenti.

A chi ne farà richiesta, verranno comunque fornite tutte le informazioni necessarie per poter espletare le pratiche una volta rientrata l’emergenza.

Nel sito del CSV di Padova c’è una sezione dedicata alle associazioni in costituzione con tutte le informazioni di base.
Per ogni altra informazione non esitate a contattarci.

 

La nostra associazione si occupa di assistenza ospedaliera o in luoghi di cura. Cosa dobbiamo fare?

E’ necessario contattare la struttura e accordarsi sulle modalità di presenza.

Il Decreto dell’8 marzo all’art. 2, lettera q, si specifica infatti questo:
L’accesso di parenti e visitatori a strutture di ospitalità e lungo degenza, residenze sanitarie assistite (RSA), hospice, strutture riabilitative e strutture residenziali per anziani, autosufficienti e non, è limitata ai soli casi indicati dalla direzione sanitaria della struttura, che è tenuta ad adottare le misure necessarie a prevenire possibili trasmissioni di infezione.

 

Se l'associazione ha dipendenti o collaboratori come ci dobbiamo comportare?

In caso l’associazione abbia lavoratori dipendenti o con contratti di collaborazione è possibile attivare forme di smart working senza modifiche contrattuali, per tutto il periodo di emergenza.

Per i dipendenti, in caso l’attività sia sospesa o notevolmente ridotta, è possibile usufruire della Cassa integrazione straordinaria, per un massimo di 3 mesi.

La cassa integrazione è pagata al lavoratore direttamente dall’inps per un importo pari all’80% dello stipendio.

Per informazioni dettagliate sull’attivazione consigliamo di rivolgersi al proprio consulente del lavoro.

 

 

Riunioni organi sociali: quali modalità possiamo seguire per farle a distanza?

Il DPCM 26 aprile 2020, in continuità con i precedenti, ha confermato il divieto di ogni forma di assembramento di persone in luoghi pubblici e privati (art.1, c.1, lett. d), così come la sospensione delle manifestazioni organizzate, degli eventi e degli spettacoli di qualsiasi natura con la presenza di pubblico, svolti in luogo pubblico o privato (art.1, c.1, lett. i). È stata inoltre differita almeno fino al 17 maggio (termine di efficacia del Decreto) ogni altra attività convegnistica o congressuale (art.1, c.1, lett. s).
Da tali disposizioni è evidente come ad oggi gli enti non profit non possano riunire gli organi sociali (assemblea, consiglio direttivo o di amministrazione, organo di controllo, altri organi) nella modalità consueta, quella cioè che prevede la partecipazione fisica degli individui.
Tale divieto, che ha come base una causa di forza maggiore, vale quantomeno sino al 17 maggio, termine di efficacia del DPCM 26 aprile 2020, salvo ulteriori proroghe, le quali sembrano comunque più che probabili.

Il Decreto “Cura Italia” (DL 18/2020) ha previsto (all’art.73, c.4) per le associazioni (sia riconosciute che non riconosciute) e le fondazioni la facoltà di riunire gli organi sociali in videoconferenza, anche qualora tale modalità non sia espressamente contemplata nello statuto: e ciò è possibile fino al 31 luglio 2020 (termine dello stato di emergenza dichiarato dal Governo, salvo ulteriori proroghe).
Gli enti che invece hanno disciplinato nel proprio statuto tale modalità di riunione la potranno ovviamente utilizzare anche dopo il termine del 31 luglio.

Tale disposizione si applica a tutti gli enti non profit, indipendentemente dal fatto che essi siano anche enti del Terzo settore (e quindi, ad oggi, Odv, Aps ed Onlus); anche se letteralmente si fa riferimento solo ad associazioni e fondazioni, sembra che la disposizione si possa estendere per interpretazione analogica anche ai comitati.
Affinché una riunione in videoconferenza sia valida, devono essere fissati in anticipo criteri di trasparenza e di tracciabilità, al fine di:

– rendere noti a tutti i partecipanti i diversi punti all’ordine del giorno della riunione, mettendo a disposizione la relativa documentazione;
– permettere al presidente dell’organo di accertare la regolarità della costituzione della riunione, identificando in modo certo i partecipanti, oltre che di regolare lo svolgimento dell’adunanza e di constatare i risultati delle votazioni;
– permettere ad ogni partecipante di poter seguire in modo adeguato la discussione, intervenire in tempo reale alla trattazione degli argomenti e alla votazione (principio di simultaneità);
– informare i partecipanti dello strumento scelto per realizzare la riunione in videoconferenza (ad esempio skype, hangout, zoom, ecc.), e delle modalità con cui potervi accedere.

Tutte queste informazioni devono essere rese note in modo dettagliato nella convocazione dell’organo, al fine di consentire la partecipazione effettiva di tutti i componenti. Una volta riunito l’organo, dovranno ovviamente essere rispettati gli ordinari quorum costitutivi e deliberativi previsti dallo statuto.

La riunione in videoconferenza è sicuramente una possibilità importante che il legislatore ha ammesso per gli enti non profit che ad oggi non la contemplano nel loro statuto (e la cui previsione appare più che opportuno inserire in occasione del prossimo adeguamento o modifica statutaria), ma è necessario che tali riunioni avvengano nel massimo rispetto dei criteri di trasparenza e tracciabilità previsti dalla legge. Qualora ciò non sia possibile gli enti non profit sono legittimati, a nostro giudizio per una causa di forza maggiore sulla base del DPCM 26 aprile 2020 (e di quelli, eventualmente, successivi), a rinviare la riunione in presenza a data da destinarsi, aspettando la fine della situazione emergenziale: ciò al fine di tutelare il fondamentale diritto ad un’effettiva ed informata partecipazione dei consociati.
Qualora un ente non profit opti per il rinvio della riunione di un organo sociale (ad esempio dell’assemblea), dovrà ovviamente informarne tutti componenti, giustificando il mancato utilizzo della videoconferenza con ragioni di difficoltà (tecniche o di altro tipo), tali da non poter garantire una piena partecipazione degli intervenuti.

Daniele Erler – area consulenza CSVnet (fonte: https://www.csvnet.it/component/content/article/144-notizie/3652-riunioni-non-profit-cosa-cambia-dopo-la-conversione-del-cura-italia?Itemid=893)

La nostra associazione aveva l'assemblea dei soci programmata entro fine aprile per l'approvazione del bilancio. Cosa dobbiamo fare?

Con il DPCM “Cura Italia” 18/2020:

– Per Onlus, Odv e Aps che avrebbero dovuto procedere all’approvazione del bilancio nella finestra temporale dell’emergenza (fissata dal governo in 6 mesi a decorrere dal 31 gennaio scorso) il termine viene fatto coincidere con quello degli adeguamenti (31 ottobre 2020), anche al fine di consentire l’adozione di entrambe le delibere con un’unica assemblea, in deroga al proprio Statuto.

Imprese sociali: la scadenza slitta a 180 giorni dalla chiusura dell’esercizio a prescindere dalle previsioni statutarie, 30 giugno (anziché fine aprile).

Per gli altri enti (associazioni, riconosciute e non, ASD e fondazioni) DIVERSI dai PRECEDENTI, il decreto non contiene una previsione specifica, ma in via interpretativa dovrebbe estendersi la medesima proroga delle società. Il Codice civile non prevede un termine puntuale per i bilanci di associazioni e fondazioni, per cui, come detto, è prassi consolidata fare riferimento alle stesse scadenze del mondo societario (120 giorni dalla chiusura dell’esercizio, prorogabili a 180), 30 giugno (è una mia interpretazione, vista l’impossibilità di convocare Consigli o Assemblee in modo regolare).

Le assemblee:
Strettamente legate alle proroghe sono le semplificazioni procedurali relative allo svolgimento delle assemblee, anche in questo caso con alcune differenze tra enti societari e non. Al fine di evitare assembramenti di persone e limitare il contagio del virus, per tutti sono favorite le assemblee in video conferenza, anche in assenza di espressa previsione statutaria e purché sia possibile identificare con certezza i partecipanti (articolo 106, comma 2, per le società, e articolo 73, comma 4, per gli enti diversi). Per chi adotta la forma societaria, poi, le adunanze tramite mezzi di telecomunicazione potranno avvenire anche senza la contestuale presenza nel medesimo luogo di presidente e notaio (o segretario), in deroga alle ordinarie previsioni del Codice civile. In più, vengono semplificate le modalità di voto in assemblea, consentendo l’espressione in via elettronica o per corrispondenza (per le società azionarie), o la consultazione scritta (per le Srl), a prescindere dal contenuto dello statuto. Mentre nessuna specificazione sull’esercizio del diritto di voto è prevista per associazioni e fondazioni.

La possibilità di svolgere le riunioni degli organi sociali in video conferenza è ammessa fino al termine della durata dello stato di emergenza dichiarato dal Governo, cioè fino al 31 luglio 2020 (salvo ulteriori proroghe).

Se un’associazione o una fondazione vuole riunire i propri organi sociali lo potrà quindi fare, sempre però “nel rispetto di criteri di trasparenza e tracciabilità previamente fissati” (ad esempio mettendo a disposizione in anticipo i materiali oggetto di discussione), che consentano al presidente dell’organo di accertare la regolarità della costituzione della riunione, identificando quindi in modo certo i partecipanti, di regolare lo svolgimento dell’adunanza e di constatare i risultati delle votazioni. Fondamentale è il rispetto del principio di simultaneità per il quale, a pena di invalidità della riunione, ogni partecipante deve poter seguire in modo adeguato la discussione, oltre che poter intervenire in tempo reale alla trattazione degli argomenti e alla votazione.

Qualora tali criteri non fossero già presenti negli statuti o nei regolamenti, dovranno essere definiti ex ante con delibera dell’organo interessato, che dovrà comunque tenere conto dell’attuale quadro normativo emergenziale caratterizzato anche dalle stringenti limitazioni agli spostamenti degli individui, conseguenza del quale è che i partecipanti non potranno che trovarsi ognuno nella propria abitazione.

Vista tale particolare condizione, il verbale della riunione può essere redatto anche successivamente, con la sottoscrizione del Presidente e del verbalizzante (oppure con la sottoscrizione del solo notaio se trattasi di atto pubblico): questo è quanto ha disposto il Consiglio Notarile di Milano con la Massima n. 187 dell’11 marzo 2020.

Alcune linee guida per gli enti per riassumere:
Sulla base di quanto detto, cosa è opportuno fare per le associazioni e le fondazioni (comprese Odv, Aps ed Onlus) in questo periodo, in particolare con riferimento all’approvazione del bilancio di esercizio?

Distinguiamo tre casi.

– Gli enti che hanno la possibilità, i mezzi e le competenze per riunire gli organi sociali (compresa l’assemblea) in forma telematica, rispettando i criteri delineati al paragrafo precedente, lo possono ovviamente fare, procedendo quindi all’approvazione completa del bilancio di esercizio entro i termini legali o statutari (si veda FAQ dedicata).
– Gli enti che non hanno invece la possibilità e i mezzi per riunire l’assemblea in forma telematica ma che invece possono procedere ad una riunione telematica del consiglio direttivo (il quale è composto da meno persone rispetto all’assemblea, ed è quindi più gestibile), lo possono fare, deliberando entro il 30 aprile in merito al bilancio di esercizio e posticipando l’assemblea a data da destinarsi. Vista la situazione attuale non sembra infatti opportuno indicare una data precisa per lo svolgimento dell’assemblea, essendo preferibile subordinarla alla fine della situazione emergenziale come dichiarata dall’autorità legislativa. Si devono comunque informare gli associati (ad esempio tramite email) del rinvio dell’assemblea inviando loro, laddove sia stato predisposto ed approvato dal consiglio direttivo, il progetto di bilancio. Le regole per la convocazione sono le stesse di quelle previste dallo statuto per le normali riunioni dell’assemblea o del direttivo, così come i quorum costitutivi e deliberativi.
– Infine, per gli enti non profit che non hanno la possibilità, i mezzi o le competenze per convocare né l’assemblea né il direttivo in forma telematica, si consiglia che il presidente, dopo aver preliminarmente informato e condiviso la decisione con i singoli consiglieri, invii una comunicazione a tutti gli associati informandoli, vista la situazione emergenziale ed il quadro normativo precedentemente esposto, che l’assemblea è rinviata a data da destinarsi. Se il progetto di bilancio è stato redatto (anche se non ancora approvato dal direttivo) è opportuno inviare anch’esso agli associati.

(fonte Omar Chiarello – consulente e csvnet)

 

AGGIORNAMENTO

Con il DL 18/2020 sono intervenute alcune novità riepilogate nella tabella che segue. Per i relativi approfondimenti rimandiamo all’articolo di CSVnet: https://www.csvnet.it/component/content/article/144-notizie/3652-riunioni-non-profit-cosa-cambia-dopo-la-conversione-del-cura-italia?Itemid=893

 

Sono un’associazione di volontariato con sede nella Regione Veneto. Quali sono le ultime indicazioni operative regionali?

La Regione del Veneto in data 10 aprile ha pubblicato le “linee guida per le attività di volontariato nell’ambito dell’emergenza epidemiologica covid-19″ che sulla base anche dei disposti dei DPCM in sostanza ribadiscono che ogni azione di volontariato legata all’emergenza non può essere svolta spontaneamente e nell’improvvisazione.
La rilevazione dei bisogni è affidata al Comune territorialmente competente.
Le risposte attraverso il volontariato vanno date in modalità concordate e coordinate con l’Ente pubblico e in raccordo con il COC – Centro Operativo Comunale di Protezione Civile.

Si elencano le attività che sono considerate necessarie e quindi che si possono svolgere, mantenendo il raccordo sopra descritto e le misure di sicurezza idonee.

Si specifica inoltre il ruolo dei Centri di Servizio come cerniera tra amministrazioni e volontariato.

Si ricorda che su Padova città il coordinamento attivo riconosciuto è quello nell’ambito del progetto “Per Padova noi ci siamo”.

Al di fuori di queste modalità non è consentito in alcun modo lo spostamento di volontari all’interno del territorio dei comuni, né a maggior ragione tra comuni diversi.

Leggi le linee guida complete

Cosa succede alle attività associative come eventi, corsi, manifestazioni?

Tutte le attività di gruppo: corsi di formazione, assemblee, consigli direttivi, iniziative di gruppo devono essere sospese.

E’ possibile attivare modalità di gestione dei gruppi da remoto. A tal proposito si segnala che alcuni operatori hanno attivato agevolazioni e si riportano alcuni strumenti utili messi a disposizione per il non profit dalle aziende affiliate a Techsoup.

All’art. 1 del DCPM sono di interesse in particolare i seguenti punti che sottolineano che sono sospese tutte le attività di gruppo:
d) sono sospesi gli eventi e le competizioni sportive di ogni ordine e disciplina, in luoghi pubblici o privati.
g) sono sospese tutte le manifestazioni organizzate, nonché gli eventi in luogo pubblico o privato, ivi compresi quelli di carattere culturale, ludico, sportivo, religioso e fieristico, anche se svolti in luoghi chiusi ma aperti al pubblico, quali, a titolo d’esempio, grandi eventi, cinema, teatri, pub, scuole di ballo, sale giochi, sale scommesse e sale bingo, discoteche e locali assimilati; nei predetti luoghi è sospesa ogni attività;
h) sono sospesi i servizi educativi per l’infanzia di cui all’articolo 2 del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 65, e le attività didattiche in presenza nelle scuole di ogni ordine e grado, nonché della frequenza delle attività scolastiche e di formazione superiore, comprese le Università e le Istituzioni di Alta Formazione Artistica Musicale e Coreutica, di corsi professionali, master, corsi per le professioni sanitarie e università per anziani, nonché i corsi professionali e le attività formative svolte da altri enti pubblici, anche territoriali e locali e da soggetti privati, ferma in ogni caso la possibilità di svolgimento di attività formative a distanza ad esclusione dei corsi per i medici in formazione specialistica e dei corsi di formazione specifica in medicina generale, nonché delle attività dei tirocinanti delle professioni sanitarie. Al fine di mantenere il distanziamento sociale, è da escludersi qualsiasi altra forma di aggregazione alternativa. Sono sospese le riunioni degli organi collegiali in presenza. Gli enti gestori provvedono ad assicurare la pulizia degli ambienti e gli adempimenti amministrativi e contabili concernenti i servizi educativi per l’infanzia richiamati, non facenti parte di circoli didattici o istituti comprensivi;
l) sono chiusi i musei e gli altri istituti e luoghi della cultura di cui all’ai1icolo 101 del codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42;
q) sono adottate, in tutti i casi possibili, nello svolgimento di riunioni, modalità di collegamento da remoto con particolare riferimento a strutture sanitarie e sociosanitarie, servizi di pubblica utilità e coordinamenti attivati nell’ambito dell’emergenza COVID-19, comunque garantendo il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di un metro di cui ali’ allegato I lettera d), ed evitando assembramenti;
s) sono sospese le attività di palestre, centri sportivi, piscine, centri natatori, centri benessere, centri te1mali (fatta eccezione per l’erogazione delle prestazioni rientranti nei livelli essenziali di assistenza), centri culturali, centri sociali, centri ricreativi;

All’art.2 si specificano una serie di attività sospese in tutta Italia, compresi: cinema, teatro, qualsiasi manifestazione di gruppo in luogo pubblico o privato, i viaggi di istruzione, visite guidate e iniziative di scambio o gemellaggio

In seguito al Dpcm del 16 maggio e all'ordinanza regionale del 17 maggio, come devono comportarsi le associazioni del Veneto nelle riaperture della loro attività?

Il CSV di Padova, in collegamento con gli altri Centri e con il supporto dei consulenti esterni, sta studiando nel dettaglio l’ultimo Dpcm e l’ordinanza regionale per cercare di dare risposte quanto più precise alle associazioni, pur considerando che i vari decreti fanno raramente riferimento alle attività delle organizzazioni di volontariato e pertanto la situazione va studiata di caso in caso, sulla base dell’attività prevalente e dei rischi collegati.

L’ordinanza regionale n. 48 del 17 maggio 2020 è stata emanata sulla base delle Linee Guida per la riapertura delle Attività Economiche e Produttive approvate dalla Conferenza delle Regioni in data 16.5.2020.
L’ordinanza pertanto non fornisce indicazioni specifiche in merito all’attività associativa, essendo il provvedimento nato per le attività economiche e produttive. Vengono però citate le attività sociali, pertanto può essere presa a riferimento dalle associazioni per orientare le proprie riaperture.

Le indicazioni generali previste per tutti i tipi di attività riguardano il mantenimento delle misure di sicurezza ormai note: utilizzo di mascherina sempre obbligatorio, igienizzazione frequente delle mani e distanza interpersonale di almeno un metro (due nell’attività sportiva).

Si riportano nel seguito alcune specifiche che possono essere utili a seconda del tipo di attività dell’associazione:
– Sono ammessi gli spostamenti ma solo all’interno del territorio regionale, anche a fini ludici, ricreativi e turistici, a piedi o con qualsiasi mezzo, ma rimangono vietati gli assembramenti sia in aree pubbliche che private.

– Restano sospese tutte le attività di centri culturali e sociali e non si possono effettuare riunioni, se non in casi straordinari e comunque rispettando le distanze di almeno un metro.

– È ammesso l’accesso del pubblico ai parchi, alle ville e ai giardini pubblici nel rispetto del divieto di assembramento nonché della distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro ed è ammessa l’attività teatrale e artistica seppure senza pubblico, ad esempio per costruire scenografie o fare prove di spettacoli.

– In ogni attività di ricevimento al pubblico/sportello è necessario predisporre una adeguata informazione sulle misure di prevenzione, mettendo a disposizione soluzioni per l’igiene delle mani. Si potrà, se ritenuto necessario ai fini di sicurezza, rilevare la temperatura corporea, impedendo l’accesso in caso di temperatura superiore a 37,5 °C, o installare barriere fisiche o riorganizzare gli spazi e le modalità di accesso anche attraverso prenotazioni, modalità da remoto e appuntamenti per consentire così il rispetto degli obblighi del metro di distanziamento.

Al momento, per ulteriori dettagli si rinviano le associazioni agli allegati dell’ordinanza per orientarsi sulle misure di sicurezza più adatte per la propria tipologia di attività, ad esempio, manutenzione del verde o l’accesso a musei e biblioteche.

In ogni sede associativa è comunque raccomandata una adeguata pulizia delle superfici di lavoro e una adeguata disinfezione delle attrezzature.

Ogni misura dovrà essere adattata rifacendosi a principi di prudenza e attenzione, alla propria realtà associativa, consapevoli del delicato atto di responsabilità che si richiede in questo momento agli amministratori di una associazione, il cui primo dovere è naturalmente proteggere i propri volontari e i propri utenti, con un particolare attenzione ai soggetti più vulnerabili (persone anziani o malate), in questa fase di convivenza con il virus.

Testo tratto e rielaborato da CSV di Verona che si ringrazia per la collaborazione

Quali novità apporta l'Ordinanza regionale del 23 maggio per le riaperture delle attività associative?

Ordinanza regionale n. 50 aggiorna le possibili riaperture anche sulla base delle nuove linee guida per la riapertura delle Attività Economiche e Produttive approvate dalla Conferenza delle Regioni in data 22.5.2020.
L’ordinanza prevede la possibile riapertura dal 25 maggio di una serie di attività produttive e sociali.

Le attività sociali che interessano più da vicino gli enti del Terzo Settore sono nello specifico quelle che fanno riferimento a circoli culturali e ricreativi (luoghi di ritrovo di associazioni culturali, centri sociali, circoli ricreativi, club, centri di aggregazione sociale, università del tempo libero e della terza età – per le attività di somministrazione di alimenti e bevande, attività motorie e sportive, formative, conferenze, dibattiti e spettacoli si rimanda alle schede tematiche pertinenti e alla relativa disciplina).

Nella medesima Ordinanza si prevede inoltre la possibile riapertura sempre dal 25 maggio di:
– aree gioco per bambini in spazi pubblici
– formazione professionale
– parchi tematici e di divertimento

La stessa ordinanza specifica che dal 1 giugno è ammessa la riapertura anche di servizi per l’infanzia e adolescenza 0-17 anni (attività organizzate da soggetti pubblici e privati per la socialità e il gioco a carattere diurno per bambini e adolescenti).

 

Le indicazioni generali previste per tutti i tipi di attività riguardano il mantenimento delle misure di sicurezza ormai note: utilizzo di mascherina sempre obbligatorio, igienizzazione frequente delle mani e distanza interpersonale di almeno un metro (due nell’attività sportiva).

Inoltre nelle linee guida aggiornate, le indicazioni specifiche per i circoli culturali e ricreativi sono indicate a pag. 26 e 27 e prevedono la necessità di:

Garantire un’adeguata informazione e sensibilizzazione degli utenti
– Riorganizzare gli spazi, i percorsi e il programma di attività in modo da assicurare il mantenimento della distanza interpersonale di almeno 1 metro (2 metri in caso di attività fisica) e potrà essere valutata una diminuzione della capienza massima dei locali.
– Privilegiare, laddove possibile, lo svolgimento di attività all’aria aperta, garantendo comunque il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale.
Privilegiare attività a piccoli gruppi di persone, garantendo sempre il rispetto della distanza interpersonale anche durante le attività di tipo ludico. Per le attività che prevedono la condivisione di oggetti (es. giochi da tavolo, biliardo, bocce), adottare modalità organizzative tali da ridurre il numero di persone che manipolano gli stessi oggetti, ad esempio predisponendo turni di gioco e squadre a composizione fissa, e obbligare comunque all’uso della mascherina e alla disinfezione delle mani prima di ogni nuovo gioco. In ogni caso, i piani di lavoro, i tavoli da gioco e ogni oggetto fornito in uso agli utenti devono essere disinfettati prima e dopo ciascun turno di utilizzo. È vietato l’utilizzo di strumenti di gioco per i quali non è possibile una disinfezione ad ogni turno (es. carte da gioco).

Inoltre:
– È necessario mettere a disposizione degli utenti e degli addetti distributori di soluzioni disinfettanti per le mani da dislocare in più punti, in particolare vicino agli ingressi delle stanze.
– Potrà essere rilevata la temperatura corporea all’ingresso, impedendo l’accesso in caso di temperatura > 37,5 °C.
– Mantenere un registro delle presenze giornaliere da conservare per una durata di 14 giorni, garantendo il rispetto della normativa in materia di protezione dei dati personali.
– Le postazioni dedicate al ricevimento degli utenti possono essere dotate di barriere fisiche (es. schermi).
– La disposizione dei posti a sedere dovrà garantire il rispetto della distanza interpersonale di almeno 1 metro, sia frontalmente che lateralmente.
Garantire la frequente pulizia di tutti gli ambienti e con regolare disinfezione delle superfici toccate con maggiore frequenza (es. banchi, tavoli, piani d’appoggio, corrimano, interruttori della luce, pulsanti, maniglie di porte e finestre, attrezzature, giochi, servizi igienici, docce, spogliatoi ecc.).
– Favorire il ricambio d’aria negli ambienti interni. Per gli impianti di condizionamento, è obbligatorio, se tecnicamente possibile, escludere totalmente la funzione di ricircolo dell’aria; se ciò non fosse tecnicamente possibile, vanno rafforzate ulteriormente le misure per il ricambio d’aria naturale e in ogni caso va garantita la pulizia, ad impianto fermo, dei filtri dell’aria di ricircolo per mantenere i livelli di filtrazione/rimozione adeguati, secondo le indicazioni tecniche di cui al documento dell’Istituto Superiore di Sanità.

Per quanto riguarda le misure organizzative e di prevenzione specifiche per le varie tipologie di attività (es. somministrazione di alimenti e bevande, attività motoria e sportiva, attività formative, conferenze, dibattiti, spettacoli) è necessario riferirsi alle schede specifiche contenute nelle stesse linee guida.

I musei e i luoghi di cultura possono riaprire?

Con il DPCM dell’11 giugno è stabilita la riapertura dei musei e di altri istituti e luoghi della cultura, a condizione che siano garantite modalità di fruizione contingentata o comunque tali da evitare assembramenti di persone e consentire quindi che i visitatori possano rispettare la distanza di sicurezza di almeno un metro. Ciò dovrà essere fatto tenendo conto delle dimensioni e delle caratteristiche dei locali aperti al pubblico, oltre che dei flussi abituali di visitatori, e dovranno essere rispettati i protocolli e le linee guida regionali o provinciali in materia. Nelle linee guida della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome è prevista un’apposita sezione dedicata ai “musei, archivi e biblioteche”.

 

Si ricorda che per tutte le attività rimangono le fondamentali misure generali di precauzione disposte dal Decreto legge 33 del 2020, ed in particolare:

  • il divieto di assembramento di persone in luoghi pubblici o aperti al pubblico;
  • il mantenimento della distanza di sicurezza interpersonale minima di un metro (e che poi può aumentare in relazione al tipo di attività che viene svolta) e l’utilizzo di dispositivi di protezione individuale (mascherine) dove non sia possibile mantenere tale distanza.

(fonte CSVNet)

Sono un'associazione sportiva. Quali novità ci sono con gli ultimi Decreti?

Il DPCM dell’11 giugno precisa che dal 12 giugno 2020 sono ammessi gli eventi e le competizioni sportive riconosciuti di interesse nazionale (dal CONI, dal CIP e dalle rispettive federazioni), purché a porte chiuse o all’aperto senza la presenza di pubblico, così come sono consentite le sessioni di allenamento degli atleti (professionisti e non professionisti) degli sport individuali e di squadra: la condizione per lo svolgimento di tali attività è il rispetto dei protocolli emanati dalle rispettive Federazioni Sportive Nazionali, Discipline Sportive Associate ed Enti di Promozione Sportiva.

Dal 25 maggio è ripresa l’attività sportiva di base e l’attività motoria in generale svolte presso palestre, piscine, centri e circoli sportivi, pubblici e privati, nel rispetto delle norme di distanziamento sociale e senza alcun assembramento, e in conformità con le linee guida emanate dall’Ufficio per lo Sport della Presidenza del Consiglio. Nelle linee guida della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome sono previste indicazioni specifiche per piscine e palestre. Importante è anche qui prestare attenzione alle specifiche normative regionali e provinciali eventualmente emanate in materia.

 

Si ricorda che per tutte le attività rimangono le fondamentali misure generali di precauzione disposte dal Decreto legge 33 del 2020, ed in particolare:

  • il divieto di assembramento di persone in luoghi pubblici o aperti al pubblico;
  • il mantenimento della distanza di sicurezza interpersonale minima di un metro (e che poi può aumentare in relazione al tipo di attività che viene svolta) e l’utilizzo di dispositivi di protezione individuale (mascherine) dove non sia possibile mantenere tale distanza.

(fonte CSVNet)

E' possibile organizzare manifestazioni e spettacoli nei prossimi mesi?

Il Dpcm 11 giugno 2020 (art.1, lett. i) consente lo svolgimento delle manifestazioni pubbliche soltanto in forma statica e nel rispetto delle distanze sociali e delle altre misure di contenimento: la previsione della “forma statica” sembra quanto meno ridurre di molto (almeno fino al 14 luglio 2020) la possibilità di organizzare iniziative simili a “sagre”, che molto spesso si caratterizzano invece per il loro carattere fortemente “dinamico”. Anche qui occorre sempre prestare attenzione a quanto prevedono le normative regionali o provinciali eventualmente disposte in materia.

Per quanto riguarda invece gli spettacoli aperti al pubblico in sale teatrali, sale da concerto, sale cinematografiche e in altri spazi anche all’aperto, si possono svolgere nel rispetto della distanza interpersonale di almeno un metro e con un numero fisso di spettatori (1000 per spettacoli all’aperto, 200 per spettacoli al chiuso, con la possibilità per Regioni e Province di prevedere un diverso numero massimo in considerazione delle dimensioni e delle caratteristiche dei luoghi), nel rispetto dei protocolli o linee guida regionali o provinciali e in conformità ai criteri elaborati dal Comitato tecnico-scientifico e contenuti nell’allegato 10 del Dpcm 11 giugno 2020. Nelle linee guida della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome è prevista un’apposita sezione dedicata a tali eventi, rubricata “cinema e spettacoli dal vivo”.

Restano comunque sospese sino al 14 luglio 2020 le attività che abbiano luogo in sale da ballo e discoteche o locali assimilati, le fiere e i congressi, ed in generale gli eventi che implichino assembramenti in spazi chiusi o all’aperto quando non sia possibile assicurare il rispetto delle condizioni di sicurezza previste. Anche qui le Regioni e le Province autonome hanno la possibilità di stabilire una data diversa per la ripresa di tali attività, in relazione all’andamento della situazione epidemiologica nei rispettivi territori.

 

Si ricorda che per tutte le attività rimangono le fondamentali misure generali di precauzione disposte dal Decreto legge 33 del 2020, ed in particolare:

  • il divieto di assembramento di persone in luoghi pubblici o aperti al pubblico;
  • il mantenimento della distanza di sicurezza interpersonale minima di un metro (e che poi può aumentare in relazione al tipo di attività che viene svolta) e l’utilizzo di dispositivi di protezione individuale (mascherine) dove non sia possibile mantenere tale distanza.

(fonte CSVNet)

Le associazioni che gestiscono circoli culturali e ricreativi e/o organizzano centri estivi possono riaprire? con quali adeguamenti?

 

Il Dpcm 11 giugno 2020 (art.1, lett. z) prevede la riapertura delle attività dei centri culturali e dei centri sociali, a condizione che le Regioni e le Province autonome abbiano preventivamente accertato la compatibilità dello svolgimento di tali attività con l’andamento della situazione epidemiologica nei rispettivi territori.

Gli enti locali devono inoltre individuare appositi protocolli o linee guida idonei a prevenire o ridurre il rischio di contagio, i quali dovranno comunque rispettare i principi contenuti nei protocolli nazionali ed in particolare essere conformi ai criteri elaborati dal Comitato tecnico-scientifico e contenuti nell’allegato 10 del Dpcm 11 giugno 2020. Nelle linee guida della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome sono inoltre previste indicazioni specifiche per i centri culturali e ricreativi.

Apposita menzione meritano i circoli anziani: il Dpcm 11 giugno 2020, a differenza dei precedenti, non prevede più l’espressa raccomandazione per le persone anziane di evitare di uscire dalla propria abitazione fuori dai casi di stretta necessità. Occorre sempre verificare che tale previsione non sia comunque ancora prevista dalle diverse normative regionali o provinciali. Nonostante l’evidente apertura disposta dalla normativa nazionale, gli enti non profit che coinvolgono persone anziane (over 65) come volontari o come utenti dovranno sempre valutare l’eventuale riapertura con attenzione, prudenza e senso di responsabilità, vista l’elevata letalità del Covid-19 in tali individui.

 

Dal 25 maggio la Regione Veneto ha ammesso la ripresa delle attività dei circoli culturali e ricreativi; con l’ordinanza del presidente della giunta regionale del Veneto n. 55/2020 sono state pubblicate, tra il resto, le linee guida per i circoli culturali e ricreativi.

Inoltre, non c’è più l’elenco dei codici Ateco “autorizzati”, pertanto, tutte le attività, ad eccezione di quelle espressamente escluse, possono ripartire, a condizione che esse siano svolte rispettando due condizioni fondamentali:

divieto di assembramento (cioè la situazione in cui, in relazione alla dimensione e alle caratteristiche degli spazi, aperti o chiusi, non vi siano condizionamenti tali da poter assicurare il distanziamento tra gli individui);

rispetto della distanza interpersonale (in generale 1 metro, 2 metri nel caso di svolgimento di attività sportiva o motoria).

 

 

I presupposti fondamentali sono la prudenza ed il senso di responsabilità; il principio cardine per la riapertura è quello di garantire adeguati livelli di tutela e protezione della salute degli operatori (dipendenti e/o volontari) e di tutte le persone coinvolte nell’attività: qualora ciò non fosse possibile, l’attività non potrà riprendere.

Per garantire la sicurezza e la salute di tutte le persone coinvolte, l’associazione dovrà rispettare quanto disposto dai protocolli e linee guida nazionali e regionali, mettendo in atto tutte le misure e gli adempimenti richiesti in materia di salute e sicurezza sul luogo di lavoro.
Per agire correttamente è necessario implementare procedure per tutelare tutte le persone coinvolte, adottando ogni misura che consenta di minimizzare il rischio di contagio, tenendo conto delle responsabilità a cui sono soggetti (anche) coloro che amministrano un ente non profit.

 

Per quanto riguarda i servizi per l’infanzia e l’adolescenza, la citata Ordinanza regionale n. 55 ha approvato, nell’Allegato 2, le “Linee di indirizzo per la riapertura dei servizi per l’infanzia e l’adolescenza 0-17 anni”, che disciplinano in modo dettagliato le procedure, i limiti e le precauzioni da adottare da parte dell’ente gestore, del personale remunerato o volontario e da parte delle famiglie che usufruiscono dei predetti servizi.
Nel medesimo allegato sono disponibili anche due fac-simile di dichiarazione, che si riportano per comodità: una è quella che nell’allegato 2 sono disponibili anche due fac-simile di dichiarazione: una è quella gli enti gestori dei centri estivi devono inviare al Comune di appartenenza, l’altra è il patto di co-responsabilità tra il gestore del servizio e le famiglie dei minori. di appartenenza, l’altra è il patto di co-responsibilità tra i gestori dei centri estivi e le famiglie dei minori.

E’ opportuno precisare che le indicazioni operative stabilite dall’ordinanza, eventualmente integrate con soluzioni di efficacia superiore, devono essere adattate da ogni singola organizzazione, individuando le misure più efficaci in relazione ad ogni singolo contesto locale e le procedure/istruzioni operative per mettere in atto dette misure. Tali procedure/istruzioni possono coincidere con procedure/istruzioni operative già adottate, purché opportunamente integrate.
Resta inteso che in base all’evoluzione dello scenario epidemiologico le misure indicate potranno essere rimodulate, anche in senso più restrittivo.
Se l’associazione svolge anche altre attività, le procedure/istruzioni operative sopra citate saranno eventualmente integrate con le procedure relative a tali ulteriori settori di attività.

E' possibile organizzare un centro estivo per minori?

Una delle più importanti attività che caratterizza molti enti non profit previsto dal DPCM dell’11 giugno è quella svolta nei confronti dei bambini e dei ragazzi all’interno dei centri estivi.

Dal 15 giugno tali attività sono consentite, nel rispetto di quanto previsto dalle linee guida in materia, disposte dal Dipartimento per le politiche della famiglia.

Si fa riferimento ad attività organizzate durante il periodo estivo per bambini e adolescenti da 0 a 17 anni all’interno di nidi e spazi per l’infanzia, scuole, altri ambienti similari ed aree verdi.

Le linee guida stabiliscono che i progetti possono essere realizzati anche da “enti del Terzo settore”, avvalendosi di educatori o animatori volontari, i quali dovranno essere specificamente informati e formati sui temi della prevenzione da covid-19, nonché per gli aspetti di utilizzo dei dispositivi di protezione individuale (DPI) e delle misure di igiene e pulizia.

Al fine di assicurare un’adeguata presenza di personale, potranno inoltre essere promosse forme di collaborazione con enti e progetti di servizio civile, per l’utilizzo dei volontari a supporto dei centri estivi.

Il gestore dell’attività deve elaborare uno specifico progetto che tenga conto di tutti gli aspetti messi in luce dalle linee guida, con l’obiettivo di contenere il rischio di contagio epidemiologico e di tutelare la salute delle persone coinvolte. Il progetto dovrà poi essere comunicato all’Azienda sanitaria locale (Asl) e al Comune nel cui territorio si svolge l’attività.

 

Si ricorda che per tutte le attività rimangono le fondamentali misure generali di precauzione disposte dal Decreto legge 33 del 2020, ed in particolare:

  • il divieto di assembramento di persone in luoghi pubblici o aperti al pubblico;
  • il mantenimento della distanza di sicurezza interpersonale minima di un metro (e che poi può aumentare in relazione al tipo di attività che viene svolta) e l’utilizzo di dispositivi di protezione individuale (mascherine) dove non sia possibile mantenere tale distanza.

(fonte CSVNet)

Con gli ultimi decreti possiamo riprendere le riunioni di consiglio direttivo e assemblea in presenza?

Il Decreto legge n.33 del 2020, all’art.1, c.10, ammette in generale la possibilità di svolgere le riunioni, garantendo la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro.

Le FAQ (domande frequenti) sul sito del Governo, aggiornate al 1° giugno 2020, consentono lo svolgimento delle assemblee in presenza di qualunque tipo di organizzazione collettiva, quindi anche delle associazioni e degli altri enti non profit.

Non vi è quindi dubbio che ad oggi sia ammessa la riunione in presenza anche dell’assemblea, sempre però a condizione che sia possibile garantire il rispetto della distanza interpersonale di almeno un metro e in generale adottando tutte le misure per ridurre il rischio di contagio e tutelare la sicurezza e la salute degli intervenuti.

Appare comunque opportuno valutare con la massima attenzione e buon senso l’opportunità di riunire gli organi sociali in questo momento ancora delicato, preferendo (laddove possibile) lo strumento della videoconferenza (utilizzabile fino al 31 luglio 2020 anche per gli enti che non hanno disciplinato nel loro statuto tale modalità) e considerando che il Decreto “Cura Italia” ha spostato il termine per l’approvazione del bilancio al 31 ottobre 2020.

Sembra comunque ancora legittimo posticipare la convocazione dell’assemblea in presenza, al fine di tutelare il fondamentale diritto alla salute di coloro che sono chiamati ad intervenire.

 

Si ricorda che per tutte le attività rimangono le fondamentali misure generali di precauzione disposte dal Decreto legge 33 del 2020, ed in particolare:

  • il divieto di assembramento di persone in luoghi pubblici o aperti al pubblico;
  • il mantenimento della distanza di sicurezza interpersonale minima di un metro (e che poi può aumentare in relazione al tipo di attività che viene svolta) e l’utilizzo di dispositivi di protezione individuale (mascherine) dove non sia possibile mantenere tale distanza.

(fonte CSVNet)

Con il Decreto dell'11 giugno tutte le associazioni possono riaprire?

Molti enti non profit si stanno chiedendo in questo periodo se e come ripartire con le loro attività istituzionali.
Per la ripartenza è anzitutto necessario rispettare i protocolli nazionali e regionali in materia di sicurezza, a cominciare dal protocollo per il contrasto del covid-19 negli ambienti di lavoro (contenuto all’allegato 12 del Dpcm 11 giugno 2020), il quale raccomanda ancora il massimo utilizzo delle modalità di lavoro agile per le attività che possono essere svolte presso il proprio domicilio o comunque a distanza.

Non è però così semplice capire come applicare i protocolli di sicurezza adattandoli alle organizzazioni del terzo settore, la maggior parte delle quali si avvale in tutto o in parte di volontari. Come messo in luce nel contributo “Riaprire il terzo settore: come si applicano i protocolli di sicurezza”, è fondamentale in questa fase non lasciarsi travolgere dalla fretta di riaprire, in particolare laddove non vi siano le condizioni per farlo. Se non è ad oggi possibile ripartire è importante comunicare ai propri utenti e stakeholder il processo avviato e provare a ripartire gradualmente con le diverse attività, secondo un principio di progressività.

Indipendentemente dai protocolli adottati, è necessario inoltre investire con forza sulla formazione delle risorse umane impiegate, comunicando loro le misure messe in atto dall’organizzazione e responsabilizzando tutti gli individui coinvolti.

Il principio cardine che deve orientare i ragionamenti di un ente non profit che vuole riaprire le sue attività rimane ovviamente quello di poter garantire un adeguato livello di tutela e protezione della salute degli operatori (dipendenti e volontari) e in generale di tutte le persone coinvolte nell’attività: qualora ciò non sia possibile, l’attività è opportuno rimanga ancora sospesa.

 

Si ricorda che per tutte le attività rimangono le fondamentali misure generali di precauzione disposte dal Decreto legge 33 del 2020, ed in particolare:

  • il divieto di assembramento di persone in luoghi pubblici o aperti al pubblico;
  • il mantenimento della distanza di sicurezza interpersonale minima di un metro (e che poi può aumentare in relazione al tipo di attività che viene svolta) e l’utilizzo di dispositivi di protezione individuale (mascherine) dove non sia possibile mantenere tale distanza.

(fonte CSVNet)

Con alcune FAQ che seguono si dettagliano le indicazioni per alcune tipologie di attività.
E’ sempre comunque bene chiedere una consulenza compilando il modulo presente in questa pagina.

 

Come associazione culturale, ci è permesso organizzare l'annuale corteo di rievocazione storica (o altri eventi)?

La nuova Ordinanza n. 63 del 26 giugno, valida fino al 10 luglio ammette lo svolgimento delle processioni religiose e delle manifestazioni che comportano uno spostamento dell’evento quali cortei rievocativi e tradizionali, con obbligo per i partecipanti e gli spettatori di rispettare il distanziamento di m. 1 o di utilizzo delle mascherine in caso di impossibilità di costante rispetto del distanziamento medesimo tra non conviventi e di igienizzazione delle mani.

Gli organizzatori devono adottare un’idonea informazione sugli obblighi di distanziamento e di utilizzo delle misure di protezione personale e la correlata vigilanza. Resta salva la diversa e specifica disciplina dei grandi eventi pubblici.

Quali possibilità ci sono di organizzare eventi e manifestazioni sportive secondo l'ultima ordinanza del 13 agosto?

Secondo l’Ordinanza del 13 agosto 2020  sulle misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da virus COVID-19, per quanto riguarda eventi e manifestazioni sportive:
È consentita la presenza del pubblico durante le competizioni e gli eventi sportivi, anche di allenamento, all’interno di impianti sia all’aperto che al chiuso, che garantiscano il contingentamento, il controllo degli ingressi e la permanenza presso la postazione seduta assegnata, nei limiti quantitativi e nel rispetto delle prescrizioni vigenti in Veneto per i cinema e gli spettacoli dal vivo, tra le quali distanziamento interpersonale, sia frontalmente che lateralmente, di almeno 1 metro e, per gli impianti al chiuso, obbligo di utilizzare la mascherina a protezione delle vie respiratorie. In ogni caso, sia per gli impianti all’aperto, sia per gli impianti al chiuso, tutti gli spettatori devono indossare la mascherina dall’ingresso fino al raggiungimento del posto (per i bambini valgono le norme generali) e comunque ogni qualvolta ci si allontani dallo stesso, incluso il momento del deflusso.
È vietata la presenza di pubblico negli spazi in cui non sia prevista la collocazione su sedute e si possano determinare assembramenti.

Quali sono le linee di indirizzo per la riapertura dei servizi per l'infanzia (0-6 anni)?

L’allegato 3 dell’Ordinanza del 13 agosto 2020  sulle misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da virus COVID-19, espone le misure specifiche per la riapertura dei servizi per l’infanzia.

L’attuale scenario epidemiologico e la sua prospettiva di evoluzione nel medio termine, costante oggetto di monitoraggio da parte della Regione del Veneto, evidenzia la necessità di fornire linee di indirizzo specifiche per la riapertura dei servizi dedicati ai minori (da 0 a 6 anni). Il presente documento avvia quindi un percorso che consentirà la graduale ripresa delle attività educative per tale fascia di età, nel rispetto dei principi di sicurezza e prevenzione, a supporto delle famiglie.
In questo arco temporale, seppur in una condizione di contenuta circolazione virale, si sono registrati diversi casi confermati di COVID-19 nella fascia d’età pediatrica ma allo stesso tempo, anche grazie alle misure adottate, non si sono verificati significativi focolai nel contesto delle comunità infantili. Tali elementi mettono in evidenza la necessità di mantenere alta l’attenzione sulle dinamiche di diffusione di SARS-CoV-2 in tali contesti, soprattutto in un periodo in cui non si può escludere una ripresa di una circolazione virale più sostenuta.
Pertanto, considerato che l’attivazione di questi servizi, oltre che consentire la conciliazione vita-lavoro, risulta prioritaria per la tutela del benessere dei minori in un’ottica di ripresa del percorso educativo, di crescita e di socializzazione, è necessario identificare dei principi che ne consentano l’avvio in sicurezza. Allo stesso tempo, tali principi devono considerare l’importanza di limitare, per quanto possibile, il coinvolgimento della comunità nell’eventualità di casi confermati di COVID-19 nei prossimi mesi. L’impatto delle misure di sanità pubblica a seguito di un caso di COVID-19 (es. quarantene per bambini e genitori, chiusura dell’intero plesso scolastico, screening di massa, ecc.) dipenderà fortemente dagli interventi di carattere organizzativo preventivamente adottati. 

Riportiamo le linee guida complete della Regione Veneto

 

Quali novità per il no profit ci sono con la proroga dello stato di emergenza al 15 ottobre?

Il Decreto legge 83 del 2020, pubblicato in Gazzetta ufficiale il 30/07/2020, ha prorogato lo stato di emergenza fino al 15 ottobre 2020, ed ora ha avviato il suo percorso in Parlamento per la conversione in legge. L’obiettivo è quello di non abbassare la guardia e di continuare a far fronte all’emergenza epidemiologica da Covid-19 che, pur essendosi di molto attenuata, non può dirsi ancora risolta.

Il Decreto in questione rimanda ad un Dpcm di prossima emanazione, nell’attesa del quale si applica ancora il Dpcm 14 luglio 2020, il quale a sua volta rimanda al Dpcm 11 giugno 2020.

Il Decreto legge 83 del 2020 contiene poi un allegato che reca un elenco di disposizioni legislative i cui termini, in scadenza al 31 luglio 2020, sono prorogati fino al 15 ottobre 2020; i termini previsti da disposizioni legislative diverse da quelle individuate nell’allegato 1 non sono invece prorogati e la loro scadenza rimane ferma al 31 luglio 2020.

Ecco le misure che maggiormente interessano gli enti non profit.

 

La possibilità di riunire gli organi sociali in videoconferenza

Una delle misure prorogate fino al 15 ottobre 2020 è l’art.73 del Decreto legge 18 del 2020 (cosiddetto “Cura Italia”): in particolare il comma 4 di tale articolo prevede la possibilità per le associazioni (riconosciute e non riconosciute), le fondazioni e le società (comprese le società cooperative ed i consorzi) di riunire gli organi sociali in videoconferenza, anche qualora tale modalità non sia espressamente contemplata nello statuto. La disposizione prevede che ciò debba avvenire nel rispetto di criteri di trasparenza e tracciabilità previamente fissati, predisponendo sistemi che consentano di identificare con certezza i partecipanti nonché di dare adeguata pubblicità alle sedute. Gli enti che invece hanno disciplinato nel proprio statuto tale modalità di riunione la potranno ovviamente utilizzare anche dopo il termine del 15 ottobre.

Tale proroga appare importante dato che sono molti ad oggi gli enti che non hanno approvato il bilancio a causa dell’emergenza sanitaria: ricordiamo che l’art.35, c.3-ter del Decreto “Cura Italia” ha posticipato il termine di approvazione del bilancio economico per tutti gli enti non profit fino al 31 ottobre 2020.

Pur non essendo contenuto nell’elenco di cui all’allegato 1 del Decreto legge 83 del 2020, il tenore letterale dell’art.106, c.7 del “Cura Italia” sembra prorogare fino al 15 ottobre anche l’applicazione delle disposizioni in esso contenute. Queste riguardano lo svolgimento delle assemblee delle società e la loro applicazione si estende anche alle associazioni e alle fondazioni ad esclusione di Odv, Aps ed Onlus, generando una disparità di trattamento ingiustificata all’interno degli enti non profit.

Per approfondire si rimanda alla lettura di “Riunioni non profit: cosa cambia dopo la conversione del Cura Italia“.

 

Incompatibilità fra lo status di volontario e quello di persona retribuita

Non rientra fra le misure prorogate al 15 ottobre 2020 l’art.2-septies del Decreto “Cura Italia”, il quale prevedeva la sospensione durante il periodo emergenziale dell’art.17, c.5 del Codice del Terzo settore, il quale vieta ad una stessa persona di svolgere attività di volontariato e di intrattenere anche rapporti di lavoro (subordinato, autonomo o di altra natura) con lo stesso ente del Terzo settore.

Tale sospensione consentiva ai volontari di poter intrattenere anche rapporti di lavoro di qualsiasi tipo con l’ente del Terzo settore nel quale svolgono la propria attività, così come ai lavoratori di poter svolgere anche attività di volontariato nell’ente del Terzo settore presso cui lavorano.

Non rientrando tale disposizione fra quelle prorogate dal Decreto legge 83 del 2020, la sua efficacia deve considerarsi conclusa al 31 luglio 2020, applicandosi oggi nuovamente il divieto di cui all’art.17, c.5 del Codice del Terzo settore, in merito al quale il Ministero del Lavoro si è espresso di recente (qui il relativo approfondimento).

 

Prorogato lo smart working per i dipendenti del settore privato

Sono state prorogate le disposizioni di cui all’art.90 del Decreto legge 34 del 2020 (cosiddetto “Rilancio”) in materia di lavoro agile (“smart working”).

In particolare, i lavoratori dipendenti del settore privato che hanno almeno un figlio minore di anni 14 hanno diritto ad usufruire dello “smart working” fino al 14 settembre 2020, anche in assenza degli accordi individuali e comunque a condizione che tale modalità sia compatibile con le caratteristiche della prestazione lavorativa.

Il diritto allo “smart working” è invece riconosciuto fino al 15 ottobre 2020 ai lavoratori maggiormente esposti a rischio di contagio da virus Sars-Cov-2 in ragione dell’età o di condizioni di salute che possono caratterizzare una situazione di maggiore rischiosità, accertata dal medico competente, sempre a condizione che tale modalità sia compatibile con le caratteristiche della prestazione lavorativa.

Prorogata fino al 15 ottobre 2020 anche la possibilità per i datori di lavoro privati di applicare lo “smart working” ad ogni rapporto di lavoro subordinato, anche in assenza degli accordi individuali.

Prorogato infine fino al 15 ottobre 2020 anche l’art.39 del Decreto “Cura Italia”, che prevede il diritto per i lavoratori dipendenti disabili o immunodepressi, o che abbiano nel proprio nucleo familiare una persona con disabilità o immunodepressa, di svolgere la prestazione lavorativa in modalità agile (“smart working”), sempre che ciò sia compatibile con le caratteristiche della prestazione. Prorogata anche la disposizione che riconosce ai lavoratori del settore privato affetti da gravi e comprovate patologie con ridotta capacità lavorativa la priorità nell’accoglimento delle istanze di svolgimento delle prestazioni lavorative in modalità agile.

 

Utilizzo delle mascherine chirurgiche

È stato prorogato fino al 15 ottobre 2020 l’art.16 del Decreto “Cura Italia”, il quale prevede che i lavoratori che nello svolgimento della loro attività sono oggettivamente impossibilitati a mantenere la distanza interpersonale di un metro, possano utilizzare le mascherine chirurgiche reperibili in commercio, anche se prive del marchio CE e prodotte in deroga alle vigenti norme sull’immissione in commercio.

 

A cura di Daniele Erler – area consulenza CSVNet
Fonte: https://csvnet.it/component/content/article/144-notizie/3766-stato-di-emergenza-covid-19-quali-misure-per-il-non-profit?Itemid=893

Siamo un'associazione sportiva dilettantistica che si occupa di giochi di squadra, possiamo riprendere a giocare?

Con la nuova Ordinanza n. 63 della Regione Veneto pubblicata il 26 giugno e valida fino al 10 luglio prossimi vi è un ulteriore allentamento delle misure di prevenzione e contenimento che riguarda i trasporti pubblici, la messa a disposizione dei quotidiani in esercizi commerciali e di servizi e circoli ricreativi, lo sport di contatto, di squadra e individuale, le saune aperte al pubblico, le processioni religiose e manifestazioni con spostamento, le attività commerciali o di servizio alla persona all’interno delle aree ospedaliere, gli ippodromi e la formazione dei lavoratori dipendenti.

Pertanto con la nuova ordinanza possono riprendere gli sport di contatto e di squadra, sempre con pianificazione degli allenamenti e misurazione della temperatura. Nell’allegato 2 dell’ordinanza sono contenute le principali previsioni per la prevenzione e il contenimento dell’infezione da SARS-CoV-2. Per la declinazione rispetto alle specificità di ogni singola disciplina sportiva si rimanda agli indirizzi approvati dalle singole federazioni.

Che indicazioni introduce il Decreto Legge del 7 ottobre 2020?

Il Il DECRETO-LEGGE 7 ottobre 2020 n. 125Misure urgenti connesse con la proroga della dichiarazione dello stato di emergenza epidemiologica da COVID-19 e per la continuità operativa del sistema di allerta COVID – dispone la proroga dello stato di emergenza fino al 31 gennaio 2021.

Il decreto legge, inoltre, proroga per le disposizioni contenute nel DPCM del 7 settembre 2020 e di tutte le misure anti-Covid fino al 15 ottobre 2020, aggiungendo alcune nuove disposizioni per fronteggiare la risalita dei contagi in corso.

In sintesi le novità
UTILIZZO DELLA MASCHERINA

Il Decreto obbliga fin da subito l’utilizzo della mascherina sempre e ovunque in tutta Italia, con controlli intensificati e multe da 400€ a 1.000€ per i trasgressori.
Vige l’obbligo di portare sempre con sé le mascherine, che devono essere indossate non solo nei luoghi chiusi accessibili al pubblico, ma, più in generale, nei luoghi al chiuso diversi dalle abitazioni private e anche in tutti i luoghi all’aperto. L’obbligo di indossare la mascherina non si applica solo nei casi in cui sia garantita, in modo continuativo, la condizione di isolamento rispetto a persone non conviventi.
Restano esclusi dagli obblighi sulla mascherina:
– i bambini sotto i 6 anni;
– i soggetti con patologie o disabilità incompatibili con l’uso della mascherina e coloro che per interagire con questi ultimi versino nella stessa incompatibilità;
– l’uso della mascherina non sarà obbligatorio durante lo svolgimento dell’attività sportiva.

DIVIETO DI ASSEMBRAMENTO
Non sono previste limitazioni per orari di bar, ristoranti e locali, ma eventuali limitazioni potranno essere stabilite direttamente dalle Regioni. Restano vietati gli assembramenti: i controlli verranno effettuati dalle autorità competenti.

FESTE 
Feste private limitate e Stadi chiusi. Resta il divieto di partecipare a feste private con più di 200 persone (se si svolgono al chiuso) e con più di 1000 persone (se svolte all’aperto). Ancora chiuse le discoteche e i locali da ballo. Anche gli Stadi restano chiusi ai tifosi.

TAMPONI
Tamponi obbligatori per chi arriva dall’estero. Ampliata la lista dei Paesi ritenuti a rischio, pertanto saranno obbligatori i tamponi per chi proviene da: Regno Unito, Belgio, Olanda, Repubblica Ceca. Paesi che si vanno ad aggiungere a Croazia, Malta e Spagna. È vietato entrare in Italia per chi vive in Armenia, Bahrein, Bangladesh, Bosnia Erzegovina, Brasile, Cile, Kuwait, Macedonia del Nord, Moldova, Oman, Panama, Perù, Repubblica Dominicana, Kosovo, Montenegro, Serbia e Colombia.

 

Avv. Cristina Vaccario – consulente CSV Padova

Che novità introduce il DPCM del 7 settembre?

Con DPCM del 7 settembre 2020, il Governo ha marginalmente modificato e prorogato fino al 7 ottobre prossimo le disposizioni del precedente DPCM del 7 agosto.

Permane l’obbligo dell’uso della mascherina nei luoghi al chiuso (compresi treni e bus) e all’aperto se non può essere rispettata la distanza interpersonale di un metro.

Le novità riguardano principalmente i trasporti. Per il trasporto pubblico (allegato A al DPCM), ad esempio, la capienza di autobus, metropolitane e treni regionali non potrà superare l’80% della capienza, con l’obbligo di garantire efficaci sistemi di aerazione e ricambio dell’aria. Nell’allegato A sono contenute misure di prevenzione per tutte le tipologie di trasporto, anche per i servizi non di linea.

Per quanto riguarda il trasporto scolastico (allegato B al DPCM) vengono introdotte specifiche procedure, anche per la salita e la discesa degli studenti. Sarà possibile utilizzare gli scuolabus al 100% della capienza, a condizione che, durante il percorso, il veicolo non risulti pienamente occupato per più di 15 minuti.

 

Avv. Cristina Vaccario – consulente CSV Padova

Come associazione possiamo organizzare presso la nostra sede il corso di aggiornamento per i nostri dipendenti o collaboratori?

Sì, La formazione dei lavoratori dipendenti, pubblici e privati, relativa anche al percorso ECM, sicurezza del lavoro, formazione continua, si svolge anche con attività in presenza nel rispetto delle disposizioni di cui alla scheda relativa alla formazione professionale, contenuta nell’allegato 1) dell’Ordinanza regionale n. 59 del 13.6.2020

Siamo un gruppo di soci in procinto di organizzare una uscita, utilizzando il treno. Possiamo viaggiare nello stesso vagone?

Se i posti a sedere sono liberi, sì: Ordinanza n. 63 del 26 giugno dà il via all’utilizzo dei trasporti pubblici a pieno carico e dunque potete viaggiare nello stesso vagone, anche su posti contigui.