In un periodo di difficoltà legato all’emergenza sanitaria che coinvolge tutto il territorio nazionale nell’ottica di servizio che caratterizza il lavoro del Centro di Servizio per il volontariato, il CSV Padova attiva una sezione in continuo aggiornamento di DOMANDE/RISPOSTE utili per le associazioni padovane.

Le risposte sono tratte dai vari Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri che si sono succeduti:
– DPCM dell’8 marzo 2020

DPCM del 9 marzo
DPCM dell’11 marzo
DPCM del 17 marzo
DPCM del 22 marzo
DPCM del 25 marzo
– DPCM del 26 aprile
DPCM del 16 maggio
DPCM dell’11 giugno
e sono aggiornate man mano con le specifiche e i chiarimenti.
Tutti gli aggiornamenti del Governo sono disponibili nel sito www.governo.it

A livello di Regione Veneto segnaliamo:
– linee guida emanate dalla Regione Veneto in data 10 aprile per le azioni di volontariato legate all’emergenza
Ordinanza regionale 48 del 17 maggio
Ordinanza regionale n. 50 del 23 maggio e relative linee guida
Ordinanza regionale n. 55 del 29 maggio con allegato 1, allegato 2, allegato 3
Ordinanza regionale n. 59 del 13 giugno con relativi allegati
Ordinanza regionale n. 63 del 26 giugno con allegato 1, allegato 2, allegato 3

Consigliamo inoltre di consultare le Domande/Risposte predisposte dal Ministero della Salute.

Le associazioni che hanno problematiche specifiche da chiarire possono scrivere a consulenza@csvpadova.org.

Il CSV Padova continua ad erogare i servizi con nuove modalità. Contattateci per ogni necessità.

 

La situazione legata alla fase 2 e alle riaperture richiede una attenta analisi della situazione precisa per ciascuna associazione.

In caso di dubbi particolari, invitiamo le associazioni della provincia di Padova ad inviarci il quesito più dettagliato possibile con il seguente modulo. 

Fase 2 Covid-19: Come riaprire in sicurezza

7 + 1 =

FAQ IN VIGORE – AGGIORNATE AL 6 AGOSTO 2020

Quali novità per il no profit ci sono con la proroga dello stato di emergenza al 15 ottobre?

Il Decreto legge 83 del 2020, pubblicato in Gazzetta ufficiale il 30/07/2020, ha prorogato lo stato di emergenza fino al 15 ottobre 2020, ed ora ha avviato il suo percorso in Parlamento per la conversione in legge. L’obiettivo è quello di non abbassare la guardia e di continuare a far fronte all’emergenza epidemiologica da Covid-19 che, pur essendosi di molto attenuata, non può dirsi ancora risolta.

Il Decreto in questione rimanda ad un Dpcm di prossima emanazione, nell’attesa del quale si applica ancora il Dpcm 14 luglio 2020, il quale a sua volta rimanda al Dpcm 11 giugno 2020.

Il Decreto legge 83 del 2020 contiene poi un allegato che reca un elenco di disposizioni legislative i cui termini, in scadenza al 31 luglio 2020, sono prorogati fino al 15 ottobre 2020; i termini previsti da disposizioni legislative diverse da quelle individuate nell’allegato 1 non sono invece prorogati e la loro scadenza rimane ferma al 31 luglio 2020.

Ecco le misure che maggiormente interessano gli enti non profit.

 

La possibilità di riunire gli organi sociali in videoconferenza

Una delle misure prorogate fino al 15 ottobre 2020 è l’art.73 del Decreto legge 18 del 2020 (cosiddetto “Cura Italia”): in particolare il comma 4 di tale articolo prevede la possibilità per le associazioni (riconosciute e non riconosciute), le fondazioni e le società (comprese le società cooperative ed i consorzi) di riunire gli organi sociali in videoconferenza, anche qualora tale modalità non sia espressamente contemplata nello statuto. La disposizione prevede che ciò debba avvenire nel rispetto di criteri di trasparenza e tracciabilità previamente fissati, predisponendo sistemi che consentano di identificare con certezza i partecipanti nonché di dare adeguata pubblicità alle sedute. Gli enti che invece hanno disciplinato nel proprio statuto tale modalità di riunione la potranno ovviamente utilizzare anche dopo il termine del 15 ottobre.

Tale proroga appare importante dato che sono molti ad oggi gli enti che non hanno approvato il bilancio a causa dell’emergenza sanitaria: ricordiamo che l’art.35, c.3-ter del Decreto “Cura Italia” ha posticipato il termine di approvazione del bilancio economico per tutti gli enti non profit fino al 31 ottobre 2020.

Pur non essendo contenuto nell’elenco di cui all’allegato 1 del Decreto legge 83 del 2020, il tenore letterale dell’art.106, c.7 del “Cura Italia” sembra prorogare fino al 15 ottobre anche l’applicazione delle disposizioni in esso contenute. Queste riguardano lo svolgimento delle assemblee delle società e la loro applicazione si estende anche alle associazioni e alle fondazioni ad esclusione di Odv, Aps ed Onlus, generando una disparità di trattamento ingiustificata all’interno degli enti non profit.

Per approfondire si rimanda alla lettura di “Riunioni non profit: cosa cambia dopo la conversione del Cura Italia“.

 

Incompatibilità fra lo status di volontario e quello di persona retribuita

Non rientra fra le misure prorogate al 15 ottobre 2020 l’art.2-septies del Decreto “Cura Italia”, il quale prevedeva la sospensione durante il periodo emergenziale dell’art.17, c.5 del Codice del Terzo settore, il quale vieta ad una stessa persona di svolgere attività di volontariato e di intrattenere anche rapporti di lavoro (subordinato, autonomo o di altra natura) con lo stesso ente del Terzo settore.

Tale sospensione consentiva ai volontari di poter intrattenere anche rapporti di lavoro di qualsiasi tipo con l’ente del Terzo settore nel quale svolgono la propria attività, così come ai lavoratori di poter svolgere anche attività di volontariato nell’ente del Terzo settore presso cui lavorano.

Non rientrando tale disposizione fra quelle prorogate dal Decreto legge 83 del 2020, la sua efficacia deve considerarsi conclusa al 31 luglio 2020, applicandosi oggi nuovamente il divieto di cui all’art.17, c.5 del Codice del Terzo settore, in merito al quale il Ministero del Lavoro si è espresso di recente (qui il relativo approfondimento).

 

Prorogato lo smart working per i dipendenti del settore privato

Sono state prorogate le disposizioni di cui all’art.90 del Decreto legge 34 del 2020 (cosiddetto “Rilancio”) in materia di lavoro agile (“smart working”).

In particolare, i lavoratori dipendenti del settore privato che hanno almeno un figlio minore di anni 14 hanno diritto ad usufruire dello “smart working” fino al 14 settembre 2020, anche in assenza degli accordi individuali e comunque a condizione che tale modalità sia compatibile con le caratteristiche della prestazione lavorativa.

Il diritto allo “smart working” è invece riconosciuto fino al 15 ottobre 2020 ai lavoratori maggiormente esposti a rischio di contagio da virus Sars-Cov-2 in ragione dell’età o di condizioni di salute che possono caratterizzare una situazione di maggiore rischiosità, accertata dal medico competente, sempre a condizione che tale modalità sia compatibile con le caratteristiche della prestazione lavorativa.

Prorogata fino al 15 ottobre 2020 anche la possibilità per i datori di lavoro privati di applicare lo “smart working” ad ogni rapporto di lavoro subordinato, anche in assenza degli accordi individuali.

Prorogato infine fino al 15 ottobre 2020 anche l’art.39 del Decreto “Cura Italia”, che prevede il diritto per i lavoratori dipendenti disabili o immunodepressi, o che abbiano nel proprio nucleo familiare una persona con disabilità o immunodepressa, di svolgere la prestazione lavorativa in modalità agile (“smart working”), sempre che ciò sia compatibile con le caratteristiche della prestazione. Prorogata anche la disposizione che riconosce ai lavoratori del settore privato affetti da gravi e comprovate patologie con ridotta capacità lavorativa la priorità nell’accoglimento delle istanze di svolgimento delle prestazioni lavorative in modalità agile.

 

Utilizzo delle mascherine chirurgiche

È stato prorogato fino al 15 ottobre 2020 l’art.16 del Decreto “Cura Italia”, il quale prevede che i lavoratori che nello svolgimento della loro attività sono oggettivamente impossibilitati a mantenere la distanza interpersonale di un metro, possano utilizzare le mascherine chirurgiche reperibili in commercio, anche se prive del marchio CE e prodotte in deroga alle vigenti norme sull’immissione in commercio.

 

A cura di Daniele Erler – area consulenza CSVNet
Fonte: https://csvnet.it/component/content/article/144-notizie/3766-stato-di-emergenza-covid-19-quali-misure-per-il-non-profit?Itemid=893

Siamo un'associazione sportiva dilettantistica che si occupa di giochi di squadra, possiamo riprendere a giocare?

Con la nuova Ordinanza n. 63 della Regione Veneto pubblicata il 26 giugno e valida fino al 10 luglio prossimi vi è un ulteriore allentamento delle misure di prevenzione e contenimento che riguarda i trasporti pubblici, la messa a disposizione dei quotidiani in esercizi commerciali e di servizi e circoli ricreativi, lo sport di contatto, di squadra e individuale, le saune aperte al pubblico, le processioni religiose e manifestazioni con spostamento, le attività commerciali o di servizio alla persona all’interno delle aree ospedaliere, gli ippodromi e la formazione dei lavoratori dipendenti.

Pertanto con la nuova ordinanza possono riprendere gli sport di contatto e di squadra, sempre con pianificazione degli allenamenti e misurazione della temperatura. Nell’allegato 2 dell’ordinanza sono contenute le principali previsioni per la prevenzione e il contenimento dell’infezione da SARS-CoV-2. Per la declinazione rispetto alle specificità di ogni singola disciplina sportiva si rimanda agli indirizzi approvati dalle singole federazioni.

Come associazione culturale, ci è permesso organizzare l'annuale corteo di rievocazione storica (o altri eventi)?

La nuova Ordinanza n. 63 del 26 giugno, valida fino al 10 luglio ammette lo svolgimento delle processioni religiose e delle manifestazioni che comportano uno spostamento dell’evento quali cortei rievocativi e tradizionali, con obbligo per i partecipanti e gli spettatori di rispettare il distanziamento di m. 1 o di utilizzo delle mascherine in caso di impossibilità di costante rispetto del distanziamento medesimo tra non conviventi e di igienizzazione delle mani.

Gli organizzatori devono adottare un’idonea informazione sugli obblighi di distanziamento e di utilizzo delle misure di protezione personale e la correlata vigilanza. Resta salva la diversa e specifica disciplina dei grandi eventi pubblici.

Siamo un gruppo di soci in procinto di organizzare una uscita, utilizzando il treno. Possiamo viaggiare nello stesso vagone?

Se i posti a sedere sono liberi, sì: Ordinanza n. 63 del 26 giugno dà il via all’utilizzo dei trasporti pubblici a pieno carico e dunque potete viaggiare nello stesso vagone, anche su posti contigui.

Come associazione possiamo organizzare presso la nostra sede il corso di aggiornamento per i nostri dipendenti o collaboratori?

Sì, La formazione dei lavoratori dipendenti, pubblici e privati, relativa anche al percorso ECM, sicurezza del lavoro, formazione continua, si svolge anche con attività in presenza nel rispetto delle disposizioni di cui alla scheda relativa alla formazione professionale, contenuta nell’allegato 1) dell’Ordinanza regionale n. 59 del 13.6.2020

Con il Decreto dell'11 giugno tutte le associazioni possono riaprire?

Molti enti non profit si stanno chiedendo in questo periodo se e come ripartire con le loro attività istituzionali.
Per la ripartenza è anzitutto necessario rispettare i protocolli nazionali e regionali in materia di sicurezza, a cominciare dal protocollo per il contrasto del covid-19 negli ambienti di lavoro (contenuto all’allegato 12 del Dpcm 11 giugno 2020), il quale raccomanda ancora il massimo utilizzo delle modalità di lavoro agile per le attività che possono essere svolte presso il proprio domicilio o comunque a distanza.

Non è però così semplice capire come applicare i protocolli di sicurezza adattandoli alle organizzazioni del terzo settore, la maggior parte delle quali si avvale in tutto o in parte di volontari. Come messo in luce nel contributo “Riaprire il terzo settore: come si applicano i protocolli di sicurezza”, è fondamentale in questa fase non lasciarsi travolgere dalla fretta di riaprire, in particolare laddove non vi siano le condizioni per farlo. Se non è ad oggi possibile ripartire è importante comunicare ai propri utenti e stakeholder il processo avviato e provare a ripartire gradualmente con le diverse attività, secondo un principio di progressività.

Indipendentemente dai protocolli adottati, è necessario inoltre investire con forza sulla formazione delle risorse umane impiegate, comunicando loro le misure messe in atto dall’organizzazione e responsabilizzando tutti gli individui coinvolti.

Il principio cardine che deve orientare i ragionamenti di un ente non profit che vuole riaprire le sue attività rimane ovviamente quello di poter garantire un adeguato livello di tutela e protezione della salute degli operatori (dipendenti e volontari) e in generale di tutte le persone coinvolte nell’attività: qualora ciò non sia possibile, l’attività è opportuno rimanga ancora sospesa.

 

Si ricorda che per tutte le attività rimangono le fondamentali misure generali di precauzione disposte dal Decreto legge 33 del 2020, ed in particolare:

  • il divieto di assembramento di persone in luoghi pubblici o aperti al pubblico;
  • il mantenimento della distanza di sicurezza interpersonale minima di un metro (e che poi può aumentare in relazione al tipo di attività che viene svolta) e l’utilizzo di dispositivi di protezione individuale (mascherine) dove non sia possibile mantenere tale distanza.

(fonte CSVNet)

Con alcune FAQ che seguono si dettagliano le indicazioni per alcune tipologie di attività.
E’ sempre comunque bene chiedere una consulenza compilando il modulo presente in questa pagina.

 

Con gli ultimi decreti possiamo riprendere le riunioni di consiglio direttivo e assemblea in presenza?

Il Decreto legge n.33 del 2020, all’art.1, c.10, ammette in generale la possibilità di svolgere le riunioni, garantendo la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro.

Le FAQ (domande frequenti) sul sito del Governo, aggiornate al 1° giugno 2020, consentono lo svolgimento delle assemblee in presenza di qualunque tipo di organizzazione collettiva, quindi anche delle associazioni e degli altri enti non profit.

Non vi è quindi dubbio che ad oggi sia ammessa la riunione in presenza anche dell’assemblea, sempre però a condizione che sia possibile garantire il rispetto della distanza interpersonale di almeno un metro e in generale adottando tutte le misure per ridurre il rischio di contagio e tutelare la sicurezza e la salute degli intervenuti.

Appare comunque opportuno valutare con la massima attenzione e buon senso l’opportunità di riunire gli organi sociali in questo momento ancora delicato, preferendo (laddove possibile) lo strumento della videoconferenza (utilizzabile fino al 31 luglio 2020 anche per gli enti che non hanno disciplinato nel loro statuto tale modalità) e considerando che il Decreto “Cura Italia” ha spostato il termine per l’approvazione del bilancio al 31 ottobre 2020.

Sembra comunque ancora legittimo posticipare la convocazione dell’assemblea in presenza, al fine di tutelare il fondamentale diritto alla salute di coloro che sono chiamati ad intervenire.

 

Si ricorda che per tutte le attività rimangono le fondamentali misure generali di precauzione disposte dal Decreto legge 33 del 2020, ed in particolare:

  • il divieto di assembramento di persone in luoghi pubblici o aperti al pubblico;
  • il mantenimento della distanza di sicurezza interpersonale minima di un metro (e che poi può aumentare in relazione al tipo di attività che viene svolta) e l’utilizzo di dispositivi di protezione individuale (mascherine) dove non sia possibile mantenere tale distanza.

(fonte CSVNet)

E' possibile organizzare un centro estivo per minori?

Una delle più importanti attività che caratterizza molti enti non profit previsto dal DPCM dell’11 giugno è quella svolta nei confronti dei bambini e dei ragazzi all’interno dei centri estivi.

Dal 15 giugno tali attività sono consentite, nel rispetto di quanto previsto dalle linee guida in materia, disposte dal Dipartimento per le politiche della famiglia.

Si fa riferimento ad attività organizzate durante il periodo estivo per bambini e adolescenti da 0 a 17 anni all’interno di nidi e spazi per l’infanzia, scuole, altri ambienti similari ed aree verdi.

Le linee guida stabiliscono che i progetti possono essere realizzati anche da “enti del Terzo settore”, avvalendosi di educatori o animatori volontari, i quali dovranno essere specificamente informati e formati sui temi della prevenzione da covid-19, nonché per gli aspetti di utilizzo dei dispositivi di protezione individuale (DPI) e delle misure di igiene e pulizia.

Al fine di assicurare un’adeguata presenza di personale, potranno inoltre essere promosse forme di collaborazione con enti e progetti di servizio civile, per l’utilizzo dei volontari a supporto dei centri estivi.

Il gestore dell’attività deve elaborare uno specifico progetto che tenga conto di tutti gli aspetti messi in luce dalle linee guida, con l’obiettivo di contenere il rischio di contagio epidemiologico e di tutelare la salute delle persone coinvolte. Il progetto dovrà poi essere comunicato all’Azienda sanitaria locale (Asl) e al Comune nel cui territorio si svolge l’attività.

 

Si ricorda che per tutte le attività rimangono le fondamentali misure generali di precauzione disposte dal Decreto legge 33 del 2020, ed in particolare:

  • il divieto di assembramento di persone in luoghi pubblici o aperti al pubblico;
  • il mantenimento della distanza di sicurezza interpersonale minima di un metro (e che poi può aumentare in relazione al tipo di attività che viene svolta) e l’utilizzo di dispositivi di protezione individuale (mascherine) dove non sia possibile mantenere tale distanza.

(fonte CSVNet)

E' possibile organizzare manifestazioni e spettacoli nei prossimi mesi?

Il Dpcm 11 giugno 2020 (art.1, lett. i) consente lo svolgimento delle manifestazioni pubbliche soltanto in forma statica e nel rispetto delle distanze sociali e delle altre misure di contenimento: la previsione della “forma statica” sembra quanto meno ridurre di molto (almeno fino al 14 luglio 2020) la possibilità di organizzare iniziative simili a “sagre”, che molto spesso si caratterizzano invece per il loro carattere fortemente “dinamico”. Anche qui occorre sempre prestare attenzione a quanto prevedono le normative regionali o provinciali eventualmente disposte in materia.

Per quanto riguarda invece gli spettacoli aperti al pubblico in sale teatrali, sale da concerto, sale cinematografiche e in altri spazi anche all’aperto, si possono svolgere nel rispetto della distanza interpersonale di almeno un metro e con un numero fisso di spettatori (1000 per spettacoli all’aperto, 200 per spettacoli al chiuso, con la possibilità per Regioni e Province di prevedere un diverso numero massimo in considerazione delle dimensioni e delle caratteristiche dei luoghi), nel rispetto dei protocolli o linee guida regionali o provinciali e in conformità ai criteri elaborati dal Comitato tecnico-scientifico e contenuti nell’allegato 10 del Dpcm 11 giugno 2020. Nelle linee guida della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome è prevista un’apposita sezione dedicata a tali eventi, rubricata “cinema e spettacoli dal vivo”.

Restano comunque sospese sino al 14 luglio 2020 le attività che abbiano luogo in sale da ballo e discoteche o locali assimilati, le fiere e i congressi, ed in generale gli eventi che implichino assembramenti in spazi chiusi o all’aperto quando non sia possibile assicurare il rispetto delle condizioni di sicurezza previste. Anche qui le Regioni e le Province autonome hanno la possibilità di stabilire una data diversa per la ripresa di tali attività, in relazione all’andamento della situazione epidemiologica nei rispettivi territori.

 

Si ricorda che per tutte le attività rimangono le fondamentali misure generali di precauzione disposte dal Decreto legge 33 del 2020, ed in particolare:

  • il divieto di assembramento di persone in luoghi pubblici o aperti al pubblico;
  • il mantenimento della distanza di sicurezza interpersonale minima di un metro (e che poi può aumentare in relazione al tipo di attività che viene svolta) e l’utilizzo di dispositivi di protezione individuale (mascherine) dove non sia possibile mantenere tale distanza.

(fonte CSVNet)

Sono un'associazione sportiva. Quali novità ci sono con gli ultimi Decreti?

Il DPCM dell’11 giugno precisa che dal 12 giugno 2020 sono ammessi gli eventi e le competizioni sportive riconosciuti di interesse nazionale (dal CONI, dal CIP e dalle rispettive federazioni), purché a porte chiuse o all’aperto senza la presenza di pubblico, così come sono consentite le sessioni di allenamento degli atleti (professionisti e non professionisti) degli sport individuali e di squadra: la condizione per lo svolgimento di tali attività è il rispetto dei protocolli emanati dalle rispettive Federazioni Sportive Nazionali, Discipline Sportive Associate ed Enti di Promozione Sportiva.

Dal 25 maggio è ripresa l’attività sportiva di base e l’attività motoria in generale svolte presso palestre, piscine, centri e circoli sportivi, pubblici e privati, nel rispetto delle norme di distanziamento sociale e senza alcun assembramento, e in conformità con le linee guida emanate dall’Ufficio per lo Sport della Presidenza del Consiglio. Nelle linee guida della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome sono previste indicazioni specifiche per piscine e palestre. Importante è anche qui prestare attenzione alle specifiche normative regionali e provinciali eventualmente emanate in materia.

 

Si ricorda che per tutte le attività rimangono le fondamentali misure generali di precauzione disposte dal Decreto legge 33 del 2020, ed in particolare:

  • il divieto di assembramento di persone in luoghi pubblici o aperti al pubblico;
  • il mantenimento della distanza di sicurezza interpersonale minima di un metro (e che poi può aumentare in relazione al tipo di attività che viene svolta) e l’utilizzo di dispositivi di protezione individuale (mascherine) dove non sia possibile mantenere tale distanza.

(fonte CSVNet)

I musei e i luoghi di cultura possono riaprire?

Con il DPCM dell’11 giugno è stabilita la riapertura dei musei e di altri istituti e luoghi della cultura, a condizione che siano garantite modalità di fruizione contingentata o comunque tali da evitare assembramenti di persone e consentire quindi che i visitatori possano rispettare la distanza di sicurezza di almeno un metro. Ciò dovrà essere fatto tenendo conto delle dimensioni e delle caratteristiche dei locali aperti al pubblico, oltre che dei flussi abituali di visitatori, e dovranno essere rispettati i protocolli e le linee guida regionali o provinciali in materia. Nelle linee guida della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome è prevista un’apposita sezione dedicata ai “musei, archivi e biblioteche”.

 

Si ricorda che per tutte le attività rimangono le fondamentali misure generali di precauzione disposte dal Decreto legge 33 del 2020, ed in particolare:

  • il divieto di assembramento di persone in luoghi pubblici o aperti al pubblico;
  • il mantenimento della distanza di sicurezza interpersonale minima di un metro (e che poi può aumentare in relazione al tipo di attività che viene svolta) e l’utilizzo di dispositivi di protezione individuale (mascherine) dove non sia possibile mantenere tale distanza.

(fonte CSVNet)

Le associazioni che gestiscono circoli culturali e ricreativi e/o organizzano centri estivi possono riaprire? con quali adeguamenti?

 

Il Dpcm 11 giugno 2020 (art.1, lett. z) prevede la riapertura delle attività dei centri culturali e dei centri sociali, a condizione che le Regioni e le Province autonome abbiano preventivamente accertato la compatibilità dello svolgimento di tali attività con l’andamento della situazione epidemiologica nei rispettivi territori.

Gli enti locali devono inoltre individuare appositi protocolli o linee guida idonei a prevenire o ridurre il rischio di contagio, i quali dovranno comunque rispettare i principi contenuti nei protocolli nazionali ed in particolare essere conformi ai criteri elaborati dal Comitato tecnico-scientifico e contenuti nell’allegato 10 del Dpcm 11 giugno 2020. Nelle linee guida della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome sono inoltre previste indicazioni specifiche per i centri culturali e ricreativi.

Apposita menzione meritano i circoli anziani: il Dpcm 11 giugno 2020, a differenza dei precedenti, non prevede più l’espressa raccomandazione per le persone anziane di evitare di uscire dalla propria abitazione fuori dai casi di stretta necessità. Occorre sempre verificare che tale previsione non sia comunque ancora prevista dalle diverse normative regionali o provinciali. Nonostante l’evidente apertura disposta dalla normativa nazionale, gli enti non profit che coinvolgono persone anziane (over 65) come volontari o come utenti dovranno sempre valutare l’eventuale riapertura con attenzione, prudenza e senso di responsabilità, vista l’elevata letalità del Covid-19 in tali individui.

 

Dal 25 maggio la Regione Veneto ha ammesso la ripresa delle attività dei circoli culturali e ricreativi; con l’ordinanza del presidente della giunta regionale del Veneto n. 55/2020 sono state pubblicate, tra il resto, le linee guida per i circoli culturali e ricreativi.

Inoltre, non c’è più l’elenco dei codici Ateco “autorizzati”, pertanto, tutte le attività, ad eccezione di quelle espressamente escluse, possono ripartire, a condizione che esse siano svolte rispettando due condizioni fondamentali:

divieto di assembramento (cioè la situazione in cui, in relazione alla dimensione e alle caratteristiche degli spazi, aperti o chiusi, non vi siano condizionamenti tali da poter assicurare il distanziamento tra gli individui);

rispetto della distanza interpersonale (in generale 1 metro, 2 metri nel caso di svolgimento di attività sportiva o motoria).

 

 

I presupposti fondamentali sono la prudenza ed il senso di responsabilità; il principio cardine per la riapertura è quello di garantire adeguati livelli di tutela e protezione della salute degli operatori (dipendenti e/o volontari) e di tutte le persone coinvolte nell’attività: qualora ciò non fosse possibile, l’attività non potrà riprendere.

Per garantire la sicurezza e la salute di tutte le persone coinvolte, l’associazione dovrà rispettare quanto disposto dai protocolli e linee guida nazionali e regionali, mettendo in atto tutte le misure e gli adempimenti richiesti in materia di salute e sicurezza sul luogo di lavoro.
Per agire correttamente è necessario implementare procedure per tutelare tutte le persone coinvolte, adottando ogni misura che consenta di minimizzare il rischio di contagio, tenendo conto delle responsabilità a cui sono soggetti (anche) coloro che amministrano un ente non profit.

 

Per quanto riguarda i servizi per l’infanzia e l’adolescenza, la citata Ordinanza regionale n. 55 ha approvato, nell’Allegato 2, le “Linee di indirizzo per la riapertura dei servizi per l’infanzia e l’adolescenza 0-17 anni”, che disciplinano in modo dettagliato le procedure, i limiti e le precauzioni da adottare da parte dell’ente gestore, del personale remunerato o volontario e da parte delle famiglie che usufruiscono dei predetti servizi.
Nel medesimo allegato sono disponibili anche due fac-simile di dichiarazione, che si riportano per comodità: una è quella che nell’allegato 2 sono disponibili anche due fac-simile di dichiarazione: una è quella gli enti gestori dei centri estivi devono inviare al Comune di appartenenza, l’altra è il patto di co-responsabilità tra il gestore del servizio e le famiglie dei minori. di appartenenza, l’altra è il patto di co-responsibilità tra i gestori dei centri estivi e le famiglie dei minori.

E’ opportuno precisare che le indicazioni operative stabilite dall’ordinanza, eventualmente integrate con soluzioni di efficacia superiore, devono essere adattate da ogni singola organizzazione, individuando le misure più efficaci in relazione ad ogni singolo contesto locale e le procedure/istruzioni operative per mettere in atto dette misure. Tali procedure/istruzioni possono coincidere con procedure/istruzioni operative già adottate, purché opportunamente integrate.
Resta inteso che in base all’evoluzione dello scenario epidemiologico le misure indicate potranno essere rimodulate, anche in senso più restrittivo.
Se l’associazione svolge anche altre attività, le procedure/istruzioni operative sopra citate saranno eventualmente integrate con le procedure relative a tali ulteriori settori di attività.

Quali novità apporta l'Ordinanza regionale del 23 maggio per le riaperture delle attività associative?

Ordinanza regionale n. 50 aggiorna le possibili riaperture anche sulla base delle nuove linee guida per la riapertura delle Attività Economiche e Produttive approvate dalla Conferenza delle Regioni in data 22.5.2020.
L’ordinanza prevede la possibile riapertura dal 25 maggio di una serie di attività produttive e sociali.

Le attività sociali che interessano più da vicino gli enti del Terzo Settore sono nello specifico quelle che fanno riferimento a circoli culturali e ricreativi (luoghi di ritrovo di associazioni culturali, centri sociali, circoli ricreativi, club, centri di aggregazione sociale, università del tempo libero e della terza età – per le attività di somministrazione di alimenti e bevande, attività motorie e sportive, formative, conferenze, dibattiti e spettacoli si rimanda alle schede tematiche pertinenti e alla relativa disciplina).

Nella medesima Ordinanza si prevede inoltre la possibile riapertura sempre dal 25 maggio di:
– aree gioco per bambini in spazi pubblici
– formazione professionale
– parchi tematici e di divertimento

La stessa ordinanza specifica che dal 1 giugno è ammessa la riapertura anche di servizi per l’infanzia e adolescenza 0-17 anni (attività organizzate da soggetti pubblici e privati per la socialità e il gioco a carattere diurno per bambini e adolescenti).

 

Le indicazioni generali previste per tutti i tipi di attività riguardano il mantenimento delle misure di sicurezza ormai note: utilizzo di mascherina sempre obbligatorio, igienizzazione frequente delle mani e distanza interpersonale di almeno un metro (due nell’attività sportiva).

Inoltre nelle linee guida aggiornate, le indicazioni specifiche per i circoli culturali e ricreativi sono indicate a pag. 26 e 27 e prevedono la necessità di:

Garantire un’adeguata informazione e sensibilizzazione degli utenti
– Riorganizzare gli spazi, i percorsi e il programma di attività in modo da assicurare il mantenimento della distanza interpersonale di almeno 1 metro (2 metri in caso di attività fisica) e potrà essere valutata una diminuzione della capienza massima dei locali.
– Privilegiare, laddove possibile, lo svolgimento di attività all’aria aperta, garantendo comunque il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale.
Privilegiare attività a piccoli gruppi di persone, garantendo sempre il rispetto della distanza interpersonale anche durante le attività di tipo ludico. Per le attività che prevedono la condivisione di oggetti (es. giochi da tavolo, biliardo, bocce), adottare modalità organizzative tali da ridurre il numero di persone che manipolano gli stessi oggetti, ad esempio predisponendo turni di gioco e squadre a composizione fissa, e obbligare comunque all’uso della mascherina e alla disinfezione delle mani prima di ogni nuovo gioco. In ogni caso, i piani di lavoro, i tavoli da gioco e ogni oggetto fornito in uso agli utenti devono essere disinfettati prima e dopo ciascun turno di utilizzo. È vietato l’utilizzo di strumenti di gioco per i quali non è possibile una disinfezione ad ogni turno (es. carte da gioco).

Inoltre:
– È necessario mettere a disposizione degli utenti e degli addetti distributori di soluzioni disinfettanti per le mani da dislocare in più punti, in particolare vicino agli ingressi delle stanze.
– Potrà essere rilevata la temperatura corporea all’ingresso, impedendo l’accesso in caso di temperatura > 37,5 °C.
– Mantenere un registro delle presenze giornaliere da conservare per una durata di 14 giorni, garantendo il rispetto della normativa in materia di protezione dei dati personali.
– Le postazioni dedicate al ricevimento degli utenti possono essere dotate di barriere fisiche (es. schermi).
– La disposizione dei posti a sedere dovrà garantire il rispetto della distanza interpersonale di almeno 1 metro, sia frontalmente che lateralmente.
Garantire la frequente pulizia di tutti gli ambienti e con regolare disinfezione delle superfici toccate con maggiore frequenza (es. banchi, tavoli, piani d’appoggio, corrimano, interruttori della luce, pulsanti, maniglie di porte e finestre, attrezzature, giochi, servizi igienici, docce, spogliatoi ecc.).
– Favorire il ricambio d’aria negli ambienti interni. Per gli impianti di condizionamento, è obbligatorio, se tecnicamente possibile, escludere totalmente la funzione di ricircolo dell’aria; se ciò non fosse tecnicamente possibile, vanno rafforzate ulteriormente le misure per il ricambio d’aria naturale e in ogni caso va garantita la pulizia, ad impianto fermo, dei filtri dell’aria di ricircolo per mantenere i livelli di filtrazione/rimozione adeguati, secondo le indicazioni tecniche di cui al documento dell’Istituto Superiore di Sanità.

Per quanto riguarda le misure organizzative e di prevenzione specifiche per le varie tipologie di attività (es. somministrazione di alimenti e bevande, attività motoria e sportiva, attività formative, conferenze, dibattiti, spettacoli) è necessario riferirsi alle schede specifiche contenute nelle stesse linee guida.

In seguito al Dpcm del 16 maggio e all'ordinanza regionale del 17 maggio, come devono comportarsi le associazioni del Veneto nelle riaperture della loro attività?

Il CSV di Padova, in collegamento con gli altri Centri e con il supporto dei consulenti esterni, sta studiando nel dettaglio l’ultimo Dpcm e l’ordinanza regionale per cercare di dare risposte quanto più precise alle associazioni, pur considerando che i vari decreti fanno raramente riferimento alle attività delle organizzazioni di volontariato e pertanto la situazione va studiata di caso in caso, sulla base dell’attività prevalente e dei rischi collegati.

L’ordinanza regionale n. 48 del 17 maggio 2020 è stata emanata sulla base delle Linee Guida per la riapertura delle Attività Economiche e Produttive approvate dalla Conferenza delle Regioni in data 16.5.2020.
L’ordinanza pertanto non fornisce indicazioni specifiche in merito all’attività associativa, essendo il provvedimento nato per le attività economiche e produttive. Vengono però citate le attività sociali, pertanto può essere presa a riferimento dalle associazioni per orientare le proprie riaperture.

Le indicazioni generali previste per tutti i tipi di attività riguardano il mantenimento delle misure di sicurezza ormai note: utilizzo di mascherina sempre obbligatorio, igienizzazione frequente delle mani e distanza interpersonale di almeno un metro (due nell’attività sportiva).

Si riportano nel seguito alcune specifiche che possono essere utili a seconda del tipo di attività dell’associazione:
– Sono ammessi gli spostamenti ma solo all’interno del territorio regionale, anche a fini ludici, ricreativi e turistici, a piedi o con qualsiasi mezzo, ma rimangono vietati gli assembramenti sia in aree pubbliche che private.

– Restano sospese tutte le attività di centri culturali e sociali e non si possono effettuare riunioni, se non in casi straordinari e comunque rispettando le distanze di almeno un metro.

– È ammesso l’accesso del pubblico ai parchi, alle ville e ai giardini pubblici nel rispetto del divieto di assembramento nonché della distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro ed è ammessa l’attività teatrale e artistica seppure senza pubblico, ad esempio per costruire scenografie o fare prove di spettacoli.

– In ogni attività di ricevimento al pubblico/sportello è necessario predisporre una adeguata informazione sulle misure di prevenzione, mettendo a disposizione soluzioni per l’igiene delle mani. Si potrà, se ritenuto necessario ai fini di sicurezza, rilevare la temperatura corporea, impedendo l’accesso in caso di temperatura superiore a 37,5 °C, o installare barriere fisiche o riorganizzare gli spazi e le modalità di accesso anche attraverso prenotazioni, modalità da remoto e appuntamenti per consentire così il rispetto degli obblighi del metro di distanziamento.

Al momento, per ulteriori dettagli si rinviano le associazioni agli allegati dell’ordinanza per orientarsi sulle misure di sicurezza più adatte per la propria tipologia di attività, ad esempio, manutenzione del verde o l’accesso a musei e biblioteche.

In ogni sede associativa è comunque raccomandata una adeguata pulizia delle superfici di lavoro e una adeguata disinfezione delle attrezzature.

Ogni misura dovrà essere adattata rifacendosi a principi di prudenza e attenzione, alla propria realtà associativa, consapevoli del delicato atto di responsabilità che si richiede in questo momento agli amministratori di una associazione, il cui primo dovere è naturalmente proteggere i propri volontari e i propri utenti, con un particolare attenzione ai soggetti più vulnerabili (persone anziani o malate), in questa fase di convivenza con il virus.

Testo tratto e rielaborato da CSV di Verona che si ringrazia per la collaborazione

Sono un’associazione di volontariato con sede nella Regione Veneto. Quali sono le ultime indicazioni operative regionali?

La Regione del Veneto in data 10 aprile ha pubblicato le “linee guida per le attività di volontariato nell’ambito dell’emergenza epidemiologica covid-19″ che sulla base anche dei disposti dei DPCM in sostanza ribadiscono che ogni azione di volontariato legata all’emergenza non può essere svolta spontaneamente e nell’improvvisazione.
La rilevazione dei bisogni è affidata al Comune territorialmente competente.
Le risposte attraverso il volontariato vanno date in modalità concordate e coordinate con l’Ente pubblico e in raccordo con il COC – Centro Operativo Comunale di Protezione Civile.

Si elencano le attività che sono considerate necessarie e quindi che si possono svolgere, mantenendo il raccordo sopra descritto e le misure di sicurezza idonee.

Si specifica inoltre il ruolo dei Centri di Servizio come cerniera tra amministrazioni e volontariato.

Si ricorda che su Padova città il coordinamento attivo riconosciuto è quello nell’ambito del progetto “Per Padova noi ci siamo”.

Al di fuori di queste modalità non è consentito in alcun modo lo spostamento di volontari all’interno del territorio dei comuni, né a maggior ragione tra comuni diversi.

Leggi le linee guida complete

Cosa succede alle attività associative come eventi, corsi, manifestazioni?

Tutte le attività di gruppo: corsi di formazione, assemblee, consigli direttivi, iniziative di gruppo devono essere sospese.

E’ possibile attivare modalità di gestione dei gruppi da remoto. A tal proposito si segnala che alcuni operatori hanno attivato agevolazioni e si riportano alcuni strumenti utili messi a disposizione per il non profit dalle aziende affiliate a Techsoup.

All’art. 1 del DCPM sono di interesse in particolare i seguenti punti che sottolineano che sono sospese tutte le attività di gruppo:
d) sono sospesi gli eventi e le competizioni sportive di ogni ordine e disciplina, in luoghi pubblici o privati.
g) sono sospese tutte le manifestazioni organizzate, nonché gli eventi in luogo pubblico o privato, ivi compresi quelli di carattere culturale, ludico, sportivo, religioso e fieristico, anche se svolti in luoghi chiusi ma aperti al pubblico, quali, a titolo d’esempio, grandi eventi, cinema, teatri, pub, scuole di ballo, sale giochi, sale scommesse e sale bingo, discoteche e locali assimilati; nei predetti luoghi è sospesa ogni attività;
h) sono sospesi i servizi educativi per l’infanzia di cui all’articolo 2 del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 65, e le attività didattiche in presenza nelle scuole di ogni ordine e grado, nonché della frequenza delle attività scolastiche e di formazione superiore, comprese le Università e le Istituzioni di Alta Formazione Artistica Musicale e Coreutica, di corsi professionali, master, corsi per le professioni sanitarie e università per anziani, nonché i corsi professionali e le attività formative svolte da altri enti pubblici, anche territoriali e locali e da soggetti privati, ferma in ogni caso la possibilità di svolgimento di attività formative a distanza ad esclusione dei corsi per i medici in formazione specialistica e dei corsi di formazione specifica in medicina generale, nonché delle attività dei tirocinanti delle professioni sanitarie. Al fine di mantenere il distanziamento sociale, è da escludersi qualsiasi altra forma di aggregazione alternativa. Sono sospese le riunioni degli organi collegiali in presenza. Gli enti gestori provvedono ad assicurare la pulizia degli ambienti e gli adempimenti amministrativi e contabili concernenti i servizi educativi per l’infanzia richiamati, non facenti parte di circoli didattici o istituti comprensivi;
l) sono chiusi i musei e gli altri istituti e luoghi della cultura di cui all’ai1icolo 101 del codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42;
q) sono adottate, in tutti i casi possibili, nello svolgimento di riunioni, modalità di collegamento da remoto con particolare riferimento a strutture sanitarie e sociosanitarie, servizi di pubblica utilità e coordinamenti attivati nell’ambito dell’emergenza COVID-19, comunque garantendo il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di un metro di cui ali’ allegato I lettera d), ed evitando assembramenti;
s) sono sospese le attività di palestre, centri sportivi, piscine, centri natatori, centri benessere, centri te1mali (fatta eccezione per l’erogazione delle prestazioni rientranti nei livelli essenziali di assistenza), centri culturali, centri sociali, centri ricreativi;

All’art.2 si specificano una serie di attività sospese in tutta Italia, compresi: cinema, teatro, qualsiasi manifestazione di gruppo in luogo pubblico o privato, i viaggi di istruzione, visite guidate e iniziative di scambio o gemellaggio

La nostra associazione aveva l'assemblea dei soci programmata entro fine aprile per l'approvazione del bilancio. Cosa dobbiamo fare?

Con il DPCM “Cura Italia” 18/2020:

– Per Onlus, Odv e Aps che avrebbero dovuto procedere all’approvazione del bilancio nella finestra temporale dell’emergenza (fissata dal governo in 6 mesi a decorrere dal 31 gennaio scorso) il termine viene fatto coincidere con quello degli adeguamenti (31 ottobre 2020), anche al fine di consentire l’adozione di entrambe le delibere con un’unica assemblea, in deroga al proprio Statuto.

Imprese sociali: la scadenza slitta a 180 giorni dalla chiusura dell’esercizio a prescindere dalle previsioni statutarie, 30 giugno (anziché fine aprile).

Per gli altri enti (associazioni, riconosciute e non, ASD e fondazioni) DIVERSI dai PRECEDENTI, il decreto non contiene una previsione specifica, ma in via interpretativa dovrebbe estendersi la medesima proroga delle società. Il Codice civile non prevede un termine puntuale per i bilanci di associazioni e fondazioni, per cui, come detto, è prassi consolidata fare riferimento alle stesse scadenze del mondo societario (120 giorni dalla chiusura dell’esercizio, prorogabili a 180), 30 giugno (è una mia interpretazione, vista l’impossibilità di convocare Consigli o Assemblee in modo regolare).

Le assemblee:
Strettamente legate alle proroghe sono le semplificazioni procedurali relative allo svolgimento delle assemblee, anche in questo caso con alcune differenze tra enti societari e non. Al fine di evitare assembramenti di persone e limitare il contagio del virus, per tutti sono favorite le assemblee in video conferenza, anche in assenza di espressa previsione statutaria e purché sia possibile identificare con certezza i partecipanti (articolo 106, comma 2, per le società, e articolo 73, comma 4, per gli enti diversi). Per chi adotta la forma societaria, poi, le adunanze tramite mezzi di telecomunicazione potranno avvenire anche senza la contestuale presenza nel medesimo luogo di presidente e notaio (o segretario), in deroga alle ordinarie previsioni del Codice civile. In più, vengono semplificate le modalità di voto in assemblea, consentendo l’espressione in via elettronica o per corrispondenza (per le società azionarie), o la consultazione scritta (per le Srl), a prescindere dal contenuto dello statuto. Mentre nessuna specificazione sull’esercizio del diritto di voto è prevista per associazioni e fondazioni.

La possibilità di svolgere le riunioni degli organi sociali in video conferenza è ammessa fino al termine della durata dello stato di emergenza dichiarato dal Governo, cioè fino al 31 luglio 2020 (salvo ulteriori proroghe).

Se un’associazione o una fondazione vuole riunire i propri organi sociali lo potrà quindi fare, sempre però “nel rispetto di criteri di trasparenza e tracciabilità previamente fissati” (ad esempio mettendo a disposizione in anticipo i materiali oggetto di discussione), che consentano al presidente dell’organo di accertare la regolarità della costituzione della riunione, identificando quindi in modo certo i partecipanti, di regolare lo svolgimento dell’adunanza e di constatare i risultati delle votazioni. Fondamentale è il rispetto del principio di simultaneità per il quale, a pena di invalidità della riunione, ogni partecipante deve poter seguire in modo adeguato la discussione, oltre che poter intervenire in tempo reale alla trattazione degli argomenti e alla votazione.

Qualora tali criteri non fossero già presenti negli statuti o nei regolamenti, dovranno essere definiti ex ante con delibera dell’organo interessato, che dovrà comunque tenere conto dell’attuale quadro normativo emergenziale caratterizzato anche dalle stringenti limitazioni agli spostamenti degli individui, conseguenza del quale è che i partecipanti non potranno che trovarsi ognuno nella propria abitazione.

Vista tale particolare condizione, il verbale della riunione può essere redatto anche successivamente, con la sottoscrizione del Presidente e del verbalizzante (oppure con la sottoscrizione del solo notaio se trattasi di atto pubblico): questo è quanto ha disposto il Consiglio Notarile di Milano con la Massima n. 187 dell’11 marzo 2020.

Alcune linee guida per gli enti per riassumere:
Sulla base di quanto detto, cosa è opportuno fare per le associazioni e le fondazioni (comprese Odv, Aps ed Onlus) in questo periodo, in particolare con riferimento all’approvazione del bilancio di esercizio?

Distinguiamo tre casi.

– Gli enti che hanno la possibilità, i mezzi e le competenze per riunire gli organi sociali (compresa l’assemblea) in forma telematica, rispettando i criteri delineati al paragrafo precedente, lo possono ovviamente fare, procedendo quindi all’approvazione completa del bilancio di esercizio entro i termini legali o statutari (si veda FAQ dedicata).
– Gli enti che non hanno invece la possibilità e i mezzi per riunire l’assemblea in forma telematica ma che invece possono procedere ad una riunione telematica del consiglio direttivo (il quale è composto da meno persone rispetto all’assemblea, ed è quindi più gestibile), lo possono fare, deliberando entro il 30 aprile in merito al bilancio di esercizio e posticipando l’assemblea a data da destinarsi. Vista la situazione attuale non sembra infatti opportuno indicare una data precisa per lo svolgimento dell’assemblea, essendo preferibile subordinarla alla fine della situazione emergenziale come dichiarata dall’autorità legislativa. Si devono comunque informare gli associati (ad esempio tramite email) del rinvio dell’assemblea inviando loro, laddove sia stato predisposto ed approvato dal consiglio direttivo, il progetto di bilancio. Le regole per la convocazione sono le stesse di quelle previste dallo statuto per le normali riunioni dell’assemblea o del direttivo, così come i quorum costitutivi e deliberativi.
– Infine, per gli enti non profit che non hanno la possibilità, i mezzi o le competenze per convocare né l’assemblea né il direttivo in forma telematica, si consiglia che il presidente, dopo aver preliminarmente informato e condiviso la decisione con i singoli consiglieri, invii una comunicazione a tutti gli associati informandoli, vista la situazione emergenziale ed il quadro normativo precedentemente esposto, che l’assemblea è rinviata a data da destinarsi. Se il progetto di bilancio è stato redatto (anche se non ancora approvato dal direttivo) è opportuno inviare anch’esso agli associati.

(fonte Omar Chiarello – consulente e csvnet)

 

AGGIORNAMENTO

Con il DL 18/2020 sono intervenute alcune novità riepilogate nella tabella che segue. Per i relativi approfondimenti rimandiamo all’articolo di CSVnet: https://www.csvnet.it/component/content/article/144-notizie/3652-riunioni-non-profit-cosa-cambia-dopo-la-conversione-del-cura-italia?Itemid=893

 

Riunioni organi sociali: quali modalità possiamo seguire per farle a distanza?

Il DPCM 26 aprile 2020, in continuità con i precedenti, ha confermato il divieto di ogni forma di assembramento di persone in luoghi pubblici e privati (art.1, c.1, lett. d), così come la sospensione delle manifestazioni organizzate, degli eventi e degli spettacoli di qualsiasi natura con la presenza di pubblico, svolti in luogo pubblico o privato (art.1, c.1, lett. i). È stata inoltre differita almeno fino al 17 maggio (termine di efficacia del Decreto) ogni altra attività convegnistica o congressuale (art.1, c.1, lett. s).
Da tali disposizioni è evidente come ad oggi gli enti non profit non possano riunire gli organi sociali (assemblea, consiglio direttivo o di amministrazione, organo di controllo, altri organi) nella modalità consueta, quella cioè che prevede la partecipazione fisica degli individui.
Tale divieto, che ha come base una causa di forza maggiore, vale quantomeno sino al 17 maggio, termine di efficacia del DPCM 26 aprile 2020, salvo ulteriori proroghe, le quali sembrano comunque più che probabili.

Il Decreto “Cura Italia” (DL 18/2020) ha previsto (all’art.73, c.4) per le associazioni (sia riconosciute che non riconosciute) e le fondazioni la facoltà di riunire gli organi sociali in videoconferenza, anche qualora tale modalità non sia espressamente contemplata nello statuto: e ciò è possibile fino al 31 luglio 2020 (termine dello stato di emergenza dichiarato dal Governo, salvo ulteriori proroghe).
Gli enti che invece hanno disciplinato nel proprio statuto tale modalità di riunione la potranno ovviamente utilizzare anche dopo il termine del 31 luglio.

Tale disposizione si applica a tutti gli enti non profit, indipendentemente dal fatto che essi siano anche enti del Terzo settore (e quindi, ad oggi, Odv, Aps ed Onlus); anche se letteralmente si fa riferimento solo ad associazioni e fondazioni, sembra che la disposizione si possa estendere per interpretazione analogica anche ai comitati.
Affinché una riunione in videoconferenza sia valida, devono essere fissati in anticipo criteri di trasparenza e di tracciabilità, al fine di:

– rendere noti a tutti i partecipanti i diversi punti all’ordine del giorno della riunione, mettendo a disposizione la relativa documentazione;
– permettere al presidente dell’organo di accertare la regolarità della costituzione della riunione, identificando in modo certo i partecipanti, oltre che di regolare lo svolgimento dell’adunanza e di constatare i risultati delle votazioni;
– permettere ad ogni partecipante di poter seguire in modo adeguato la discussione, intervenire in tempo reale alla trattazione degli argomenti e alla votazione (principio di simultaneità);
– informare i partecipanti dello strumento scelto per realizzare la riunione in videoconferenza (ad esempio skype, hangout, zoom, ecc.), e delle modalità con cui potervi accedere.

Tutte queste informazioni devono essere rese note in modo dettagliato nella convocazione dell’organo, al fine di consentire la partecipazione effettiva di tutti i componenti. Una volta riunito l’organo, dovranno ovviamente essere rispettati gli ordinari quorum costitutivi e deliberativi previsti dallo statuto.

La riunione in videoconferenza è sicuramente una possibilità importante che il legislatore ha ammesso per gli enti non profit che ad oggi non la contemplano nel loro statuto (e la cui previsione appare più che opportuno inserire in occasione del prossimo adeguamento o modifica statutaria), ma è necessario che tali riunioni avvengano nel massimo rispetto dei criteri di trasparenza e tracciabilità previsti dalla legge. Qualora ciò non sia possibile gli enti non profit sono legittimati, a nostro giudizio per una causa di forza maggiore sulla base del DPCM 26 aprile 2020 (e di quelli, eventualmente, successivi), a rinviare la riunione in presenza a data da destinarsi, aspettando la fine della situazione emergenziale: ciò al fine di tutelare il fondamentale diritto ad un’effettiva ed informata partecipazione dei consociati.
Qualora un ente non profit opti per il rinvio della riunione di un organo sociale (ad esempio dell’assemblea), dovrà ovviamente informarne tutti componenti, giustificando il mancato utilizzo della videoconferenza con ragioni di difficoltà (tecniche o di altro tipo), tali da non poter garantire una piena partecipazione degli intervenuti.

Daniele Erler – area consulenza CSVnet (fonte: https://www.csvnet.it/component/content/article/144-notizie/3652-riunioni-non-profit-cosa-cambia-dopo-la-conversione-del-cura-italia?Itemid=893)

Se l'associazione ha dipendenti o collaboratori come ci dobbiamo comportare?

In caso l’associazione abbia lavoratori dipendenti o con contratti di collaborazione è possibile attivare forme di smart working senza modifiche contrattuali, per tutto il periodo di emergenza.

Per i dipendenti, in caso l’attività sia sospesa o notevolmente ridotta, è possibile usufruire della Cassa integrazione straordinaria, per un massimo di 3 mesi.

La cassa integrazione è pagata al lavoratore direttamente dall’inps per un importo pari all’80% dello stipendio.

Per informazioni dettagliate sull’attivazione consigliamo di rivolgersi al proprio consulente del lavoro.

 

 

La nostra associazione ha un volontario/a con sospetto di contagio di coronavirus. Come mi devo comportare?

Se il/la volontario/a é asintomatico non si fa nulla; se ha febbre 37,5 deve contattare il suo medico curante, che fa scattare la verifica.
Per informazioni più dettagliate e segnalazioni il numero verde dell’Ulss 6 Euganea é il seguente 800032973.

La nostra associazione doveva ancora adeguare lo statuto alla nuova normativa. Rimane la scadenza di fine giugno?

Con il DPCM “Cura Italia” 18/2020 

– Il termine di adeguamento in modalità semplificata degli statuti di Onlus, organizzazioni di volontariato (Odv), associazioni di promozione sociale (Aps) e imprese sociali, originariamente fissato al 30 giugno, slitta al 31 ottobre 2020. L’adeguamento è possibile anche in seguito a tale data ma solo in assemblea straordinaria;

– altre Associazioni: come già indicato nelle linee Ministeriali, quando sarà attivo il RUNTS (attualmente il decreto non è ancora stato emanato), le associazioni che vorranno iscriversi, preventivamente dovranno aver adeguato lo Statuto secondo il Codice del Terzo Settore D.Lgs. n. 117/2017, questo anche dopo il 31 ottobre 2020. Salva l’ipotesi che l’Associazione voglia già ora adeguare lo statuto per iscriversi a un registro ODV o APS.

(fonte Omar Chiarello)

I donatori di sangue possono effettuare donazioni?

Con una nota del 9 marzo il Ministero della Salute ha specificato che le donazioni di sangue rientrano nei livelli essenziali di assistenza sanitaria e, in quanto tali, devono essere sempre garantite.

Pertanto i donatori che possono recarsi ad effettuare le donazioni presso i centri di raccolta di sangue ed emoderivati indicando nell’autocertificazione, come motivazione, le “situazioni di necessità”.

Il centro di raccolta rilascerà certificazione utile a dimostrare la donazione effettuata.

Nella stessa comunicazione del Ministero della Salute si autorizzano gli spostamenti del “personale associativo” presso le unità di raccolta.

Vedi la comunicazione completa del Ministero della Salute
Vedi un fac simile di autocertificazione pre-compilata per le donazioni di sangue

 

La nostra associazione si occupa di assistenza ospedaliera o in luoghi di cura. Cosa dobbiamo fare?

E’ necessario contattare la struttura e accordarsi sulle modalità di presenza.

Il Decreto dell’8 marzo all’art. 2, lettera q, si specifica infatti questo:
L’accesso di parenti e visitatori a strutture di ospitalità e lungo degenza, residenze sanitarie assistite (RSA), hospice, strutture riabilitative e strutture residenziali per anziani, autosufficienti e non, è limitata ai soli casi indicati dalla direzione sanitaria della struttura, che è tenuta ad adottare le misure necessarie a prevenire possibili trasmissioni di infezione.

 

Visto il periodo di sospensione, abbiamo delle agevolazioni fiscali di qualche tipo sia sui versamenti che a livello di gestione del personale?

Il DPCM “Cura Italia” n. 18/2020 prevede:

VERSAMENTI F24 (ritenute, contributi…..)

– Per Onlus, Odv e Aps il versamento è posticipato senza sanzioni e interessi, entro il 31 maggio, o rateizzato fino a un massimo di cinque rate mensili a partire da maggio relativamente a:

* ritenute alla fonte, contributi previdenziali e premi assicurativi del periodo fino al 30 aprile; ATTENZIONE le ritenute dei LAVORATORI AUTONOMI e simili NON SONO PROROGATE vanno versate nei termini ordinari.

* Iva in scadenza nel mese di marzo, anche riferibile ad operazioni relative alla sfera istituzionale in relazione ad adempimenti di acquisti intra-Ue e acquisto di servizi esteri (intra ed extra-Ue).

– Per le sole ASD, vi è un mese in più: quindi scadenza 30 giugno e poi eventualmente cinque rate.

– Per gli altri enti (associazioni, riconosciute e non, e fondazioni) DIVERSI dai PRECEDENTI, no proroghe (salvo la mini dal 16 marzo al 20 marzo), il decreto esclude dall’agevolazione tutti quegli enti non commerciali che non rientrano fra le Onlus, Odv e Aps e svolgono attività non commerciali. Dubbia anche la posizione degli enti che producono proventi in attività d’impresa, sotto i 2 milioni di euro, ma realizzano anche attività di carattere non commerciale.

 

PROROGA SCADENZE FISCALI

– Per tutte le Associazioni no profit (generiche, ASD, Onlus, Odv, Aps) sono sospesi gli adempimenti tributari, diversi dai versamenti e dalle ritenute/trattenute alla fonte, che si potranno effettuare entro il 30 giugno 2020, senza applicazione di sanzioni. A mia interpretazione, ma spero ci sarà una circolare interpretativa su questo punto, sono rinviate le seguenti scadenze:

1. Tenuta del Registro Iva Minori.

2. Invio di qualsiasi documentazione richiesta in questo periodo dalla SIAE.

3. Invio del Modello EAS.

 

SPECIFICHE PER ASD

– CONTRIBUTO COLLABORATORI SPORTIVI. Per i collaboratori sportivi dilettanti è previsto un contributo (una tantum) di 600 euro. Il contributo è disponibile, previa richiesta, a tutti i collaboratori sportivi dilettanti, (quelli che vengono retribuiti seguendo il regime dei 10mila euro):

· la domanda dovrà essere formulata direttamente dal collaboratore, e non dalla ASD, a Sport e Salute Spa che entro il 3 aprile 2020 dovrà fornire tutta la modulistica e le istruzioni necessarie;

· servirà una autocertificazione della preesistenza del rapporto di collaborazione alla data del 23 febbraio 2020 e della mancata percezione di altro reddito da lavoro;

· lo sportivo dilettante deve collaboratore con una ASD che sia all’interno del Registro CONI.

– AFFITTI degli Impianti Sportivi Pubblici:

· Per le sole ASD che pagano affitti di impianti sportivi di proprietà pubblica sono sospesi i termini di pagamento dal 18 Marzo 2020 fino al 31 Maggio 2020.

· Gli affitti dovranno essere pagati, senza sanzioni e interessi, entro il 30 Giugno 2020 in una unica rata o mediante 5 rate mensili di pari importo a partire dal mese di Giugno 2020.

 

(fonte Omar Chiarello – consulente)

 

Sono previste agevolazioni per donazioni a favore di progetti legati all'emergenza Covid-19?

Il Decreto-legge “Cura Italia” (D.L. 18/2020) prevede alcuni incentivi fiscali a favore delle erogazioni liberali a sostegno delle misure di contrasto dell’emergenza epidemiologica da Covid-19.
Le agevolazioni sono contenute nell’articolo 66 del citato provvedimento, che risulta articolato su due piani:
1. la detrazione in ambito Irpef ed Ires, spettante – rispettivamente – alle persone fisiche e agli enti non commerciali (si tratta di una riduzione dell’imposta lorda);
2. la deducibilità del costo nell’ambito del reddito d’impresa (si tratta di una riduzione del reddito imponibile).

In merito alla detrazione in ambito Irpef ed Ires di seguito alcune specifiche.
La disposizione prevede una detrazione dall’imposta lorda ai fini dell’imposta sul reddito pari al 30%, per un importo non superiore a 30.000 euro, per le erogazioni liberali in denaro e in natura, effettuate nell’anno 2020 dalle persone fisiche e dagli enti non commerciali, in favore di Stato, Regioni, enti locali territoriali, enti o istituzioni pubbliche, fondazioni e associazioni legalmente riconosciute senza scopo di lucro, con la finalità di finanziare gli interventi in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19.

Quali sono quindi i soggetti che possono fare una donazione usufruendo della detrazione?
1. le persone fisiche (soggetti Irpef)
2. gli enti non commerciali, sia pubblici che privati (soggetti Ires, che determinano tuttavia il reddito imponibile ai fini delle imposte sui redditi secondo le regole Irpef, secondo quanto previsto dall’articolo 143 Tuir) che effettuano l’erogazione liberale al di fuori dell’eventuale esercizio di un’attività d’impresa.

Quali sono i soggetti che possono essere beneficiari della donazione?
Lo Stato, le Regioni e gli enti locali territoriali (quindi, ad esempio, i Comuni, le Province, Città metropolitane, ecc.) – tra gli “enti o le istituzioni pubbliche” vi rientrano, a titolo esemplificativo e non esaustivo, le aziende ospedaliere, le aziende ospedaliere universitarie, le ASL, le Università
pubbliche, la Protezione Civile, ecc..
Sono inoltre incluse le fondazioni e le associazioni legalmente riconosciute senza scopo di
lucro in possesso dei seguenti requisiti: 1) devono avere la personalità giuridica; 2) non devono avere scopo di lucro; 3) devono svolgere o promuovere attività di studio, di ricerca e di documentazione di rilevante valore culturale ed artistico. (…)”.

È necessario ricordare che, secondo quanto previsto dall’articolo 1, comma 679, L. 160/2019, al fine di usufruire della detrazione anche le erogazioni liberali in esame dovranno essere effettuate con versamento bancario o postale ovvero mediante gli altri sistemi di pagamento
previsti dall’articolo 23 D.Lgs. 241/1997 (bancomat, carte di credito, carte prepagate, assegni bancari e circolari).

La disposizione fa riferimento alle erogazioni liberali aventi la “finalità di finanziare gli interventi in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19”.
Si tratta di una descrizione piuttosto ampia, pur se con una finalità precisa, sulla quale non ci sono tuttavia al momento chiarimenti ufficiali, neanche nella relazione illustrativa al decreto.
Sarà in ogni caso opportuno che, da un lato, l’ente beneficiario evidenzi adeguatamente che la raccolta fondi è destinata specificamente all’emergenza epidemiologica da Covid-19 (anche, ad esempio, istituendo un apposito conto corrente bancario o postale su cui far transitare le somme oggetto di donazione) e, dall’altro, che il soggetto che provvede all’erogazione documenti quanto più possibile la finalità della donazione (ad esempio, utilizzando una chiara descrizione della causale del bonifico).

 

(testo adattato da fonte Euroconference news – autori Cristoforo Florio, Stefano Lizzani)

 

Vorremmo approfittare di questo periodo per costituire un'associazione. Possiamo farlo?

Premesso che la libertà di associazione è un diritto previsto dalla Costituzione, ricordiamo che anche in questo periodo a tutti i cittadini che volessero costituire un’associazione il CSV offre consulenze specifiche sulle procedure da seguire.

Segnaliamo ugualmente che in questo particolare periodo, però, viste le limitazioni previste dai DPCM che si sono succeduti e per ultimo dal Decreto nr.19 del 25/03/2020, si sconsiglia di intraprendere il percorso.

Le limitazioni all’aggregazione e agli spostamenti del decreto di cui sopra non permettono di seguire agevolmente l’iter previsto per la costituzione di una nuova associazione.
Ricordiamo che gli spostamenti “motivati da esigenze lavorative” sono permessi solo se l’attività lavorativa rientra in quelle previste dal DPCM del 22/03/2020 e seguenti.

A chi ne farà richiesta, verranno comunque fornite tutte le informazioni necessarie per poter espletare le pratiche una volta rientrata l’emergenza.

Nel sito del CSV di Padova c’è una sezione dedicata alle associazioni in costituzione con tutte le informazioni di base.
Per ogni altra informazione non esitate a contattarci.

 

La nostra associazione ha tirocinanti dell’Università di Padova. Come ci dobbiamo comportare?

L’Università di Padova ha sospeso tutti gli stage e tirocini, tranne quelli in ambito sanitario, almeno fino a giugno 2020. Gli studenti potranno quindi riprendere il tirocinio dopo quella data.

FAQ RELATIVE AI DIVERSI DPCM CHE SI SONO SUCCEDUTI

Possiamo proseguire l'attività di volontariato in seguito al DPCM dell'8 marzo?

L’attività di volontariato singolo o organizzato può essere svolta SOLO nei confronti delle fasce deboli della popolazione (ad esempio anziani o persone con disabilità) per consegnare loro alimenti, farmaci o altri generi di prima necessità, o anche per il disbrigo di pratiche amministrative (quali il pagamento delle bollette). Tali servizi si possono considerare necessari in quanto strumentali al diritto alla salute o ad altri diritti fondamentali della persona (alimentazione, igiene, ecc.).

Tali servizi potranno quindi essere erogati dai volontari e dalle organizzazioni (qualora le attività in questione rientrino in quelle previste dallo statuto), sempre però nel rispetto delle prescrizioni disposte per i singoli individui, ed in particolare:
– l’obbligo di rispettare la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro dagli utenti e dagli altri operatori o, comunque, ove questo non sia possibile, utilizzando i presidi sanitari necessari;
– l’obbligo di compilare e di portare con sé l’autodichiarazione, indicando tra le motivazioni dello spostamento lo stato di necessità (barrando l’apposita casella) e più oltre, dove è richiesta l’esplicitazione della motivazione indicata, descrivere l’attività svolta (ad esempio, la consegna di generi alimentari al domicilio di anziano solo e impossibilitato). Potrebbe altresì rivelarsi utile (ma non indispensabile) il possesso da parte del volontario di una attestazione dell’organizzazione di appartenenza che dia certezza della sua qualifica di volontario.

Ricordiamo le misure igienico-sanitarie da garantire sempre:

  1. Lavarsi spesso le mani. Si raccomanda di mettere a disposizione in tutti i locali pubblici, palestre, supermercati, farmacie e altri luoghi di aggregazione, soluzioni idroalcoliche per il lavaggio delle mani;
  2. Evitare il contatto ravvicinato con persone che soffrono di infezioni respiratorie acute;
  3. Evitare abbracci e strette di mano;
  4. Mantenimento, nei contatti sociali, di una distanza interpersonale di almeno un metro;
  5. Igiene respiratoria (starnutire e/o tossire in un fazzoletto evitando il contatto delle mani con le secrezioni respiratorie);
  6. Evitare l’uso promiscuo di bottiglie e bicchieri, in particolare durante l’attività sportiva;
  7. Non toccarsi occhi, naso e bocca con le mani;
  8. Coprirsi bocca e naso se si starnutisce o tossisce;
  9. Non prendere farmaci antivirali e antibiotici, a meno che siano prescritti dal medico;
  10. Pulire le superfici con disinfettanti a base di cloro o alcol;
  11. Usare la mascherina solo se si sospetta di essere malati o se si presta assistenza a persone malate.

 

Sono un’associazione di volontariato della provincia di Padova. Come incide il DPCM dell’8 marzo?

Il Presidente del Consiglio, con il Decreto Ministeriale dell’8 marzo e del successivo 9 marzo, ha esteso a tutta Italia le misure già indicate nel DPCM dell’8 marzo che interessavano alcuni territori, tra cui la provincia di Padova.
Il Decreto indica quindi per tutto il territorio nazionale tre punti di particolare importanza (art. 1) per evitare la diffusione del corona virus:

a) evitare ogni spostamento delle persone fisiche in entrata e in uscita, salvo che per gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero spostamenti per motivi di salute. E’ consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza.

b) ai soggetti con sintomatologia da infezione respiratoria e febbre (maggiore di 37,5 °C) è fortemente raccomandato di rimanere presso il proprio domicilio e di limitare al massimo i contatti sociali, contattando il proprio medico curante;

c) divieto assoluto di mobilità dalla propria abitazione o dimora per i soggetti sottoposti alla misura della quarantena ovvero risultati positivi al virus.

Ciò significa che prudenzialmente anche le attività delle associazioni di volontariato che operano in provincia devono essere ridotte al minimo per ridurre gli spostamenti delle persone.

Nei centri sociali per i quali è prevista la sospensione di attività, sono compresi quelli che erogano servizi sociali (disciplinati dalle normative nazionali o regionali) di settore come i centri diurni per persone con difficoltà di carattere sociale (comprensivo dei servizi di mensa, igiene personale ecc.), gli empori sociali per persone in povertà estrema, i centri polivalenti per anziani e diversamente abili e i centri di ascolto per famiglie che erogano, tra l’altro, consulenze specialistiche, attività di mediazione familiare e spazi neutri su disposizione dell’autorità giudiziaria e, infine, i centri antiviolenza?

No. Sono sospese soltanto le attività dei servizi diurni con finalità meramente ludico ricreative o di socializzazione o animazione che non costituiscono servizi pubblici essenziali. I centri elencati, che assicurano servizi strumentali al diritto alla salute o altri diritti fondamentali della persona (alimentazione, igiene, accesso a prestazioni specialistiche ecc.), possono proseguire la propria attività. Devono comunque garantire condizioni strutturali e organizzative che consentano il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di un metro.

http://www.governo.it/it/articolo/decreto-iorestoacasa-domande-frequenti-sulle-misure-adottate-dal-governo/14278#servizisociali

Le associazioni di volontariato che somministrano pasti o servizi alle fasce di popolazione debole, possono continuare ad erogare i loro servizi alla luce delle previsioni contenute nel DPCM dell’11 marzo 2020?

Sì. Il DPCM dell’11 marzo 2020, sospende le attività di ristorazione, ad eccezione delle mense e del catering continuativo su base contrattuale, purché garantiscano la distanza di sicurezza inter personale di 1 metro. È da ritenersi che pur essendo a titolo gratuito, tali servizi, possano rientrare nella fattispecie indicata. È comunque opportuno che tali attività vengano sottoposte a coordinamento da parte dei servizi sociali pubblici territoriali.

http://www.governo.it/it/articolo/decreto-iorestoacasa-domande-frequenti-sulle-misure-adottate-dal-governo/14278#servizisociali

La nostra associazione ha ragazzi in servizio civile. Cosa dobbiamo fare?

Il Dipartimento per le politiche giovanili e il servizio civile in data 8 marzo, sulla base del DPCM, ha sospeso fino al 3 aprile in tutte le zone indicate (tra cui la provincia di Padova) tutti i progetti di servizio civile, a meno che i ragazzi non siano impegnati in progetti di rilevante utilità per la situazione specifica legata al Covid-19, verificate le condizioni per riprendere il servizio.

Nella comunicazione si legge “si dispone la sospensione dei progetti di servizio civile, limitatamente alle sedi di attuazione presenti nei territori stessi, e la conseguente sospensione dal servizio da parte degli operatori volontari. Le suddette sospensioni si applicano, allo stato attuale, fino al 3 aprile 2020, e vanno intese, in considerazione della straordinarietà della situazione e della durata ridotta, come ulteriori giorni di permesso straordinario per causa di forza maggiore, in aggiunta a quelli indicati dalle “Disposizioni concernenti la disciplina dei rapporti tra enti e operatori volontari del servizio civile universale” del 14 gennaio 2019.
Laddove si trattasse di progetti di particolare e rilevante utilità, tenuto conto della straordinaria situazione di emergenza, gli enti, una volta verificate che ci siano le adeguate condizioni, possono valutare la prosecuzione delle attività secondo le modalità richiamate nella propria circolare del 6 marzo 2020 recante “indicazioni agli enti di servizio civile in relazione all’impiego degli operatori volontari nell’ambito dell’emergenza epidemiologica da COVID-19. Aggiornamento 8 marzo 2020”, dandone tempestiva comunicazione al Dipartimento, attraverso i canali già codificati, affinché non si applichi la sospensione del progetto. Tale circostanza deve prevedere la preventiva acquisizione del consenso da parte degli operatori volontari, che potranno in tal modo spostarsi nei territori sopra elencati “per motivi di necessità”,come previsto dal richiamato decreto, in quanto svolgono attività funzionali alla gestione della situazione di emergenza in corso”.

Leggi tutta la circolare dell’8 marzo

In data 9/03 il Dipartimento ha specificato con ulteriore circolare come comunicare eventuali continuazioni del servizio. In particolare gli enti sono tenuti ad inviare una comunicazione all’indirizzo mail emergenza@serviziocivile.it specificando nell’oggetto “Prosecuzione attività” e contenente: 

–  il codice ente;
–  il codice progetto originario; 
–  il codice progetto di destinazione (eventuale); 
–  il codice sede originaria;
–  il codice sede di destinazione (eventuale);
–  per ciascuna sede interessata, i nominativi degli operatori volontari impegnati.

Andrà inoltre specificatamente indicato se l’ente intende far svolgere agli operatori volontari il proprio servizio da remoto, anche presso le proprie abitazioni, così come se sono stati rimodulati gli orari di servizio giornalieri e/settimanali.

Nei casi in cui l’ente intenda invece rimodulare il proprio progetto per svolgere, sotto il coordinamento di un’istituzione pubblica che opera sul territorio, attività utili alla collettività connesse alla situazione di emergenza, deve inviare la comunicazione sopra indicata fornendo anche tutte le informazioni necessarie a conoscere quale sia l’istituzione coinvolta e quali le attività assegnate agli operatori volontari. Anche in tale situazione andrà preventivamente acquisito il consenso dei giovani.

La nostra associazione organizza raccolte fondi per il periodo pasquale con colombe o uova di Pasqua. Possiamo consegnare a domicilio i prodotti invece di organizzare i banchetti?

In questo periodo le associazioni sono solite promuovere le consuete attività di raccolta fondi legate alle celebrazioni pasquali.
Si tratta indubbiamente di una delle occasioni più importanti, durante l’anno, per raccogliere risorse vitali alla realizzazione delle proprie attività istituzionali.

Ciò nonostante, in conseguenza alle restrizioni emesse dal Governo in seguito all’emergenza coronavirus, che vietano gli spostamenti non legati a motivi di comprovata necessità – si vedano i decreti riportati nella prima parte di questa sezione, in particolare i decreti del 22 e 25 marzo – e sentita la Prefettura di Padova, si evidenzia che tali attività sono da considerarsi da sospendere nel caso in cui siano coinvolti i volontari nelle consegne, perchè non rientrano nè nelle esigenze lavorative nè nelle comprovate esigenze di necessità, in quanto non rispondono a bisogni primari della popolazione in questo periodo di emergenza. 

L’attività può eventualmente essere svolta unicamente in caso il pagamento avvenga tramite bonifico o carta di credito e la consegna non impieghi i volontari ma avvenga tramite spedizione postale o ditte abilitate al trasporto merci la cui attività non sia stata sospesa a seguito dei decreti sopra citati.

 

La nostra associazione è impegnata in attività di formazione e sensibilizzazione nelle scuole. Alla ripresa delle attività scolastiche potremo riprendere gli incontri?

Sarà necessario attendere indicazioni da parte del Ministero dell’istruzione e dall’Ufficio scolastico territoriale. Dove possibile riprendere le attività, lo si potrà fare nei limiti che saranno indicati.

La nostra associazione ha sospeso le attività, ma i volontari sono disponibili ad impegnarsi per attività di solidarietà sociale legate all’emergenza. Come possiamo fare?

Il CSV Padova ha attivato il progetto “Per Padova noi ci siamo” per coordinare le attività di aiuto. 

Sono un’associazione di volontariato. Come incide l'ultimo DPCM del 26 aprile relativo alla "fase 2"?

E’ stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il testo integrale del DPCM del 26 Aprile 2020, con i relativi allegati.

Vi riportiamo di seguito alcuni punti salienti del documento.

Sono consentite le attività con i codici ateco che iniziano con 94 (quelli più comunemente utilizzate dalle associazioni). Verificate dunque attentamente che l’associazione abbia un codice ricompreso tra questi.
Il codice ateco è riportato nell’attestazione del codice fiscale dell’associazione rilasciata dall’Agenzia delle Entrate.

Le attività che si svolgono devono in ogni caso rispettare scrupolosamente il protocollo di regolamentazione delle misure per il contrasto e contenimento Covid-19 contenute nell’allegato 4 e nell’allegato 6, qui brevemente riportate (consigliamo in proposito di leggere attentamente il decreto):
– massimo utilizzo di lavoro agile (lavoro da casa), in alternativa usufruire di ferie, permessi
– adozione di protocolli di sicurezza anti-contagio (rispetto della distanza di sicurezza, uso di mascherine e guanti, sanificazione)
– consegna al personale e volontari e/o affissione in associazione delle disposizioni delle autorità
pulizia giornaliera e sanificazione periodica dei locali, pulizia e sanificazione a fine turno di tastiere, schermi, mouse, eventuali sanificazioni straordinarie se si sospettano casi di covid-19
precauzioni igieniche personali: l’associazione mette a disposizione idonei mezzi detergenti per le mani accessibili a tutti i lavoratori, utilizzo mascherine, misure di distanziamento tra le scrivanie
gestione spazi comuni: accesso contingentato e con previsione di ventilazione continua dei locali, tempo ridotto di sosta, distanza di sicurezza, sanificazione spogliatoi (bagni), sanificazione tastiere distributori di bevande e snack
riorganizzazione dei turni per evitare per ridurre al minimo i contatti, utilizzare smart-working
orari di ingresso/uscita scaglionati per evitare contatti nelle zone comuni (eventualmente dedicare una porta per l’entrata e una per l’uscita)
– gli spostamenti all’interno degli spazi associativi devono essere limitati al minimo indispensabile

Rimangono sospesi e annullati tutti gli eventi interni e ogni attività di formazione in aula, mentre è consentita la formazione a distanza e le video conferenze e riunioni.

 

La mancata attivazione di questi protocolli determina la sospensione dell’attività fino al ripristino delle condizioni di sicurezza.

 

Per quanto riguarda le attività attualmente ancora sospese e rilevanti per gli enti di tipo associativo, si consiglia di verificare scrupolosamente l’art.1 alle lettere f,g, i, j, k, l, s, t, u, z, bb del citato Decreto.

 

Per quanto riguarda i servizi per l’ambito disabilità, si consiglia di porre particolare attenzione all’art.8 del Decreto.

 

Per le attività sospese (quindi non previste all’allegato 3) è ammesso, previa comunicazione al Prefetto, l’accesso ai locali aziendali di personale dipendente o terzi delegati per lo svolgimento di attività di vigilanza, attività di manutenzione, gestione dei pagamenti nonché attività di pulizia e sanificazione.

 

Si raccomanda comunque a tutte le persone anziane o affette da patologie croniche o con stati di immunodepressione congenita o acquisita di EVITARE di USCIRE dalla propria abitazione fuori dai casi di stretta necessità.

È sempre raccomandata l’applicazione delle misure di prevenzione igienico – sanitaria contenute nell’allegato 4.