Notiziario n. 6 – anno 2016

a cura dell’Associazione Amici per l’Africa di Trebaseleghe

Ho fatto la mia prima esperienza d’Africa oltre trent’anni fa nel 1988 in Tanzania.
Al mio ritorno da questo e dai successivi e numerosi altri viaggi mi sono visto circondare da un numero crescente di entusiastici amici che forse contagiati dal mio mal d’Africa hanno condiviso tutte le piccole e grandi iniziative umanitarie che sono seguite a quella
prima esperienza. Come ho avuto modo di spiegare la sera dell’ 11 dicembre 2013 il mio motto è sempre stato: “Seminare e lasciare il raccolto agli altri”.
Non mi piace però seminare da solo perché è più gratificante farlo in compagnia di altri amici. Dopo tutti questi anni di volontariato, mi guardo indietro e ammiro numerosi campi fioriti, pieni di colori e con diverse piante rigogliose.
Mi hanno pure insegnato che per far crescere un bosco rigoglioso è giusto che le piante più vecchie lascino il posto ai giovani virgulti. Alla luce di queste riflessioni, credo e senza rimpianti, sia giunto il momento di passare il testimone ad altri più giovani di me ma altrettanto entusiasti del lavoro finora fatto. La mia non è una rinuncia a lavorare per l’Associazione ma solo il desiderio di veder crescere da sole le tante piante che ho seminato.
Come ultima riflessione su questa rubrica che ho avuto l’onore di scrivere ogni anno, sento il bisogno di condividere con chi avrà l’opportunità di leggere questo Notiziario, una delle tante motivazioni che animano l’Associazione Amici per l’Africa di Trebaseleghe.
In questo particolare periodo di grandi cambiamenti, in Italia e in Europa, si parla spesso di dare accoglienza, asilo o rifugio a chi è vittima di ingiustizie militari, economiche o religiose. Altri insistono
sul fatto che bisogna aiutare queste persone nei loro paesi per impedire le migrazioni di massa a cui stiamo assistendo. Premesso che noi stiamo con i bambini le donne e gli uomini in fuga dalle oppressioni e dalla miseria, con tutti coloro che mettono in pericolo la loro vita nella speranza di vivere o
sopravvivere, possiamo affermare che questo impegno di aiuto nei loro paesi, noi lo stiamo praticando da anni, attraverso l’educazione delle popolazioni
Africane alla coltivazione della terra, all’apprendimento di mestieri semplici quali muratori, fabbri e falegnami.

Il Presidente 
Terzo Pattaro

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