In occasione dell’8 marzo abbiamo rivolto alcune domande al Centro Veneto Progetti Donna di Padova per capire quale sia la loro posizione nei confronti della festa dell’8 marzo e della situazione attuale di clima “caldo” per quanto riguarda la violenza sulle donne e la parità dei diritti. Ecco le loro risposte.

  1. Con l’evento Lotto marzo sarete nelle piazze assieme a “Non una di meno”. Quanto è importante, per il contesto socio politico attuale, scendere in piazza l’8 marzo?
    La giornata internazionale della donna per noi è una delle occasioni fondamentali per denunciare le continue violenze contro le donne e l’attacco ai diritti conquistati in anni di lotte femministe e femminili. Le violenze maschili, consumate dentro le mura domestiche, continuano ad essere un fenomeno quotidiano che, nonostante i grandi proclami dei nostri governanti, non accenna diminuire e non viene seriamente preso in considerazione dalle Istituzioni preposte.
    L’8 marzo scenderemo in piazza per affermare a gran voce che i nostri diritti e le nostre libertà non possono essere messe in discussione. Grazie al movimento internazionale Non una di meno, l’8 marzo è tornata ad essere una giornata di lotta e di attenzione alla situazione delle donne nella società e nella famiglia, mettendo l’accento sulle disuguaglianze e discriminazioni che colpiscono le donne in tutto il mondo. Noi ci siamo e ci saremo sempre, con i nostri corpi, le nostre voci e le voci delle 1016 donne che abbiamo accolto nel 2018. È per questo che a me piace dire che per noi questa festa di lotta, l’8 marzo è tutto l’anno!
  2. Quali sono le vostre richieste alla politica visto il momento storico particolarmente “caldo” in tema violenza sulle donne? (mi riferisco al ddl Pillon, alle discussioni sulla legge 194 e alle ultime notizie di “mediazione” sulla violenza)
    Non possiamo tollerare gli attacchi di proposte di legge che entrano a gamba tesa nelle relazioni intime come il DDL Pillon per cui abbiamo manifestato il 10 novembre scorso in tantissime piazze in tutta Italia, un abominio immodificabile da ritirare senza se e senza ma, inemendabile, che segna un arretramento senza precedenti nel diritto di famiglia. Come pure non possiamo accettare le disposizioni discriminatorie e inumane del cosiddetto Decreto Sicurezza che impattano in maniera sproporzionata sulle vite delle donne migranti.
    Non possiamo accettare che una legge, la 194, che disciplina l’interruzione volontaria di gravidanza, venga ancora messa in discussione e che siano gli uomini a decidere sul nostro corpo quello che possiamo o non possiamo fare.
    Non accettiamo che si parli di riaprire le ‘case chiuse’ quando lo sfruttamento sessuale e la tratta delle persone vede coinvolte migliaia di donne, moltissime minorenni, in un business che ha un mercato essenzialmente maschile.
    La politica deve lavorare di più per dare alle donne le stesse condizioni degli uomini alle carriere professionali e sportive, e a parità di mansioni vogliamo lo stesso salario degli uomini, per vivere sicure e in pace nei luoghi di lavoro, senza la paura di essere molestate verbalmente e fisicamente.
    Non ultima vogliamo un’equa ripartizione del lavoro di cura, ancora troppo stereotipato e a danno delle donne, perché siamo convinte del ruolo positivo che il maschile può apportare in questo ambito, e perché siamo convinte che sia uno strumento che nella vita privata delle coppie e delle famiglie segni simbolicamente e materialmente un cambio di rotta verso un’organizzazione equa della società. Insomma, semplicemente vogliamo una rappresentanza all’altezza dei principi di eguaglianza, equità, e di lotta alle discriminazioni espresse dalla Costituzione italiana prima ancora che dai principi su cui si fonda l’Unione Europea, senza strumentalizzare i bisogni delle persone per rispondere al proprio elettorato.
  3. Quanto sono consapevoli (o inconsapevoli) le nuove generazioni dell’importanza della parità di diritti e delle opportunità e del rispetto per le donne?
    La nostra impressione è che le nuove generazioni diano per scontata la parità dei diritti. Da un lato questo è positivo e ci dà speranza di trovare terreno fertile per il cambiamento, perché riconoscersi uguali, e che così dev’essere, è un inizio imprescindibile per avanzare; dall’altro dare per scontato le lotte del passato potrebbe anche portare a non sentirsi impegnati per difendere i diritti che attualmente sono sotto attacco. In altre parole questa percezione diffusa dà da pensare che le generazioni più anziane abbiano fallito nel compito di trasmette alle nuove generazioni una visione storica dei processi e di quanto sia stato difficile ottenere i diritti e costruire una cultura paritaria. Per questo è importante guardarsi, riconoscersi, raccontarsi, e ancora studiare e riflettere, discutere, non dare nulla per scontato, prendere consapevolezza dei percorsi storici e della situazione attuale.
    Da anni siamo attive nelle scuole della provincia di Padova per diffondere una cultura rispettosa delle differenze di genere, decostruire gli stereotipi sessisti di cui la violenza maschile si alimenta. Abbiamo incontrato circa 2500 studenti e studentesse di età compresa tra i 13 e 16 anni.
  4. Alcune donne si rifiutano di identificarsi come femministe. Perché questa parola è diventata così scomoda? Quale potrebbe essere una moderna e attuale definizione di femminismo?
    Lo vediamo tutti i giorni quando andiamo a scuola, a parlare di pregiudizi di genere e stereotipi all’interno del nostro progetto “Conoscere al di là degli stereotipi”. I giovani hanno voglia di capire e sono disposti a mettersi in discussione, e quando non hanno gli strumenti storici e filosofici per farlo lo fanno comunque come possono. Così deducono il significato di femminismo come il contrario di “maschilismo”, lo associano a qualcosa di brutto, e cioè di contrario a quella equità in cui credono, e danno ad esso una connotazione negativa. Il discorso non è molto diverso per le donne adulte, perché viviamo in una società patriarcale e maschilista. Il femminismo per noi è la consapevolezza che in quanto donne abbiamo gli stessi diritti degli uomini, che non c’è alcuna ragione ad essere considerate inferiori, meno capaci o meno titolari di diritti solo perché siamo nate donne. Con questa consapevolezza, lentamente ma inesorabilmente, cerchiamo di cambiare le cose, attraverso l’accoglienza e l’ascolto delle donne che ci chiedono aiuto, e con eventi di sensibilizzazione, nonché con la formazione di quanti e quante si trovano ad affrontare il fenomeno della violenza maschile sulle donne. Il femminismo è ogni piccolo gesto quotidiano che ognuna di noi fa per autodeterminarsi.
  5. Qual è il programma dell’iniziativa promossa da voi e da NUDM per questo 8 marzo?
    L’8 marzo parteciperemo allo sciopero femminista organizzato da NUDM come risposta a tutte le forme di violenza che sistematicamente colpiscono le nostre vite, in famiglia, sui posti di lavoro, negli ospedali, nelle scuole, prima ancora che per strada.
    Inoltre saremo presenti con il nostro presidio sul Liston, davanti al Comune di Padova, dalle 9 alle 18. Il pomeriggio sarà scandito da narrazioni, testimonianze e poesie. Sarà presente anche uno spazio dedicato ai bambini.

Scritto da Valentina Fantato, Camilla Follino, Alessandro Perrone e Mariangela Zanni.