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La controriforma fiscale delle OdV

La controriforma fiscale delle OdV (D.L. 185/2008)

a) In generale
L’art. 30, 5° comma, del D.L. 185/2008, in vigore dal 29/11/2008, ha riformulato il quadro fiscale generale delle OdV, limitandone l’accesso alla qualifica di ONLUS di diritto.
La norma prevede che la qualifica di ONLUS di diritto sia applicabile solamente alle OdV iscritte nel Registro Regionale che “non svolgono attività commerciali diverse da quelle marginali”, come individuate dal D.M. 25/5/95.
In sostanza vengono ad esistere due sottocategorie di OdV iscritte nel Registro Regionale:

  • quelle che sono ONLUS di diritto;
  • quelle che NON sono ONLUS di diritto.

Si rileva che la norma prende atto (e conferma) che le OdV possono svolgere attività “commerciali” anche ultra-marginali, anche d’impresa vera e propria, godendo o meno delle esenzioni da ONLUS in presenza dei relativi requisiti.
La norma riflette due indirizzi politici:
a) “confinare” le OdV in certi ambiti di intervento, più limitati rispetto a quelli previsti per le ONLUS (sposando quindi le tesi “puriste” di molte OdV e di parte della dottrina);
b) porre termine al contrasto più volte avvenuto tra l’Agenzia delle Entrate e le Regioni in merito ai controlli fiscali sulle OdV.
Sotto questo secondo profilo la norma consente al fisco, qualora riscontri la presenza di attività commerciali eccedenti quelle marginali, di dichiarare decaduta l’OdV dal regime ONLUS, senza necessità di chiedere alla Regione un formale provvedimento di cancellazione dal Registro del Volontariato (che potrebbe anche essere negato), procedendo al recupero a tassazione dei proventi.

b) Le conseguenze
Le conseguenze della norma sono rilevanti per le OdV che debbono:
– esaminare tutte le proprie attività “economiche”;
– classificarle correttamente secondo le tipologie fiscali già viste (es. regime
degli e.n.c. “normali”, regime art. 148 TUIR, marginali D.M. 25/5/95);
– identificare, se presenti, quelle “commerciali ultramarginali”, ormai “tossiche”.
Una volta isolate le operazioni commerciali “tossiche” le OdV devono decidere come comportarsi alla luce della perdita delle agevolazioni ONLUS.
La scelta è delicata (e urgente) in quanto la norma comporta anche pesanti effetti collaterali, probabilmente non compiutamente considerati dal legislatore:
la perdita della qualifica di ONLUS di diritto, oltre al recupero a tassazione dell’eventuale reddito derivante dalle attività “commerciali ultra marginali”, fa perdere anche tutte le altre agevolazioni o esenzioni fiscali previste per le ONLUS, in particolare quelle legate al fund raising (si pensi 5 per mille, alle offerte in regime “+dai-versi”, ecc.).
La scelta della singola OdV potrebbe considerare quattro opzioni:
1) cessare le attività commerciali ultramarginali (tossiche);
2) continuare ad esercitarle direttamente, perdendo le agevolazioni ONLUS;
3) esternarle ad altro organismo collaterale, con minori vincoli legali;
4) continuare ad esercitarle, previa iscrizione come ONLUS ordinaria alla
D.R.E., se vi sono i requisiti di legge.
La scelta va fatta in base alla tipologia e all’importanza delle attività commerciali ultramarginali “tossiche”. In particolare l’ultima opzione va valutata anche alla luce della modifica apportata dal D.L. 185/08 al settore delle
ONLUS di “beneficenza”, con la legalizzazione della beneficenza indiretta.
Sono infatti ONLUS anche gli enti privati che raccolgono offerte da terzi, per concedere erogazioni gratuite di denaro ad altri enti senza scopo di lucro, che operano prevalentemente nei settori ONLUS e che realizzano direttamente progetti di utilità sociale.

Con questa scelta, ad esempio, l’OdV potrebbe continuare a gestire le attività commerciali “tossiche”, pagando le imposte, delegando il settore del fund raising ad un apposito comitato di beneficenza, composto da persone vicine alla OdV. Si noti che, anche dopo il D.L. 185/2008, le attività commerciali “tossiche” mantengono sempre l’esclusione da IVA ex art. 8 L. 266/91.

c) L’attuazione pratica della perdita di qualifica
La norma pone anche seri problemi operativi.
A) TEMPORALI -La dichiarazione di perdita della qualifica di ONLUS di diritto può essere comminata dal fisco nei termini di decadenza degli ordinari poteri di accertamento (5 anni) e quindi anche in modo retroattivo. Ovviamente tale dichiarazione farà parte di un atto di accertamento, soggetto ad impugnazione presso le Commissioni Tributarie, nei tre gradi di giudizio. Se si concorda sul fatto che la norma ha portata innovativa e non interpretativa, il rischio fiscale decorre dal periodo d’imposta 2008.
B) RAPPORTI ESTERNI- La potenziale dichiarazione di perdita della qualifica di ONLUS è collegata alla presenza di un fatto (l’attività commerciale ultramarginale “tossica”), che deve anche essere accertato dal fisco e che non risulta, né prima né dopo tale accertamento, da alcun Registro a rilevanza pubblica (l’OdV resta iscritta nel Registro Regionale e non si applicano le norme del D.M. 266/2003 in merito alla procedura di cancellazione dall’Anagrafe delle ONLUS tenuto dalla D.R.E.). In questo caso quali sono le conseguenze a carico dei terzi? Ad es. le donazioni in regime “+ dai – versi”, prevedono il recupero delle agevolazioni fiscali se il beneficiario non ha la qualifica di ONLUS, con previsione di sanzioni maggiorate a carico (anche) del donatore.
Sul punto si attendono chiarimenti ufficiali.
C) DURATA- Collegata ai rapporti esterni vi è la questione della durata di tale perdita di qualifica. Essa viene accertata dal fisco in relazione ai singoli periodi d’imposta, in cui vi sia la presenza delle attività commerciali “tossiche”, con connesso recupero di imposte. Tale presenza può non esservi in tutti i periodi d’imposta: in questo caso l’OdV può alternare anni in cui può godere delle agevolazioni ONLUS (es. per fund raising) e anni in cui non può goderne, con un effetto “ping pong” assolutamente non conoscibile dai terzi (e probabilmente
nemmeno dagli amministratori della OdV).
D) SANZIONI- Resta aperto il problema di capire se siano applicabili alla OdV le sanzioni specifiche previste dal D. Lgs. 460/97 per gli amministratori che “abusano” della qualifica di ONLUS. In linea generale la risposta dovrebbe essere negativa, essendo queste legate all’iscrizione all’Anagrafe delle ONLUS: sul punto si attendono chiarimenti ufficiali.

 

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